lunedì, settembre 17, 2007
Grillo: proteste, mai proposte
A mio parere, il successo travolgente di Beppe Grillo è un segnale al tempo stesso incoraggiante e angosciante. E’ incoraggiante perché conferma la vastità e profondità della protesta popolare contro l’attuale classe politica e la sua inconcludenza. Ma è angosciante perché rivela l’estrema facilità con cui la protesta, com’è già avvenuto in passato, può imboccare la strada della demagogia e delle rivoluzioni fasulle.
Quando Grillo annuncia di voler distruggere i partiti egli crede di levare un grido nuovo di libertà ma non fa altro che ripetere il grido di Mussolini e di Lenin, di Hitler e di Stalin, di Saddam Hussein e di Ahmadinejad. Ci vuole una dose incredibile di superficialità per non domandarsi neppure come mai, in 200 anni di storia democratica, nessuno (salvo appunto i tiranni politici o religiosi) sia mai riuscito o si sia mai proposto di eliminare i partiti. Certo il loro nome può essere cambiato e la loro formazione e organizzazione può e deve essere migliorata, ma non può esistere democrazia, cioè un sistema che esprima le diverse idee ed esigenze dei singoli e della gente, senza un certo numero di strutture politiche (partiti, movimenti, associazioni o comunque si voglia chiamarle) capaci di organizzare, interpretare e proporre quelle idee e quelle esigenze. Con le sue sparate contro tutto e contro tutti Grillo mostra di non aver neppure capito il messaggio di saggezza e d’ironia contenuto nella famosa battuta di Winston Churchill: “La democrazia è un pessimo sistema, ma non ne conosco uno migliore”.
Beninteso, molto si può e si deve fare per migliorare l’organizzazione e il funzionamento dei partiti ma non mi risulta che da Beppe Grillo, così scatenato nelle proteste, sia venuta una sola proposta, salvo quella (due volte patetica) di limitare il mandato parlamentare a due legislature e di estromettere dalle due camere i parlamentari condannati. E’ due volte patetica perché il parlamentare eventualmente animato da intenzioni criminali potrebbe facilmente farsi sostituire da un prestanome, nella candidatura e nell’attività parlamentare, e perché troppi nostri magistrati hanno già dato prova di usare l’indagine, l’incriminazione e la condanna come altrettanti strumenti di persecuzione contro i propri avversari politici.
Appunto, concentrando la sua critica solo sulla classe politica Grillo mostra di non aver capito gran che del blocco sociale che impedisce ogni serio cambiamento della società italiana. E’ un blocco che comprende tutta la burocrazia nazionale e locale, la magistratura, le Forze Armate e il mondo universitario: insomma tutte le dirigenze e le moltitudini degli apparati statali e parastatali che, nei politici, hanno solo i loro temporanei e impotenti comandanti. E’ un concetto espresso con chiarezza e sfrontatezza dal direttore generale d’un ministero a un ministro mio amico, che me lo ha riferito: “Vede Signor Ministro – aveva detto l’alto burocrate – voi siete solo i passeggeri del taxi-Italia. E come tutti i passeggeri, andate e venite. Ma il taxi resta nostro e a guidarlo siamo noi”.
Soprattutto, comunque, Grillo rivela la propria inconsistenza col vuoto totale di proposte che lo caratterizza al di fuori del campo della moralizzazione (prediletto da lui come da molti demagoghi). Certo, nelle sfuriate o nel blog di Grillo ci sono, su problemi spiccioli, spicciole denunce e proposte. Ma una proposta politica è quella che affronta un problema di portata nazionale o internazionale e ne indica una soluzione concreta. Niente del genere è reperibile nel “Grillo-pensiero”. Certo, la disonestà economica è un male endemico delle dirigenze italiane (e non solo italiane), ma i suoi danni sono molto modesti se vengono confrontati con quelli prodotti dall’opportunismo e dalla stupidità dei leaders o dalla chiusura ermetica delle burocrazie di partito alle idee e alle candidature innovative e indipendenti.
Basterà citare qualcuno di questi danni rovinosi. Penso anzitutto alla totale cancellazione della minaccia demografica e dei suoi rimedi, che tutti i leaders dei massimi partiti italiani (e non solo italiani) hanno imposto nei loro programmi e nelle loro campagne elettorali, per motivi di opportunistico servilismo verso le gerarchie ecclesiastiche. Ma qui il Grillo urlante, come i politici da lui odiati, diventa afono.
