"Ognuno, nel limite della libertà e del rispetto di tutti, penso che abbia la possibilità di esprimere le proprie opinioni, ripeto, nel rispetto e nella civiltà delle forme, dei modi e dei tempi" sono le parole dell'arcivescovo Angelo Bagnasco riportate dall'edizione genovese di Il Giornale del 3 maggio, in merito alle manifestazioni indette da varie associazioni e centri sociali genovesi in occasione della visita a Genova di Benedetto XVI.
Adesso che, in quanto laici, abbiamo ottenuto l'autorizzazione vescovile a parlare di laicità, ci sentiamo tutti più tranquilli, perché, se qualcuno non lo avesse ancora capito, è la Chiesa in Italia a stabilire cosa si può dire, il quando e il come e anche in questo caso non ha perduto l'occasione di ricordarcelo, ripresa prontamente, come un solo uomo, da tutta la stampa locale e nazionale.
Siamo più tranquilli anche perché, subito dopo la conferenza stampa che ha annunciato le manifestazioni del 17 maggio, qualcuno in città ha invocato l'uso del randello contro chi il 25 aprile ha osato fischiare il cardinal Bagnasco: "Propongo di armarci di randelli, anche perché non sono genovesi quelli che hanno fischiato. I genovesi, pur nella diversità di alcuni, amano il loro pastore e gli vogliono bene." argomenta tal Adriano Garavini su Il Giornale del 1 maggio.
Sarà per smentire il buon Garavini e informarlo sulle origini tutte genovesi della protesta contro Bagnasco che un buontempone in vista della visita di Benedetto XVI, ha scritto su un muro del centro cittadino "Via il Papa da Zena "?
I soliti laici, anzi laicisti, hanno pensato quindi che la manifestazione del 17 maggio non servirà solo a rivendicare la 194, il matrimonio omosessuale, i pacs, i dico, il testamento biologico, la pillola del giorno dopo, la laicità della scuola e di tutte le istitzioni pubbliche, cioè tutto ciò che costituisce norma nella grande maggioranza dei paesi aderenti alla UE, e a protestare contro l'esenzione dall'Ici della Chiesa e i finanziamenti a pioggia alle scuole cattoliche, ma anche a difendere e ad affermare il diritto a manifestare prima che qualcuno pensi che comprare una partita di olio di ricino possa diventare l'affare del decennio.

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