lunedì, 28 gennaio 2008

da LA STAMPA del 27 gennaio, un articolo di LORENZO MONDO


Fiera del Libro e sciocchezze bipartisan



Per quanto screditati, esistono gruppuscoli che si accaniscono come tarli contro la Fiera del libro di Torino. Rodete, rodete, qualche cosa resterà. I responsabili della manifestazione sono accusati di sprovvedutezza o insolenza per avere invitato come ospiti d’onore, con l’assenso delle autorità garanti, gli scrittori israeliani. Il capo dei comunisti italiani in Piemonte, mobilitando esigue frange del mondo arabo, ha chiesto che fosse affiancata a Israele anche l’Autorità nazionale palestinese.



La pretesa, oltreché intellettualmente rozza, appare viziata, dietro l’ostentato buonsenso, da una inguaribile faziosità. Siamo ancora costretti a rammentare che la civiltà del libro (di questo in realtà si parla) non sopporta posizioni bipartisan, ma è universalmente inclusiva. Tutti sono chiamati a leggere tutto. La scelta come ospite, non di una nazione ma di una particolare letteratura, ubbidisce a ragioni contingenti che, oltre a tenere conto dello spessore di una cultura, si dichiarano aperte a una equanime rotazione (l’anno prossimo, ad esempio, toccherà all’Egitto).



Ma non si può neanche trasformare la Fiera in un deliberato arengo politico-ideologico, che soffocherebbe in partenza la voce pacata del libro a vantaggio della propaganda. Nessuno si nasconde che l’infiammata situazione del Medio Oriente troverà eco negli scrittori israeliani presenti a Torino. Tocca alla loro sensibilità fare buon uso della circostanza. Ma si dà il caso, a smontare ogni preconcetto livore, a rincuorare sulla nobiltà della letteratura, che gli autori più eminenti, come Yehoshua, Oz, Goldman, Appelfeld non lesinano critiche severe al loro governo proprio sulla questione palestinese.



A meno che ai contestatori, ai fautori di una paritaria presenza in Fiera, dia ombra il fatto che ricorre quest’anno il sessantesimo anniversario della nascita di Israele. Una nazione alla quale, nonostante gli addebiti politici che le si possono muovere, non si saprebbe negare, da queste parti, piena legittimità. In verità, non giova alla causa palestinese, alle sue condivisibili ragioni, la contrapposizione aspra tra libro e libro. Non ha nulla da guadagnare affidandosi alla promozione - figuriamoci - di personaggi come il torinese Vincenzo Chieppa o il suo capo Marco Rizzo.




L'invito agli scrittori israeliani ha aperto un dibattito in merito alla scelta della Fiera del Libro di Torino 2008 che ha coinvolto anche IL MANIFESTO  .  Giovedì 24 gennaio VALENTINO PARLATO si era pronunciato contro il boicottaggio lanciato da chi vede in questa presenza un implicito e diretto sostegno alla politica israeliana, con il seguente articolo:


Un boicottaggio sbagliato 




La Fiera internazionale del libro di Torino avrà il suo svolgimento dall'8 al 12 maggio, ma già sta scatenando discussioni e polemiche, che hanno investito anche il nostro, tenace e tollerante, collettivo. La fiera si apre nel 60° anniversario della fondazione dello stato di Israele e quindi, inevitabilmente, si riapre la questione palestinese. Dopo la seconda guerra mondiale e il massacro degli ebrei, riconoscere agli ebrei il diritto ad avere un territorio e uno stato era obbligatorio. Anche Stalin fu a favore della costruzione dello stato di Israele, contraria - e non è affatto secondario - fu l'Inghilterra la quale - è una mia memoria personale - per sostenere che il mondo arabo non avrebbe accettato uno stato ebraico favorì grandi manifestazioni di opposizione, e a Tripoli (dove allora abitavo) un sanguinoso pogrom antiebraico nella complice indifferenza delle autorità militari britanniche.


