lunedì, 29 ottobre 2007

Una situazione politica come quella odierna avrebbe spinto, in passato, alcune forze politiche a richiamare i propri militanti alla “vigilanza antifascista”. Oggi quest’espressione fa sorridere, ma in passato voleva dire che, dopo Piazza Fontana, la Rosa dei venti, il tentato golpe Borghese, l’ Italicus, Piazza della Loggia chi si collocava nei movimenti di sinistra e nei partiti autenticamente liberali aveva avvertito che c’era nel paese un tentativo di impedire o almeno frenare, con qualunque mezzo, il processo di democratizzazione delle istituzioni e della vita civile. I democratici, in quegli anni, si opposero ad un fronte conservatore composto da alcuni ambienti industriali, da settori dell’esercito e delle forze dell’ordine, dalle alte gerarchie ecclesiastiche e da uno schieramento politico che andava dall’allora Movimento Sociale ad alcune correnti della Democrazia cristiana, all’epoca principale partito di governo. Sullo sfondo la guerra fredda, la ristrutturazione dell’organizzazione del lavoro nelle fabbriche, l’emergere dei movimenti dei giovani e delle donne, la battaglia per il divorzio.



Oggi, con alcune varianti, lo scenario sembra ripetersi: ristrutturazione internazionale dell’organizzazione del lavoro, endemicità dei conflitti in Medio Oriente e in Africa , ridivisione del mondo in aree d’influenza dopo un decennio di “pax americana”, emergere di nuovi soggetti sociali: precari e immigrati, nuove battaglie per i diritti civili : coppie di fatto omosessuali e non, testamento biologico, eutanasia ecc.



C’è da chiedersi, con un filo d’inquietudine, quali saranno le Piazza Fontana e gli Italicus odierni e se il Partito Democratico, sarà chiamato a giocare domani il ruolo che fu un tempo della Democrazia cristiana: fare quadrato intorno ai poteri forti e bloccare ogni autentica trasformazione del paese. La proposta di un “partito senza tessere” che proviene, seppur confusamente, da alcuni dirigenti del neonato raggruppamento, sembra andare nella direzione di un partito d’opinione, di un partito movimento che di stabile ha solo la dirigenza, la quale detta la linea politica, mentre la base elettorale, non essendo più quella degli iscritti ma quella dei semplici cittadini, può variare e viene conquistata di volta in volta attraverso campagne volte ad ottenere non la partecipazione ad un programma politico ma il consenso ad una specifica proposta.



Questa formula capace di radunare, intorno a singole misure politiche, maggioranze variabili d’opinione pubblica garantirebbe alla dirigenza del Partito Democratico totale mano libera sia nella scelta delle alleanze che nella gestione delle istituzioni. Perché questo passaggio dalla politica intesa come partecipazione attiva alla politica come consumo passivo di proposte verticistiche avvenga in modo “naturale” è necessario restringere sensibilmente gli spazi democratici. Le misure antidemocratiche vanno dalla legge Levi-Prodi, l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di imbrigliare l’informazione sul web alle pesanti condanne richieste dall’accusa per i manifestanti processati per i fatti del G8 di Genova, dagli atti intimidatori del ceto politico nei confronti di giornalisti e di magistrati non allineati al crescente spazio che Tv e stampa offrono agli attacchi della Chiesa cattolica contro l’indipendenza delle istituzioni pubbliche, dalla criminalizzazione di qualunque comportamento politico o sindacale che non sia facilmente assimilabile alle forze politiche in gioco, le uniche “legittimate” ad agire e raccogliere consenso, alla pratica plebiscitaria spacciata per partecipazione democratica.



Il tema della laicità, come quello del modello di welfare da costruire o delle riforme istituzionali da intraprendere non sembrano, al momento, essere al centro del dibattito del nascente Partito Democratico, il quale sembra piuttosto teso a garantirsi la conservazione dell’esistente attraverso lo sviluppo di reti clientelari territoriali che leghino indissolubilmente le rendite politiche periferiche alla sopravvivenza di quest’area di governo e attraverso un’imponente macchina massmediatica creatrice di “eventi”: le “primarie”, le notti bianche, i festival, i convegni-spettacolo, le manifestazioni-concerto e i grandi temi “di pancia”: l’ambiente, la fame, la pace.




In questo clima da “Non disturbare l’autista”, il messaggio proveniente dal fermo dei due giovani portati in questura dalla Digos a Roma perché distribuivano volantini contro la beatificazione di 498 franchisti è chiarissimo. Ci aspettano tempi durissimi in cui non si potrà neppure gridare al “pericolo fascista” visto che quelli che governano hanno fatto dell’ “antifascismo” un mestiere.































postato da: Bus18 alle ore 19:59 | Permalink | commenti
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