martedì, 27 maggio 2008

A questo punto, eleggiamo Bagnasco Presidente della Repubblica Italiana e facciamola finita !


Una breve occhiata alla stampa locale di oggi e ci si chiede se ci sia un argomento sul quale il cardinale Bagnasco non si senta autorizzato a intervenire, ammonire, dire la sua, consigliare, redarguire, mettere in guardia, proibire...


vedi:


IL Corriere Mercantile...p.1.. Bagnasco: dalla bioetica alla sicurezza


Il Corriere Mercantile....p.9.  Bagnasco: "Affrontare le emergenze stipendi famiglia sicurezza"


Il Secolo XIX ...............p 1 . Bagnasco: fare presto su stipendi e rifiuti


Il Secolo XIX................p.4.  Bagnasco: il governo deve fare in fretta per rifiuti e salari


Il Secolo XIX                p.3   Il parroco dal pulpito attacca i politici


Leggo.Ed.Genova        p.1   Bagnasco in campo su rifiuti e immigrati "Agire rapidamente"


Leggo.Ed.Genova        p.2   "Rifiuti e immigrati. Ora agire"


Avvenire                      p.1   Quel parlare ai giovani senza esitazione


Avvenire                      p.6   Riccardi: nell'Italia spaesata ci indica i segni della speranza


Avvenire                      p.3/5 Il bene dell' Italia chiama tutti ad agire subito


Il Giornale                   p.13 Le emergenze secondo la Cei: rifiuti, salari e immigrazione


Corriere della Sera       p.2   Allarme dei vescovi:"Rischio eugenetica"e e sui salari:agire subito


Corriere della Sera       p.3  Riccardi: nessun patto tra Cei e politica.La lettura di D'Alema è vetero-marxista


Il Mattino                     p.6  Il cardinale Martino: la vera laicità è il diritto a esprimersi


Il Mattino                     p.1  La trincea dei cattolici


Il Tempo                      p.19 Lettere- Genova conferma: Il papa in trasferta è superstar.(G.Andreotti)


Liberal                         p.7  Ma davvero D'Alema pensa che la religione sia solo potere ?


Il Messaggero              p.1  L'identità che si apre agli altri


Libero ed. Milano          p.1 La lezioncina di D'Alema al Padreterno


 


e sono arcisicura di averne dimenticati un bel po' !  Dire che il clima politico e culturale comincia ad essere decisamente asfissiante è ancora poco.

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categoria:politica, cei , bagnasco
mercoledì, 23 aprile 2008

Dichiarazione del presidente FCELP all'agenzia stampa NEV





DICHIARAZIONE STAMPA Da parecchio tempo le visite pastorali del vescovo cattolico di Genova avevano perso il carattere di invasività degli spazi pubblici che aveva dato loro il cardinale Giuseppe Siri. Il cardinal Bagnasco, che da quella scuola proviene, vuole ribadire lo stile del suo maestro, svolgendo in qualità di presidente della CEI un ruolo di apripista degli altri vescovi italiani nell'attacco alla laicità dello stato, con ritorno a prassi e a comportamenti tipici dell'episcopato italiano prima del Concilio Vaticano II. Se non stupisce la compiacenza strumentale che nei confronti di questa nuova linea hanno i politici in cerca di legittimazione, la stessa cosa non può dirsi della sudditanza manifestata nel corso di queste visite da molti dirigenti scolastici, che hanno aperto gli spazi pubblici e educativi della scuola a visite di carattere essenzialmente religioso (pastorali appunto) in contrasto con la loro funzione di garanti della laicità dell'istituzione che dirigono. A preoccupare ulteriormente è che tali visite abbiano avuto luogo, nonostante da parte di docenti e di genitori, si sia manifestato tutto il disagio per tali iniziative. L'attacco alla laicità di fatto si è tradotto in attacco alla libertà di insegnamento dei docenti, privati di alunni nel corso delle visite pastorali, e alla libertà educativa dei genitori non cattolici.


Giancarlo Giovine Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche della Liguria e del Piemonte meridionale


Genova, 23 aprile 2008

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categoria:scuola, concilio vaticano ii, laicità, cei , bagnasco, fcelp
mercoledì, 16 aprile 2008

E' facile immaginare che il risultato elettorale spingerà i clericali a tentare di condizionare ancora di più la scuola pubblica, anche se la destra è più usa a servirsi della Chiesa che a servirla.