La polemica che si è aperta oggi, è sul boicottaggio di questa Fiera del Libro, che dà a Israele un posto d'onore con il rischio di una legittimazione letteraria della sua politica. Dico subito che non ho nessuna posizione di principio contro il boicottaggio, contro i bianchi razzisti sudafricani era più che giusto. C'è boicottaggio e boicottaggio e, quindi, sono del tutto contrario al boicottaggio di questa fiera del libro (il libro va sempre rispettato) e contro lo stato di Israele. Gli israeliani - che sono sempre ebrei - per quanti torti abbiano nei confronti del popolo palestinese non sono in alcun modo paragonabili ai razzisti sudafricani e poi - un poi che non possiamo dimenticare e sul quale noi europei e quelli di noi che si dichiarano cristiani e cattolici - c'è la storica persecuzione del popolo ebraico, ci sono i ghetti e i campi di sterminio. E qui mi torna buono ricordare quel che mi disse in un'intervista al manifesto il Rabbino capo di Roma. Nel ghetto di Varsavia l'ultimo canto che gli ebrei intonarono fu l'Internazionale. Poi furono massacrati dai tedeschi.


Quindi profittiamo di questa Fiera internazionale del libro di Torino per discutere, per criticare la politica dello stato di Israele, per difendere i diritti dei palestinesi, che in questi territori sembrano diventati i nuovi ebrei. Discutiamo, scontriamoci, ma mandiamo al diavolo il boicottaggio. Non solo perché gli israeliani sono ebrei e non afrikaner, ma anche perché il boicottaggio è muto. È un no senza argomenti. A Torino ci saranno scrittori ebrei di grande levatura e con loro dobbiamo discutere, ragionare, polemizzare, difendere i diritti del popolo palestinese. Mi rendo conto delle paure ancestrali della gente di Israele. Mi rendo conto della loro paura - me lo disse un bravo ambasciatore di Israele a Roma - di essere i nuovi crociati. Credo di capire, ma Israele deve essere più ebrea con i palestinesi. Li deve sentire parenti stretti. Ma proprio per tutto questo il boicottaggio serve solo a fare il danno dei palestinesi e degli israeliani.



L'articolo di PARLATO ha sollevato le proteste ( riportate dal  sito Informazione Corretta  e leggibili domani in chiaro sul Manifesto) di vari lettori del quotidiano, a cui è seguita ieri, sempre sul MANIFESTO ,la risposta di PARLATO:


La mia nota, sul manifesto del 24 gennaio, contro il boicottaggio alla Fiera del libro di Torino, ha provocato molte reazioni negative, tutte - schematizzo - concentrate su un punto: lo stato d'Israele perseguita i palestinesi e quindi è giusto e doveroso boicottare la sua presenza alla Fiera del libro. Le lettere sono molte. Non è possibile pubblicarle tutte e alcune ho dovuto tagliarle. Chiedo scusa e vengo alla risposta.

Innanzitutto ringrazio perché la discussione che si apre è seria e coinvolgente, e dovrebbe continuare. Certo l'attuale comportamento d'Israele porta acqua al mulino dei miei critici, ma possiamo destoricizzare la questione? Caro Michele la persecuzione degli ebrei in tutto il mondo non è un mito del recente passato.

La persecuzione è antica e noi cristiani siamo intervenuti con «il popolo deicida», responsabile della crocifissione di Gesù Cristo e poi, vado a memoria, la cacciata dalla Spagna a opera della cattolica Isabella e per ultimo (ma non definitivo) la Shoah . Insomma - penso io - che sarebbe un grave errore destoricizzare la questione ebraica e ridurla solo allo stato d'Israele, perché, peraltro, sempre a mio parere, contrasta con l'essenza dell'ebraismo, che è la diaspora. Insomma non possiamo ridurre la questione ebraica all'attuale stato d'Israele, che pure è un'espressione dell'ebraismo.

E poi - aggiungo - dovremmo sforzarci di una riflessione storica anche sui palestinesi, che - sempre a mio parere - sono gli ebrei del mondo arabo: intelligenti e perseguitati; dall'imperialismo occidentale e dalla feudalità araba. Tanto che io credo che la formula «due popoli uno stato», cioè uno stato ebreo-palestinese sarebbe la soluzione naturale, ma impossibile nel contesto dello scontro tra i poteri internazionali forti. Uno stato ebraico-palestinese (lo propone Gheddafi) sarebbe una grande innovazione di pace, ma nell'attuale contesto è impossibile.

In tutti i modi critichiamo Israele e la sua politica, ma rinunziamo all'arma del boicottaggio, che ci riporta indietro nei secoli e va contro gli scrittori israeliani che criticano aspramente in governo.



p.s. E poi se vogliamo complicare la cosa ancora di più rileggiamoci «Il problema ebraico» di Karl Marx.




postato da: Bus18 alle ore 01:22 | Permalink | commenti
categoria:israele, fiera del libro, valentino parlato, pcdi