domenica, 24 febbraio 2008
We shall all pay for Kosovo's independence



23 February 2008 | Source: EUOBSERVER

Peter Sain ley Berry





If one thing is certain it is that the Kosovo story has not ended with the province's unilateral declaration of independence. On the contrary, it looks as though Kosovo will be hanging even more heavily around the necks of the international community and the European Union in particular for a great many years to come.



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categoria:europa, kosovo, balcani
venerdì, 07 settembre 2007
Appartenenza religiosa e conflitti sociali

 

 

L’analisi che Ross Douthat, collaboratore della rivista americana The Atlantic e autore del saggio Privilege: Harvard and the Education of the Ruling Class, conduce sul numero di luglio/agosto della rivista offre un interessante  punto di vista sui cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni nel rapporto religione-politica negli Stati Uniti e in Europa.



 Tradizionalmente, scrive Ross Douthat,  nulla divide di più i due continenti che il diverso approccio alla materia religiosa. Mentre in Francia, Germania e Gran Bretagna solo il 60% della popolazione si dichiara credente, negli Stati Uniti la percentuale sfiora il 90 % , fatto che, secondo i sondaggi, renderebbe più probabile l’arrivo alla Casa Bianca di un musulmano o di un omosessuale che di un candidato dichiaratamente ateo. Tuttavia, secondo Douthat, “la nostra epoca potrà essere ricordata come quella in cui il divario religioso tra i due continenti ha cominciato lentamente a colmarsi. Negli Stati Uniti, l’era Bush ha determinato - probabilmente per la prima volta nella storia di questo paese- un laicismo di massa che guarda all’Europa come modello che gli americani dovrebbero imitare, mentre in Europa l’ascesa dell’ Islam e la insorgenza di un Cristianesimo più aggressivo rischiano di fornire materia a una guerra culturale di stile americano in un continente che andava orgoglioso di essersi lasciato alle spalle questo tipo di controversie.”



R.Douthat cita, a proposito degli Stati Uniti, un saggio apparso nel 2002 sulla Sociological Review a firma di Michael Hout e Claude S.Fisher che mette in rilievo come in meno di un decennio il numero di coloro che non si dichiarano appartenenti ad una fede religiosa sia passato dal 7 al 14 % della popolazione; secondo gli autori un numero crescente di americani vuole prendere in questo modo le distanze dalle organizzazioni religiose viste come simbolo della destra religiosa. Nel caso, essi prevedono, che si rafforzasse tra la gente  l’associazione religiosità-conservatorismo politico la divaricazione tra liberalismo e organizzazioni religiose sarebbe destinata a istituzionalizzarsi, come è accaduto in altri paesi. La tendenza individuata dall’articolo di Hout e Fischer trova conferma anche nei risultati di una ricerca del Pew Research Center che, effettuata nei cinque anni successivi, ha rivelato che il 20 % dei giovani compresi tra i 18 e i 25 anni non dichiara alcuna appartenenza religiosa con un incremento dell’11% rispetto ai dati degli ultimi anni ’80.



R.Douhat osserva che non è la prima volta che negli Stati Uniti si assiste a questo fenomeno: “In realtà, la moderna destra religiosa è emersa, in parte, come reazione alla percezione di una crescente assenza di Dio nelle istituzioni politiche americane, dalla decisione della Corte Suprema di bandire la preghiera nelle scuole alla sproporzionata influenza del voto laico tra gli elettori del Partito Democratico degli anni ’70. Ma quella forma di laicismo tendeva ad essere un fenomeno di élite. Anche la  famosa copertina della rivista Time del 1966 “Dio è morto ?” circoscriveva la sua analisi al mondo intellettuale e sottolineava che “la fede pubblica in Dio appare tanto salda quanto lo era nella Francia medievale.” Il laicismo, divenuto maggiorenne nell’epoca di Bush, al contrario, sembra avere una dimensione più di massa. Per di più, mentre il primo laicismo tendeva a dimostrare un’imbarazzata neutralità verso la religione, il nuovo laicismo si contraddistingue per una manifesta ostilità verso la fede tradizionale – o perlomeno verso ogni tentativo di mischiare fede e politica. Le voci laiche più estremiste guardano alla religione comer a un virus o a un veleno; i polemisti meno aggressivi si limitano ad argomentare che le organizzazioni religiose, che a loro si oppongono, sono non-americane e che la politica fondata sulla fede è il cavallo di troia della teocrazia.”