La Cei batte già cassa, come si vede dall' editoriale dell' Avvenire di ieri a firma Francesco Riccardi, a neppure 24 ore dal risultato, celebra la sconfitta del'Arcobaleno e in primis dei socialisti che avevano fatto (e continueranno a fare, speriamo) della laicità il motivo conduttore della loro campagna. Unioni di fatto, fecondazione assistita, testamento biologico vengono messi in soffitta, mentre balzano in primo piano: "difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, valorizzazione della famiglia e del matrimonio, libertà di educazione".  Aspettiamoci quindi ulteriori attacchi alla 194 e finanziamenti alla scuola privata, che in Italia significa scuola cattolica.  Potrà la destra fare peggio di quanto ha già fatto il centrosinistra, che con la finanziaria  2007 ha tagliato 4 miliardi di euro alla scuola statale e ha incrementato di 150 milioni i finanziamenti alla scuola privata ? Ma le richieste delle scuole private sono ben altre, per farsene un'idea è bene andarsi a leggere il documento Scuola paritaria e risorse finanziarie - Dossier in vista della finanziaria 2008 a cura dell'Associazione Genitori Scuole Cattoliche.


Particolare valore assume quindi, in questo frangente, il rigore con cui la Chiesa valdese difende la laicità della scuola pubblica. Si segnala quindi la risposta sul numero del 18 aprile della rivista Riforma data ad un gruppo di docenti genovesi che si sono lamentati delle proteste seguite alla celebrazione di una messa pasquale in orario scolastico:


Un atto di culto non è un «momento educativo»

LUCIANO ZAPPELLA*

Come dice Davide Rosso nella sua replica, i lettori di Riforma saranno perfettamente in grado di valutare,

oltre al fatto in sé, il tono e il contenuto di questa lettera. Dal momento, però, che la missiva è stata inviata, per conoscenza, all’Associazione «31 ottobre», è doverosa una breve replica.

Mi sembra che le considerazioni dei docenti genovesi

(non si capisce bene se rappresentativi dell’intero Istituto o una sua «punta di diamante ») dimostrino approssimazione giuridica e disinvoltura pedagogica.

In ordine al primo aspetto, un Consiglio di istituto e un Dirigente scolastico dovrebbero sapere che la citata CM n° 13377/544/MS del 13/ 2/1992 sottolinea come le attività di culto possano svolgersi, eventualmente, solo in orario extrascolastico (cfr. le sentenze del Tar Emilia Romagna n. 250/93 e del Tar Veneto 334/95). Quanto poi alla sentenza n. 3635 del 15/11/2007 del Tar Veneto, essa si riferisce alla visita del vescovo e non ad atti di culto in orario scolastico.

Al di là però degli aspetti giuridici, è evidente come nella lettera vi sia una contraddizione di fondo: da un

lato infatti si afferma (giustamente) che «lo Stato democratico è garante del riconoscimento delle identità e delle differenze», mentre dall’altro si propone una messa come momento educativo, senza accorgersi (?) che si tratta di un atto palesemente discriminatorio (l’argomento della non costrizione nei confronti degli studenti è pretestuoso).

Viene spontaneo chiedere agli estensori della missiva: che cosa sono per voi i «valori della tradizione nazionale prevalente»? Sono quelli della Costituzione italiana o quelli della religione maggioritaria?

Chiunque si rende conto che non si tratta della stessa cosa. E l’ambiguità su questo punto non attiene alla sfera delle libere opinioni, ma è questione dirimente dalle evidenti ricadute didattico-educative. Pare poi che i docenti dell’Istituto genovese abbiano uno strano concetto del ruolo educativo della scuola: un atto di culto educa alla fede e insieme la presuppone (la liturgia ha anche una funzione pedagogica); non

può certo essere usato, al di là della correttezza giuridica, come modalità concreta per veicolare educazioni alla cittadinanza e alla solidarietà. Come è possibile non rendersi conto che una messa o un qualsiasi atto di culto è cosa ben diversa da momenti formativi quali quelli citati nella lettera? Più che atti di culto o crocefissi sparsi qua e là nelle aule, la scuola svolge la propria funzione educativa e formativa

nel momento in cui si fa carico di colmare lo spaventoso deficit di conoscenza riguardo ai testi sacri (la Bibbia in primo luogo) e, più in generale, al fatto religioso. Tutti gli studenti dovrebbero essere messi nelle condizioni di possedere gli strumenti culturali per valutare criticamente la rilevanza storica, sociale

e culturale delle religioni (e non solo di quella maggioritaria). Dopo di che, nelle proprie parrocchie, chiese e moschee, ognuno potrà approfondire la propria fede.

