martedì, 13 maggio 2008

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categoria:chiesa, genova, concordato, 8permille, insegnanti di religione, pride laico
sabato, 01 dicembre 2007

2,6 milioni di euro dalla regione Liguria agli oratori e agli enti religiosi

Dal blog di paolida (411) - Sabato, 1 Dicembre 2007 - 9:20pm


La notizia campeggia tra le pagine finite nella Rassegna Stampa del Comune di Genova, che riprende un ampio articolo apparso su Il Cittadino, settimanale cattolico di Genova. Il feeling tra l’amministrazione rossa e la curia genovese sembra godere ottima salute, vista lo spazio che la Rassegna dedica oggi al settimanale cattolico, di cui riprende ben 47 articoli, a fronte dei 50 del più importante quotidiano locale e dei 12 del Sole 24ore. In poche parole al Cittadino sono riservati 47 dei 200 articoli che oggi compongono la Rassegna Stampa, anzi vengono addirittura anticipati di un giorno, visto che il settimanale esce domani.

La Rassegna, quindi tra gli innumerevoli articoli sull’incoronazione del cardinale Bagnasco, ce ne riserva uno di particolare interesse e che Il Cittadino non mette in chiaro sul suo sito: “Aborto, maggioranza e opposizione avviano il dialogo sui consultori” dove si parla di “apertura dal centrosinistra in materia di aborto” che, secondo Alessio Saso (Alleanza Nazionale), può essere considerato un successo politico. Saso, autore della proposta di aprire i consultori e gli ospedali ai volontari dei centri per la vita, auspica un cambio di ruolo dei consultori, oggi ridotti, secondo lui, ad agenzie per l’aborto.

Verrebbe da pensare che le aperture veltroniane al centrodestra abbiano trovato un’ immediata eco nelle giunte di centrosinistra.



La Rassegna invece non fa cenno ad un’importante campagna lanciata dal settimanale cattolico: Parroci, sensibilizzate all’ora di religione con cui s’indice la Giornata di Sensibilizzazione all’ IRC da tenersi in una domenica prima di Natale e in cui distribuire materiale sull’ora di religione alle famiglie presenti alla funzione domenicale. Chissà forse il Comune di Genova non voleva rovinare la sorpresa agli amici dell' Ufficio per l’Educazione e la Scuola della Curia genovese !


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categoria:chiesa, aborto, irc , regione liguria, finanziamento pubblico
giovedì, 08 novembre 2007

Voto sull'esenzione ICI: L'UAAR ringrazia i dodici senatori.




Dal blog di rosalba sgroia (1268) - Giovedì, 8 Novembre 2007 - 8:47pm



L’UAAR ha inviato un messaggio di ringraziamento ai dodici senatori che hanno votato a favore dell’emendamento, presentato dai parlamentari socialisti Montalbano Barbieri e Angius, a proposito dell’esenzione dall’ICI di cui godono gli immobili a uso commerciale di proprietà di enti ecclesiastici.


I dodici sono: Roberto Barbieri (Costituente Socialista); Emilio Nicola Buccico (Alleanza Nazionale); Mauro Bulgarelli (Verdi); Furio Colombo (Ulivo); Antonio Del Pennino (Partito Repubblicano Italiano); Lucio Malan (Forza Italia); Accursio Montalbano (Costituente Socialista); Magda Neri (Gruppo per le autonomie); Antonio Paravia (Alleanza Nazionale); Fernando Rossi (Movimento Politico dei Cittadini); Giuseppe Saro (Democrazia Cristiana); Franco Turigliatto (Sinistra Critica), ai quali va aggiunto Gavino Angius (Costituente Socialista), presentatore dell’emendamento che non ha poi potuto votare, in quanto presidente dell’assemblea.


Questo il testo del messaggio:


L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, da sempre impegnata per l’affermazione del principio costituzionale della laicità dello Stato, la ringrazia per il voto favorevole espresso sull’emendamento concernente l’esenzione ICI sugli immobili a uso commerciale di proprietà di enti ecclesiastici. Ci ha fatto piacere constatare l’esistenza di senatori disposti a sostenere una proposta intesa a superare un privilegio che ha raccolto le perplessità della stessa Unione Europea, proposta che troppo parlamentari hanno ritenuto opportuno respingere per meri calcoli politici. Ogni iniziativa di questo tipo troverà sempre ampio supporto da parte della nostra associazione.