Dopo aver messo in evidenza la radicalità di questo nuovo approccio politico in un paese dove la separazione tra stato e chiesa raramente ha significato l’estromissione di Dio dalla politica , l’autore rivolge la sua attenzione all’Europa, dove tredizionalmente sono una rarità, invece,  i politici che nei loro discorsi si richiamano a Dio, ma, osservando la situazione odierna, Douhat mette in evidenza una nuova tendenza : “L’Europa di oggi appare più simile…agli Stati Uniti, con una politica sempre più contraddistinta dallo scontro tra credenti e non credenti. Già il continente sta sperimentando una guerra culturale di bassa intensità tra lo zelo religioso degli immigrati musulmani e la cultura secolare che li circonda. In una sequenza significativa che va dall’omicidio del regista anti-islamico Theo Van Gogh in Olanda, alla controversia sulle presunte vignette blasfeme danesi e alla questione dell’ammissione della Turchia nella Comunità europea, L’Europa ha scoperto un territorio sconosciuto, contrassegnato dal fanatismo religioso, un territorio quasi americano. Tali controversie possono placarsi se gli immigrati musulmani assimilano le norme europee, ma per ora, almeno, la resistenza dei musulmani all’assimilazione suggerisce che la probabilità che essi cambino quelle norme è pari a quella di essere cambiati da esse.

Contemporaneamente vi sono segnali che pure la cristianità sta emergendo dai suoi decenni di

attitudine difensiva. Papa Benedetto XVI ha fatto della recristianizzazione dell’Europa il tema del suo pontificato e i recenti interventi della sua chiesa in Spagna nel dibattito sulle unioni omosessuali e in Italia sul referendum per l’abolizione delle restrizioni alla fecondazione in provetta somiglia in modo incontrovertibile al guanto di sfida che gli americani sono abituati ad attendersi dai loro uomimi di chiesa.

In ogni caso, sarà probabilmente la demografia a reintrodurre la religione nella politica europea. Il tasso di crescita demografica dei musulmani in Europa è molto più alto che quello dei non musulmani e l’immigrazione dal mondo islamico non conosce sosta. Nello stesso tempo gli immigrati dall’Africa e dall’ America del Sud hanno infuso nuova vitalità nella cristianità europea, creando fiorenti comunità evangeliche e pentecostali nelle aree urbane dove le chiese nazionali  si erano ormai svuotate.

E’ stato il vantaggio demografico dei cristiani nel mondo antico, per il sociolgo Rodney Stark, a permettere il predominio della loro fede in Europa e gli alti tassi di fertilità aiutano a spiegare la crescita dei cristiani evangelici e dei mormoni negli Stati Uniti in tutto il secolo scorso.Oggi, una simile forza demografica, ha sostenuto il politologo Eric Kaufmann l’anno scorso sulla rivista inglese Prospect, ”può condurre l’Europa verso un modello di modernità più vicino a quello americano”, in cui il muro di separazione tra chiesa e stato si riduce  ad una semplice palizzata facilmente  scavalcabile.”



Entrambi i continenti, conclude l’articolo, sono avviati verso un futuro in cui le credenze religiose possono divenire una persistente ragione di tensione sociale, perché, secondo alcuni economisti di Harvard, quando circa metà della popolazione è composta da persone che praticano attivamente il loro credo religioso i conflitti sono destinati ad aumentare; questi stessi conflitti diminuiscono, invece, quando i devoti costituiscono o la grande maggioranza o una piccola minoranza della popolazione di un paese. Fino a questo momento la generale diffusione del sentimento religioso negli Stati Uniti e il generale scetticismo che ha caratterizzato, invece, la cultura politica europea  hanno evitato uno scontro tra credenti e non credenti, ma se entrambi i due continenti vedono venir meno l’omogeneità del loro modello culturale è probabile che all’interno di ciascuno dei due si aprano pericolose aree di conflitto che hanno nella religione la loro causa principale.



 
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categoria:religione, conflitti, europa, statiuniti