Oppure vorrei ricordare il vicolo cieco in cui, per stupidità e/o opportunismo, quei leaders hanno ficcato per cent’anni la vita politica italiana (e non solo italiana) creando due blocchi ibridi, quello progressista malato di burocratismo parassitario e sfruttatore, e quello liberista, malato di spirito conservatore e clericale, nei quali la maggioranza schiacciante della popolazione (cioè i lavoratori dipendenti e indipendenti del privato, affamati non solo di libertà economica, ma anche di modernizzazione culturale) ha potuto trovare sempre e solo temporanee illusioni e stabili delusioni. E anche qui il silenzio di Grillo è assordante.
O infine potrei segnalare il disastro d’una Scuola che riesce a sperperare risorse enormi per produrre, tra i giovani, solo disgusto per la cultura e per la ricerca attraverso una selezione sbagliata degli insegnanti che nessuno (e tanto meno Grillo) tenta o propone di cambiare. Ma è inutile continuare, perché mi sembra che l’inconsistenza di Beppe Grillo sia evidente per ogni persona di buon senso.
E tuttavia, credo che Grillo ci abbia insegnato una cosa importante: e cioè che i vecchi metodi di comunicazione, aggregazione, organizzazione ed azione politica sono ormai arrivati al capolinea. Grillo ci ha insegnato che una comunicazione internettiana gestita con vivacità e passione può diventare un’arma capace di contrapporsi validamente, nella raccolta del consenso, agli apparati dei partiti ed alla casta che li dirige. Ed è questo che egli sta facendo, con grande rapidità ed efficienza.
Il problema è che, quand’anche completasse al più presto quest’opera aggregativa e organizzativa, Grillo non avrebbe né un programma innovativo né una sola idea nuova cui ispirare il suo movimento. E la delusione dei seguaci sarebbe anche più fulminea dell’odierno entusiasmo.
posted by Luigi De Marchi @ 8:27 AM
Grillo: proteste, mai proposte
A mio parere, il successo travolgente di Beppe Grillo è un segnale al tempo stesso incoraggiante e angosciante. E’ incoraggiante perché conferma la vastità e profondità della protesta popolare contro l’attuale classe politica e la sua inconcludenza. Ma è angosciante perché rivela l’estrema facilità con cui la protesta, com’è già avvenuto in passato, può imboccare la strada della demagogia e delle rivoluzioni fasulle.
Quando Grillo annuncia di voler distruggere i partiti egli crede di levare un grido nuovo di libertà ma non fa altro che ripetere il grido di Mussolini e di Lenin, di Hitler e di Stalin, di Saddam Hussein e di Ahmadinejad. Ci vuole una dose incredibile di superficialità per non domandarsi neppure come mai, in 200 anni di storia democratica, nessuno (salvo appunto i tiranni politici o religiosi) sia mai riuscito o si sia mai proposto di eliminare i partiti. Certo il loro nome può essere cambiato e la loro formazione e organizzazione può e deve essere migliorata, ma non può esistere democrazia, cioè un sistema che esprima le diverse idee ed esigenze dei singoli e della gente, senza un certo numero di strutture politiche (partiti, movimenti, associazioni o comunque si voglia chiamarle) capaci di organizzare, interpretare e proporre quelle idee e quelle esigenze. Con le sue sparate contro tutto e contro tutti Grillo mostra di non aver neppure capito il messaggio di saggezza e d’ironia contenuto nella famosa battuta di Winston Churchill: “La democrazia è un pessimo sistema, ma non ne conosco uno migliore”.
Beninteso, molto si può e si deve fare per migliorare l’organizzazione e il funzionamento dei partiti ma non mi risulta che da Beppe Grillo, così scatenato nelle proteste, sia venuta una sola proposta, salvo quella (due volte patetica) di limitare il mandato parlamentare a due legislature e di estromettere dalle due camere i parlamentari condannati. E’ due volte patetica perché il parlamentare eventualmente animato da intenzioni criminali potrebbe facilmente farsi sostituire da un prestanome, nella candidatura e nell’attività parlamentare, e perché troppi nostri magistrati hanno già dato prova di usare l’indagine, l’incriminazione e la condanna come altrettanti strumenti di persecuzione contro i propri avversari politici.