Per quanto ci riguarda, la difesa della laicità dello Stato e delle sue istituzioni (la scuola in primis) è anche, e soprattutto, una difesa del nostro essere credenti. Per noi non c’è nessuno iato tra essere cristiani e difendere la laicità. È la nostra vocazione come credenti, prima ancora che come cittadini/e. Spiace

quindi che ci si accusi di portare attacchi contro la libertà di espressione. Si rassicurino dunque i

colleghi di Genova. Nessun attacco, ma pura e semplice fedeltà all’Evangelo. Evidentemente, a differenza dei nostri interlocutori, noi riteniamo che le differenze teologiche non possano passare in secondo piano. 

* vicepresidente Associazione «31 Ottobre»


La lettera di protesta spedita dai docenti cattolici del Firpo-Buonarroti a "Riforma" dopo che la rivista aveva denunciato la violazione del divieto di compiere atti di culto in orario scolastico:


Gentile Direttore,



ha suscitato curiosità e, lo ammetto, stupore in tutti noi, professori dell'Istituto "Firpo-Buonarroti" di Genova, la lettura dell'articolo pubblicato dal vostro settimanale il 28 marzo scorso, a firma di Davide Rosso, dal titolo " Una messa pasquale in orario di lezione?"



L'articolista dimostra, innanzitutto, una scarsa dimestichezza con quello che, in linguaggio giornalistico, viene definita "correttezza professionale", poiché ha preso per buone le affermazioni di una collega senza verificarne direttamente la veridicità sia presso il Dirigente della scuola, sia presso coloro che hanno promosso e condiviso l'atto di culto incriminato. Dalle sue parole si evincerebbe che centinaia di ragazzi del Firpo-Buonarroti siano stati manipolati e convinti a partecipare alla messa. La realtà è invece l'esatto opposto: cioè che centinaia di allievi dell'Istituto hanno consapevolmente e liberamente scelto di vivere la messa come uno dei diversi momenti educativi che la scuola propone nel corso dell'anno scolastico ( Adozioni a distanza, Alcolisti Anonimi, Aism, Arsenale della Pace, servizio ai poveri, visita alla Sinagoga ebraica).



Mi preme anzitutto tranquillizzare lo scrivente su un punto: " il clima che vi si sta vivendo ( nel nostro istituto, n.d.c.) in termini di rispetto della laicità" è perfetto; nessuno degli alunni che hanno preso parte alla celebrazione si è sentito costretto, indotto, persuaso, cooptato a farlo. E questo perché ( chi vive con i giovani lo sa) essi non seguono chi li spingesse a compiere un qualsiasi atto rispetto al quale non siano liberi e motivati. E' lo stesso motivo per il quale chi anonimamente e ideologicamente ci accusa non è riuscito a portare la testimonianza di un solo allievo che si sia sentito discriminato sia nel partecipare alla Messa sia nello svolgere regolare lezione in classe. Semmai è avvenuto, invece, che qualche classe non abbia partecipato al culto perché scoraggiato a farlo.



Quanto al rilievo che la legge vieti atti di culto all'interno della scuola, avrebbero compiuto un atto meritorio lo scrivente e la solerte professoressa a leggersi la Circolare Ministeriale del 13/2/92, protocollo n° 13377/544/MS che non esclude la partecipazione degli alunni ad attività di carattere religioso; la suddetta Circolare Ministeriale è stata confermata nella sua legittimità con i pareri numero 391 e 392 del Consiglio di stato in data 26/3/93. Molto più recentemente, il TAR del Veneto, con la Sentenza del 15 Novembre 2007 numero 3635, si è espressa favorevolmente in tal senso, condannando la ricorrente UAAR ( Unione Atei Agnostici Razionalisti ) alla rifusione delle spese processuali.



Peraltro, lo stesso Consiglio di Istituto ( cui prendono parte le componenti professori-genitori-alunni-personale Ata, nonché DGSA e Dirigente Scolastico), nella seduta del 12 Febbraio scorso, ha deliberato all'Unanimità la partecipazione al rito pasquale. Né troviamo pertinente l' accusa del culto svolto in periodo elettorale, quasi esso sia cogente di scelte politiche o elettorali.



Con ciò, intendiamo anche rimandare al mittente la pretestuosa motivazione dell'attacco alla laicità: lo stato laico non è sinonimo di stato indifferente alle identità e alle loro culture. Soprattutto non può e non è mai indifferente ai valori della tradizione nazionale prevalente cui esso fa storicamente riferimento, come è dimostrato nella Costituzione dello Stato Italiano e nell'Intesa del 1984. In ogni caso, uno stato Democratico non è indifferente ai grandi valori che stanno a fondamento della stessa convivenza democratica, quali quelli delle libertà civili e della convivenza dialogica. Dunque, lo stato democratico, e con esso la scuola, è LAICO perché non si identifica con nessuna visione del mondo, ma non è affatto neutrale nei confronti dei valori fondanti. In un contesto di pluralismo delle formazioni sociali, di culture, di etnie, di religioni lo stato democratico è garante del riconoscimento delle identità e delle differenze. Perciò non può difendere la causa degli uni e osteggiare quella degli altri.



