Repubblica.it è entrata in possesso del documento con il quale il dirigente dell' Ufficio scolastico provinciale di Forlì-Cesena ha contestato al prof Alberto Marani gli addebiti per i quali ha chiesto 6 mesi di sospensione dal servizio, come ha osservato Piero Bernocchi dei Cobas " neppure a insegnanti condannati per atti di pedofilia a scuola sono stati comminati sei mesi di sospensione dal servizio " . Le contestazioni, infatti, sembrano riguardare episodi talmente insignificanti che diventa davvero arduo credere che quelle mancanze, i registri compilati male, un compito non corretto celermente abbiano provocato la richiesta di misure così draconiane e non siano, invece, la conseguenza della volontà di spaventare e far tacere quei docenti che contestano il crescente confessionalismo che sta dilagando nella scuola pubblica italiana ("Colpirne uno per dissuadere tutti i collegi dei docenti italiani dal discutere qualsiasi questione che riguardi l'ora di Religione" come sostiene Bernocchi). Il caso è talmente paradossale che alla fine anche la FL Cgil ha dovuto prendere in qualche modo posizione. Tra pochi giorni le scuole chiuderanno e la vicenda di Marani sarà dimenticata da tutti o quasi, eppure si tratta di una vicenda significativa, perché mette in risalto due cose: la paura che aleggia su tutta la classe insegnante che tra Brunetta e Gelmini si vede spinta in un angolo e sembra, giorno dopo giorno, rinchiudersi sempre più in una dimensione strettamente individuale che nega ogni solidarietà di categoria e che rinuncia persino al rispetto dei propri elementari diritti di cittadini e lavoratori e il peso crescente nella scuola degli insegnanti di religione e dell'associazionismo cattolico che vanno di pari passo col processo di privatizzazione dell' istruzione pubblica. Questa storia ha dimostrato da un lato la debolezza sindacale e culturale degli insegnanti come categoria, che a Cesena come in Italia, una volta appresa la notizia, non hanno preso posizione né hanno saputo reagire in alcun modo, dall'altro la fitta rete attraverso la quale organizzazioni come Comunione e Liberazione e la Società delle Opere, sua diretta emanazione, stanno permeando la società italiana e le istituzioni. Non c'è da stare allegri.
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