Appunto, concentrando la sua critica solo sulla classe politica Grillo mostra di non aver capito gran che del blocco sociale che impedisce ogni serio cambiamento della società italiana. E’ un blocco che comprende tutta la burocrazia nazionale e locale, la magistratura, le Forze Armate e il mondo universitario: insomma tutte le dirigenze e le moltitudini degli apparati statali e parastatali che, nei politici, hanno solo i loro temporanei e impotenti comandanti. E’ un concetto espresso con chiarezza e sfrontatezza dal direttore generale d’un ministero a un ministro mio amico, che me lo ha riferito: “Vede Signor Ministro – aveva detto l’alto burocrate – voi siete solo i passeggeri del taxi-Italia. E come tutti i passeggeri, andate e venite. Ma il taxi resta nostro e a guidarlo siamo noi”.
Soprattutto, comunque, Grillo rivela la propria inconsistenza col vuoto totale di proposte che lo caratterizza al di fuori del campo della moralizzazione (prediletto da lui come da molti demagoghi). Certo, nelle sfuriate o nel blog di Grillo ci sono, su problemi spiccioli, spicciole denunce e proposte. Ma una proposta politica è quella che affronta un problema di portata nazionale o internazionale e ne indica una soluzione concreta. Niente del genere è reperibile nel “Grillo-pensiero”. Certo, la disonestà economica è un male endemico delle dirigenze italiane (e non solo italiane), ma i suoi danni sono molto modesti se vengono confrontati con quelli prodotti dall’opportunismo e dalla stupidità dei leaders o dalla chiusura ermetica delle burocrazie di partito alle idee e alle candidature innovative e indipendenti.
Basterà citare qualcuno di questi danni rovinosi. Penso anzitutto alla totale cancellazione della minaccia demografica e dei suoi rimedi, che tutti i leaders dei massimi partiti italiani (e non solo italiani) hanno imposto nei loro programmi e nelle loro campagne elettorali, per motivi di opportunistico servilismo verso le gerarchie ecclesiastiche. Ma qui il Grillo urlante, come i politici da lui odiati, diventa afono.
Oppure vorrei ricordare il vicolo cieco in cui, per stupidità e/o opportunismo, quei leaders hanno ficcato per cent’anni la vita politica italiana (e non solo italiana) creando due blocchi ibridi, quello progressista malato di burocratismo parassitario e sfruttatore, e quello liberista, malato di spirito conservatore e clericale, nei quali la maggioranza schiacciante della popolazione (cioè i lavoratori dipendenti e indipendenti del privato, affamati non solo di libertà economica, ma anche di modernizzazione culturale) ha potuto trovare sempre e solo temporanee illusioni e stabili delusioni. E anche qui il silenzio di Grillo è assordante.
O infine potrei segnalare il disastro d’una Scuola che riesce a sperperare risorse enormi per produrre, tra i giovani, solo disgusto per la cultura e per la ricerca attraverso una selezione sbagliata degli insegnanti che nessuno (e tanto meno Grillo) tenta o propone di cambiare. Ma è inutile continuare, perché mi sembra che l’inconsistenza di Beppe Grillo sia evidente per ogni persona di buon senso.
E tuttavia, credo che Grillo ci abbia insegnato una cosa importante: e cioè che i vecchi metodi di comunicazione, aggregazione, organizzazione ed azione politica sono ormai arrivati al capolinea. Grillo ci ha insegnato che una comunicazione internettiana gestita con vivacità e passione può diventare un’arma capace di contrapporsi validamente, nella raccolta del consenso, agli apparati dei partiti ed alla casta che li dirige. Ed è questo che egli sta facendo, con grande rapidità ed efficienza.
Il problema è che, quand’anche completasse al più presto quest’opera aggregativa e organizzativa, Grillo non avrebbe né un programma innovativo né una sola idea nuova cui ispirare il suo movimento. E la delusione dei seguaci sarebbe anche più fulminea dell’odierno entusiasmo.
posted by Luigi De Marchi @ 8:27 AM
postato da: Bus18 alle ore 09:37 | Permalink | commenti
categoria:grillo, demarchi, società bloccata
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