Cordiali saluti


Raffaele Carcano


Segretario UAAR


Da le Ultimissime Uaar



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categoria:chiesa, uaar, senatori, esenzione ici
venerdì, 28 settembre 2007

...la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni.



La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico.


leggi articolo su La Repubblica

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categoria:chiesa, 8permille, oradireligione, esenzionifiscali
venerdì, 27 luglio 2007
Embrione e vita, le verità in tasca della Chiesa ma perché dobbiamo crederci tutti?



da Liberazione del 26 luglio 2007, pag. 1



di Carlo Flamigni

Il commento di Maurizio Mori alla decisione del Gup di chiudere

definitivamente il procedimento nei confronti di Riccio, accusato, se non

sbaglio, di omicidio del consenziente, è stato intitolato dall' Unità "Lode

a un giudice che non ha avuto paura". Non ho capito subito quanto questo

titolo mi dispiacesse, non so se accade anche a voi di arrivare alle

conclusioni con ritardo, quando si tratta di cose sgradevoli, ho bisogno di

rimuginarci un po'. Dunque, abbiamo bisogno di uomini coraggiosi, magari di

eroi, persone delle quali un paese civile non deve, almeno in linea di

principio, sentire la mancanza.



Siamo dunque un paese a civiltà limitata, un paese che vive sotto la

dittatura dell'embrione, della sacralità della vita, delle verità rivelate,

e che non riesce a far valere i fondamentali diritti dei suoi cittadini,

quello all'autodeterminazione, ad esempio, o quello alla libertà di

coscienza, o persino quello di poter godere dei privilegi considerati come

assolutamente elementari in un qualsiasi stato laico. E tutto ciò per una

ragione francamente assurda: le ipotesi, le speranze, i convincimenti di

alcuni, pur essendo le mille miglia lontane da qualsiasi possibilità di

essere dimostrati veri (non credo francamente che la fede sia una

testimonianza attendibile in un qualsiasi tribunale civile minimamente

"coraggioso") sono stati trasformati in leggi dello stato e costringono

persone convinte di essere portatrici di differenti verità - o di nessuna

verità - a ubbidire e a comportarsi in modi che queste stesse persone

considerano indecorosi e sbagliati. Così si impone a cittadini che non

credono nell'esistenza di dio di considerare la vita come un dono, uno

strano dono invero visto che non possiamo disporne e dobbiamo risponderne a

qualcuno.



Nello stesso modo viene imposto a persone che non credono in dio il

principio secondo il quale la vita è sacra e inviolabile e deve essere

accettata comunque, qualsiasi cosa ci faccia, qualsiasi sofferenza comporti,

e che comunque il dolore è salvifico, e ci sono remunerazioni che ci

aspettano, purchè.



Quali siano le conclusioni di questa anomalia - un convincimento personale

che diviene norma di comportamento per tutti (e insisto nel dichiarami del

tutto disinteressato al valore rivelatore della fede, pur essendo

consapevole della sua utilità sociale) - è sotto gli occhi di tutti: non

possiamo disporre della nostra esistenza; è praticamente inutile che

predisponiamo un testamento biologico perché un qualsiasi medico potrebbe

decidere di ignorarlo con la scusa dell'"obiezione di conoscenza" (cioè la

convinzione che non conoscevamo abbastanza bene le conseguenze delle nostre

scelte, secondo l'opinione del Comitato di Bioetica); che se accettiamo, in

un momento di smarrimento, un qualsiasi tipo di supporto vitale, dopo non ce

ne libereremo più, e così via. Pensate al ridicolo e squallido scempio che

si riesce a fare dei corpi dei trapassati, gusci vuoti di persone che non li

abitano più, ma che non hanno capito che il trasloco deve essere definitivo,

guai a lasciare un cuore che batte ancora, qualche cretino che te lo infila

in un macchinario complicato si trova sempre, così, tanto per nascondere per

un po' il malato alla morte, far finta che la malattia non sappia più

vincere.



