Be', per prima cosa non posso inserire le foto, perché le ho cancellate tutte per errore mentre tentavo di eliminarne una che non voleva farsi cancellare in alcun modo ! Peccato, perché la maggior parte erano buone e mi dispiace non tanto per le foto di Angkor Wat e delle zone archeologiche, che si possono comunque reperire ovunque, quanto per quelle scattate nei luoghi meno battuti dal turismo, nei villaggi sull'acqua, nelle piste dell'interno e nelle cittadine talmente abbandonate da finire col somigliare ai fondali di un set cinematografico.
Se dovessi riassumere questo viaggio in un'unica frase, direi che è un viaggio avvenuto in un paese inesistente, senza dare a questo una valenza negativa in sé, ma neppure del tutto positiva. Un luogo inafferrabile, perché 30 anni e passa di guerre di tutti i tipi hanno minato le strutture portanti delle città e la gente sembra limitarsi a sopravvivere in una sorta di vuoto pneumatico in cui mancano tutti gli abituali segni di riconoscimento. Su questo sfondo si muovono 14 milioni di cambogiani e un numero imprecisato, ma non piccolo, di occidentali arrivati in Cambogia a rimorchio delle varie ong e missioni internazionali che hanno creato qui e là delle "oasi" d'occidente, totalmente avulse dal paese, in cui vivono con il loro servi (mi dispiace usare questa parola, ma mi sembra la più appropriata a definire la situazione) e una media annuale di 2 milioni di turisti in gran parte provenienti da circuiti del tipo "paghi 1 prendi 3" , tour di gruppo o individuali in cui non si perde tempo e si acchiappa in un unico viaggio Vietnam, Laos, Cambogia. In effetti in 3 o 4 settimane ce la fai tranquillamente a vedere tutto quello che "c'è da vedere" in questi paesi, in compenso credo che una scelta di questo tipo fornisca un'immagine alterata, un po' come se si volesse capire l' Italia visitando Firenze, Roma e Venezia. Insomma, Angkor è magnifica e le rovine pre-angkoriane altrettanto, ma la Cambogia è anche, per noi occidentali, il non sapere dove mettersi una volta usciti dal circuito turistico o da quello delle ong, perchè al di fuori di quelle realtà anche il semplice pensare di sedersi ad un tavolino all'ombra da qualche parte spesso è un desiderio irrealizzabile, perché l'immagine che ti si prospetta davanti è quella di una più o meno lunga serie di baracche che affondano nel fango o nei marciapiedi sconquassati e "squatted" da moto, biciclette, macchine, venditori e questo è l'unico modello di città sopravvissuto. Poi ci sono i villaggi ed è ancora un'altra storia perché talvolta non vi arriva neppure la corrente elettrica e quindi la vita si riassume nelle sue forme più elementari. in questi casi spesso l'unica acqua disponibile, oltre a quella in bottiglia, è quella piovana o quella raccolta nel braccio di fiume più vicino, di qui l'alto tasso di malaria, di malattie intestinali, di infezioni che colpiscono la popolazione locale, quella infantile soprattutto.
Eppure il paese, grazie soprattutto al turismo, che costituisce una delle fonti principali di ricchezza, in questi ultimi anni sta crescendo ad un ritmo di quasi il 10% annuo, con la creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro, di cui 22.000 solo negli hotel, ma ciò non impedisce che il 60 % della popolazione continui a soffrire di tubercolosi e che l'analfabetismo resti paurosamente alto e che continui il taglio e la vendita illegale di legno nelle zone boschive con gravi ripercussioni sugli ecosistemi locali.
Non so come la Cambogia ne uscirà. L'impressione è che per ora la gente viva un grande disorientamento di fronte alle nuove e improvvise ricchezze che stanno alterando la cultura tradizionale senza offrire alla maggioranza della popolazione gli strumenti per rapportarsi al "nuovo" che avanza. Il modello ambito è quello thailandese, ma la Thailandia resta lontana anni luce.
Per un quadro più completo del paese vedi The Phnom Penh Post , Khmer News , Cambodian Times








