sabato, 13 dicembre 2008

Lo sciopero del 12 dicembre ha dato origine a Genova a due diversi cortei, il primo capitanato dalla Cgil e il secondo dai sindacati di base. Nonostante il successo dell'iniziativa, quanto al numero di partecipanti, dividere i cortei non è stata forse un'idea del tutto felice, ma è il frutto inevitabile dello scollamento del sindacato confederale dalle esigenze concrete dei lavoratori. Troppi contratti sono stati firmati dalla Cgil contro i lavoratori e in sostegno di riforme e disegni politici che avrebbero dovuto permettere al centrosinistra e ai suoi uomini di dimostrarsi agli occhi dei poteri forti sufficientemente affidabili per entrare nel salotto buono della politica italiana. Centrosinistra che, nella sua inarrestabile corsa a destra, questa volta è giunto persino a dissociarsi come PD dalla proclamazione dello sciopero generale e che, per inciso,  sarà curioso vedere come affronterà le elezioni europee, visto che le sue due anime non sono d'accordo neppure sul gruppo europeo al quale aderire e, di conseguenza, sul programma per il quale chiedere il voto ai propri elettori. Ma, tornando alla Cgil, che in questo momento è sottoposta al fuoco di fila congiunto del governo, della confindustria e delle altre sigle confederali,  è chiaro che il suo tentativo di capitalizzare la protesta sociale è anche l'unico strumento che ha, in questo frangente, per rimanere a galla e che questo la obbliga a non poter disattendere più di tanto le richieste della sua base, ma di questo non si è tenuto conto. Due cortei, quindi, che non si sono mai incontrati in nessuna fase della manifestazione. Nonostante il discreto successo,  nel corteo alternativo però serpeggiava il malessere di chi è consapevole che manca al movimento un'ipotesi che lasci intravvedere la futura strada da percorrere. Forse erano gli addobbi natalizi, la giornata grigia con i passanti infreddoliti e scocciati, le macchine intruppate verso i percorsi alternativi, i vigili stanchi e il pugno di poliziotti in assetto di battaglia a difendere la sede di Confindustria a trasmettere il sentimento di una battaglia a venire inevitabile ma dall'esito e dal percorso incerto, perché in mancanza di un'analisi complessiva, di un quadro d'insieme e di una proposta politica l' unica risposta è l' autorganizzazione, ma chi sa di cosa si tratti sa anche quanto questa strada sia difficile da praticare in una società svuotata dall'abbruttimento consumistico, dal bombardamento televisivo, dalla dimensione globale dei problemi. Meno dubbi, si suppone, tra chi, per convinzione o consuetudine, si è aggregato al corteo della Cgil conclusosi come da programma, tra grande sventolio di bandiere, con il rituale comizio, dopo il quale tutti, a seconda della categoria, sono tornati al lavoro o sono andati a casa ( Torna a casa Lassie, quando ci sarà ancora bisogno di te ti chiameremo !). L'altro corteo, invece, ha girato per ancora due ore nelle vie della città, in realtà senza una meta precisa, ma con la voglia di esserci, di farsi vedere e con dentro la paura terribile che la concertazione sindacale degli altri e le feste natalizie riescano a spegnere anche la piccola fiammella di questo nuovo movimento.

postato da: Bus18 alle ore 23:26 | Permalink | commenti
categoria:cgil, partitodemocratico, sindacati di base, 12 dicembre