lunedì, 24 dicembre 2007



Tre ragioni per abolire il Concordato  di  Mario Patrono


Oggi sono cinque i Paesi dell’Europa occidentale in cui è in vigore un Concordato: lo è in Germania, lo è in Austria, lo è in Spagna, lo è in Portogallo, e lo è in Italia.

L’attuale Concordato, in ciascuno dei cinque Paesi, ha il suo diretto ascendente in un primitivo Concordato che lo Stato totalitario stipulò con la Santa Sede nel periodo in cui era al potere in quei Paesi.

Si tratta:

- per la Germania, del Concordato con il Reich germanico e cioè con la Germania nazista, del 20 luglio 1933, successivamente “transitato” nell’ordinamento giuridico della Repubblica federale tedesca a seguito di una sentenza del Bundesverfassungsgericht del 1955, che ne proclamò ufficialmente la sussistenza e il valore;

- per l’Austria, del Concordato del 3 giugno 1933, concluso “in prevenzione” quando già si addensavano su quel Paese le nere nubi del nazismo, Concordato che aveva cessato di essere applicato negli anni dell’Anschluss, ma dichiarato reviviscente dal Governo austriaco nel 1957, e successivamente aggiornato e rivitalizzato attraverso consecutive convenzioni;

- per il Portogallo, del Concordato “salazariano” del 7 maggio 1940, successivamente aggiornato (ma non sostituito) dal nuovo Concordato del 18 maggio 2004;

- per la Spagna, del Concordato “franchista” del 27 agosto 1953, successivamente aggiornato per effetto di cinque diversi “Accordi” conclusi con la Santa Sede, nel periodo dal 1976 al 1979;

- per l’Italia, dei Patti lateranensi e cioè del Trattato e del connesso Concordato, stipulati tra il Governo fascista e la Chiesa cattolica l’11 febbraio 1929, tuttora vigenti in quanto ad essi continua a richiamarsi testualmente l’articolo 7, secondo comma, della Costituzione (e come del resto ha stabilito la stessa Corte costituzionale con la sent. n. 421/1993), benché nel 1984 sia intervenuto un “Accordo” che apporta modificazioni al Concordato del 1929.

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