E' tale la rilevanza e l'ovvietà di queste parole che ci risulta che diverse scuole della città concedono, a chi lo richieda, di partecipare alla messa pasquale e che ad essa prendano liberamente parte anche alunni non cattolici. E, contrariamente a quanto afferma la signora Anna Ivaldi, i cattolici non sono gli unici a valersi dell'esonero per celebrare il culto: informo che agli alunni Cristiani Avventisti del Settimo Giorno ( Intesa con lo stato Italiano del 1986 ulteriormente recepita nel 1988) e agli allievi di religione ebraica ( Intesa tra la Repubblica Italiana e l'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane del 1987) è riconosciuto il diritto di assentarsi dalle lezioni nel giorno di sabato per onorare il culto e le loro assenze si danno per giustificate.



D'altra parte, non è trascurabile il fatto che un attacco simile provenga da coloro che, come noi, condividono la medesima fede cristiana. Di fronte a un mondo sempre più intollerante nei confronti di chi crede e che insieme occorre fronteggiare, ritenevamo che le differenze teologiche passassero in secondo piano. Prendiamo atto che, probabilmente, ci sbagliavamo.

Cordiali saluti



PROFF. Usai, Piana, Sanna, Bottaro, Fenoglio, Rotolo, Arcelli, Aloi, Zornio, Tardivelli, Vacchelli, Montecucco, Morgante, Coldani, Ferrando, Salvaneschi, Ottonello.

Genova, 4 Aprile 2008


La risposta ai docenti genovesi di DAVIDE ROSSO (redattore di Riforma):


Il lettore tragga le conclusioni

Se ha «generato stupore» la lettura del mio articolo, altrettanto stupore ha suscitato in me la lettura di questa che, se non capisco male, dovrebbe essere una risposta, o una puntualizzazione su di esso. Lascio ovviamente ai lettori di Riforma, abituati da molti anni ai dibattiti sulla laicità e a quelli sull’insegnamento della religione a scuola, valutare i contenuti e i riferimenti alle questioni in materia (per un approfondimento, e il suggerimento vale anche per i professori firmatari della lettera, si può comunque fare una «visita » al sito dell’Associazione 31 ottobre sezione «Vademecum », i riferimenti legislativi sono ben chiari).

Al di là del tono non proprio dialogico della lettera (ma quando si puntualizza è ovvio che ci può scappare di fare un po’ la lezione a colui al quale ci si rivolge), mi preme però chiarire che per la «costruzione» del mio articolo ho usato tre tipi di fonti, oltre ai riferimenti legislativi in materia di insegnamento della religione cattolica a scuola: la professoressa del «Firpo-Buonarroti», di cui non ho fatto appositamente il nome; il Concistoro della Chiesa valdese di Genova e la sua presidente, Anna Ivaldi, che del resto ha scritto il suo pensiero su un organo di informazione genovese e inviato un documento alla scuola Firpo-Buonarroti; e

infine una circolare del dirigente scolastico della scuola, che faceva riferimento alla riunione del Consiglio di istituto del 12 febbraio. Cioè mi si accusa di non aver sentito le parti in causa e in particolare il dirigente o chi aveva promosso l’iniziativa, quando in realtà ho citato proprio un documento ufficiale da lui firmato. Aggiungo, ma non vuole essere polemico il mio appunto, che una messa non è solo «un’attività di carattere religioso» ma è un atto di culto. A margine poi vorrei dire che la discriminazione per assurdo, se si vuole non è solo per chi non partecipando alla messa ha dovuto recarsi a scuola (la circolare diceva che chi non andava a messa era «tenuto a partecipare alle lezioni») ma anche per chi andando a messa ha perso un’ora di lezione. Ma non voglio e non devo, non spetta a me, valutare. A me spetta informare, e penso che l’informazione data fosse corretta e completa. A questo punto, se si vuole, essa risulta arricchita con un intervento ulteriore di chi ha sostenuto l’iniziativa delle messe pasquali. Ribadisco, i lettori di Riforma valuteranno e tireranno le conclusioni.

Davide Rosso

postato da: Bus18 alle ore 18:29 | Permalink | commenti
categoria:laicità, cei , chiesa valdese, elezioni 2008, messa pasquale