L’inchiesta è il risultato di un corso interfacoltà (2) tenuto nel maggio 2007 dal titolo “Informazione e diritti umani”, organizzato dal CEDU in collaborazione con il Centro per lo Sviluppo Istituzionale dell’Università di Urbino e con alcune Facoltà dell’Università di Genova, con Amnesty International, la Provincia di Genova, l’Ordine dei Giornalisti della Liguria e l’Associazione Ligure dei Giornalisti.
Il kit didattico, che sarà presentato alle scuole della provincia di Genova il giorno 10, è stato realizzato allo scopo di fornire, anche a docenti e studenti degli istituti superiori, materiali d’informazione e riflessione in merito ai diritti dell’uomo.
L’idea portante del progetto è che non sia sufficiente rivendicare il rispetto dei diritti umani da parte degli enti pubblici, dei governi, delle organizzazioni internazionali, ma che si debba educare gli individui al rispetto di questi diritti, perché, come ha scritto Yves Ternon, “sono degli uomini e non delle entità astratte a commettere i crimini” (2).
Denunciare in astratto la tortura, le persecuzioni o le discriminazioni per ragioni religiose, politiche o etniche è relativamente semplice, più complesso appare, invece, educare gli studenti ad accettare la diversità che rompe il quadro ordinario delle loro abitudini o credenze e renderli consapevoli che il concetto di “normalità”, a cui così spesso la vulgata giornalistica fa riferimento, non fa che assolutizzare in un determinato tempo e luogo un semplice dato statistico.
Compito davvero arduo, se a fare confusione su questi temi talvolta sono anche i migliori, come si può constatare dalle parole di Giuseppe Tamburrano che, nella lettera pubblica inviata alla rubrica di Corrado Augias su “La Repubblica” (3) polemizza con Massimo D’Alema che ha dichiarato di essere contrario al matrimonio tra omosessuali perché “il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione” e anche perché “offenderebbe il sentimento religioso degli italiani [per i quali] è pure un sacramento”. Scrive Tamburrano “Sono anch’io contro il matrimonio tra omosessuali per rispetto delle leggi naturali. Ma non per il rispetto di pretese leggi religiose”..
A dire il vero stupisce in uno storico del calibro di Tamburrano questa confusione tra natura e cultura, perché se la riproduzione è un fatto naturale, in quanto conseguenza possibile e probabile di un accoppiamento eterosessuale, il matrimonio è un’istituzione del tutto culturale e pertanto soggetta come ogni istituzione culturale alle modifiche che nel tempo appaiano necessarie o desiderabili.
Questo esempio ci permette di comprendere quanto il cammino da percorrere sia ancora lungo e difficile, in particolar modo per chi opera nella scuola, un’istituzione che risente più di altre del clima ideologico del momento e del suo storico ritardo nel recepire i mutamenti sociali: da quelli della plurietnicità, alle differenze sessuali e religiose. Tuttavia la lotta contro le discriminazioni e il pregiudizio non può che partire dall’educazione.
A sua volta l’educazione si fonda sulla conoscenza e la conoscenza non può prescindere dall’informazione. Allo stato attuale il nostro sistema scolastico si mostra del tutto inadeguato a fronteggiare la valanga di notizie, spesso contraddittorie o svianti, che quotidianamente si abbattono dallo schermo televisivo nelle nostre case. Il grand guignol delle guerre, degli attentati, degli omicidi efferati, paradossalmente inframmezzati da spot pubblicitari, quiz televisivi, reality e show di prima serata, frullano in un unico contenitore (la nostra testa) lacrime, sangue, agnizioni e vincite milionarie e poiché, come ha scritto qualcuno “il sangue si secca presto nella storia”, dopo qualche settimana non resta che un pallido ricordo del chi, del dove, del perché e di come è cominciata, mentre già una nuova tragedia incombe alle porte, più esotica, più cruenta, più spettacolare ancora.
E non è una questione di programmi che “non arrivano a…” o che “si fermano a…”, è una questione più profonda, legata ad una scuola che non insegna a leggere il documento originale ma solo la sua interpretazione, che non trasmette il piacere della ricerca e della scoperta e che educa, invece, alla ripetizione e al conformismo , contribuendo così a ingrossare le fila degli spettatori passivi e dei fruitori ideali della pubblicità e della propaganda.
Ben venga, quindi, l’iniziativa del CEDU, che vuole promuovere la riflessione su come diffondere l’educazione ai diritti, su come avvalersi dei media in quanto veicoli dello sviluppo umano e della democrazia e su come contrastare la tendenza in atto ad usarli quali strumenti di disinformazione e di omologazione. Tutti i nostri auguri pertanto ai coraggiosi realizzatori di questa iniziativa.
note
(1) Il CEDU, Centro per l’ Educazione ai Diritti Umani, è una Onlus nata nel marzo 2004, che aderisce al Centro per lo Sviluppo Istituzionale che ha sede presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.
(2) Tra gli argomenti del corso: la violenza contro le donne, i minori migranti detenuti, l’educazione ai diritti nell’epoca della guerra al terrore, il commercio delle armi, lo stato dell’informazione in Italia, la comunicazione e i diritti umani.
(3) Y.Ternon – Lo Stato criminale. I genocidi del XX secolo. – Casa ed. Corbaccio, Cuneo 1997, pag. 44
(4) La Repubblica, 5 dicembre 2007, pag.28