Non v'è dubbio che credere in dio, in un qualsiasi dio, e persino aspirare a

credere in dio, crea stranieri morali ed è origine di conflitti che possono

rivelarsi disastrosi. Questi conflitti possono essere esacerbati da

politiche religiose avventurose o da analisi sbagliate delle aspirazioni e

dei comportamenti. E' avventuroso scegliere la strada dell'etica della

verità, abbandonare la compassione in favore della pietà, ignorare le

ragioni degli altri e cercare di umiliarli (ecco le chiese che diventano

sette), come sta facendo da un paio di papi la chiesa cattolica. E'

sbagliato immaginare che i milioni di musulmani che vivono in Europa

accetteranno per sempre di vivere la loro fede nell'intimità delle famiglie

e non cercheranno piuttosto di viverla pubblicamente. Tutto ciò genera

conflitti e sappiamo bene quale può essere il risultato dei contrasti che

possono sorgere tra le religioni. E' per questo che abbiamo molto più

bisogno di uomini saggi che di uomini coraggiosi. La convivenza degli

stranieri morali è possibile solo se tutte le posizioni sono ugualmente

rispettate e se lo stato si limita a questo rispetto e non interviene nei

conflitti se non come mediatore. L'etica della verità dell'attuale pontefice

entra in conflitto con le verità degli altri, anche perché ha bisogno che i

suoi dogmi siano confermati dalle leggi (ecco la ragione per cui i cattolici

si sono tanto battuti per la legge sulla procreazione assistita, a costo di

doverne accettare le incongruenze) così come ha bisogno che lo stato non

approvi norme che li contraddicano (ed ecco perché non verrà mai approvata

una legge accettabile sulle famiglie di fatto). Sembra che nessuno ricordi

più che Abbagnano affermava che uno Stato che legifera tenendo presenti gli

interessi di una specifica ideologia a danno delle altre si macchia di

immoralità.



Rispetto è una parola molto più complicata di quanto possa sembrare a prima

vista: esige anzitutto laicità da parte di tutti, il che significa che,

quali che siano le nostre convinzioni, dobbiamo accettare il fatto che esse

non ci danno il diritto a considerarci gli unici a conoscere la verità, una

forma di presunzione stupida, prima ancora che intollerabile. D'altra parte,

di cose illuminate dalla verità ne esistono ben poche, e il nostro rapporto

quotidiano è con realtà che vivacchiano nella penombra dell'incertezza o del

momentaneo consenso. Stupisce tutti la violenza che è presente, senza alcun

infingimento, nel pensiero dei fondamentalismi religiosi, che considera gli

altri, i diversi, come infedeli che vivono nell'errore e che rappresentano

una minaccia per il trionfo della verità. Questi sentimenti, e persino la

decisione di considerare questi infedeli come fratelli che sbagliano e far

scendere su di loro il peso intollerabile della pietà - il sentimento che

scende dall'alto e prelude al perdono, non la disinteressata condivisione

della sofferenza che chiamiamo compassione - sono la dimostrazione

dell'assenza totale di rispetto.



Del resto, tutto ciò rappresenta la base del proselitismo, una violenza

morale che non tiene in alcun conto la cultura, le opinioni e le scelte

degli altri e che diventa addirittura violenza quando si verifica attraverso

rapporti impropri e sbilanciati per ragioni economiche o psicologiche.



Dunque, non è civile una convivenza come quella attuale, che vede alcuni di

noi costretti a vivere secondo ideologie che fondamentalmente disprezziamo.

Mi sembra quindi necessario non frammentare la discussione, evitare di

combattere battaglie parziali e di retroguardia che riguardano oggi la vita,

domani la morte e dopo ancora chissà: il problema è complessivo e riguarda

la laicità dello stato, i rapporti con le religioni, il confronto tra le

differenti culture, e deve essere trattato come un unico soggetto. Penso che

abbia ragione Mori: c'è bisogno, oggi, di uomini coraggiosi se vogliamo,

domani, poter fare a meno
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categoria:chiesa, diritto, laicitÃ