venerdì, 27 febbraio 2009

009559-tata_nanola piccoletta indiana da 100.000 rupie (l'equivalente più o meno di  1900 dollari o 1500 euro). Sarà in vendita a partire dal prossimo 23 marzo.


Limitata per ora al mercato indiano  (vendite previste dalle 500.000 al milione di unità l'anno), punta in prospettiva anche a quello europeo, dove potrebbe essere messa in vendita a 5000 euro dopo aver apportato le modifiche necessarie per metterla in regola con la normativa europea in tema di inquinamento e di sicurezza.

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venerdì, 20 febbraio 2009
Professore di Terni sospeso per un mese dall'insegnamento per aver staccato il crocefisso dalla parete dell'aula durante le sue ore di lezione. Leggi la storia nei suoi particolari  su Repubblica, vedi anche il comunicato dei Cobas scuola in difesa e solidarietà al prof. Franco Coppoli.

Che fare ? Inviamo messaggi di protesta



  • al Dirigente scolastico prof. Giuseppe Metastasio , che ha deferito il docente al Consiglio nazionale della pubblica istruzione,


  • al Direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per l'Umbria dr. Nicola Rossi, che ha avallato il provvedimento del Cnpi



Esempio di messaggio:"


Apprendo dalla stampa con stupore e indignazione della sanzione disciplinare inflitta al prof. Franco Coppoli, sanzione che viola il principio di laicità della scuola che, al contrario, sarebbe dovere delle Istituzioni pubbliche difendere, pena la violazione dei principi costituzionali.


Ricordo, a tale proposito, che non essendo più la religione cattolica in Italia religione di stato l'istituzione pubblica non può attribuire ad essa alcun privilegio nei confronti di qualunque altra corrente di pensiero o credo religioso."



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giovedì, 19 febbraio 2009

La Diocesi di Milano scrive agli studenti stranieri iscritti alle scuole superiori, invitandoli a frequentare l'ora di religione cattolica, perché in questo modo sarebbe facilitata la loro integrazione in Italia. Visto che la storia italiana è contrassegnata da 2000 anni di religione cristiana cattolica, quale metodo migliore per conoscere l' Italia che prendere il toro per le corna e conoscere il pensiero e la storia della chiesa , che è  la vera autorità morale e politica italiana ? Questo non lo dicono espressamente, ma si legge tra le righe di questa incredibile iniziativa che va di pari passo con l'assunzione nelle scuole materne milanesi di 46 educatrici raccomandate dalla Curia che entrano in ruolo "per la porta principale" alla faccia dei concorsi che non hanno mai fatto e delle graduatorie in cui non sono mai state inserite. (vedi articolo su La Repubblica del 16 febbraio). Ma non solo gli amministratori pubblici e scolastici milanesi devono avere qualcosa da farsi perdonare ingraziandosi la Chiesa, anche a La Spezia tira la stessa aria e questa sera l'edizione locale del Tg3 ci informa di un' iniziativa pubblica sull'integrazione razziale presso un' istituto professionale cittadino e chi siede al tavolo della presidenza se non il vescovo della città e chi intervista il solerte giornalista subito dopo la preside della scuola se non l'insegnante di religione dell' Istituto ? C'è anche chi dice, ma questa è una voce di corridoio, che all' Istituto Fermi di Genova  ci sia un insegnante di religione che mantiene la cattedra comprensiva di ben 7 ore a disposizione, sebbene l'italica triade Tremonti-Brunetta-Gelmini per motivi di risparmio abbia deciso di chiudere per tutti gli altri insegnanti la possibilità di conservarsi il posto nella scuola di appartenenza in mancanza delle canoniche 18 ore di cattedra (tutte da spendere in classe e davanti ad almeno 27 studenti) e sempre a Genova si dice che all' Istituto Giorgi vi sia una classe quinta in cui vi è solo 1 studente che si avvale dell'ora di religione cattolica, ma che nessuno si sogna di pretendere che quello studente frequenti l'ora insieme ai compagni di una classe parallela, per cui nella disastrata scuola italiana c'è chi gode del rapporto 1 a 1 tra insegnanti (di religione cattolica) e studenti. Brunetta non dici niente, tu che decurti il salario del docente che si assenta il giorno dopo una seduta di chemioterapia ? Chissà come sarà ben preparato quello studente,  peccato che l'ora di religione cattolica non faccia parte del curriculum delle classifiche internazionali delle scuole, vuoi vedere che sarebbe la volta buona che l' Italia risalirebbe la classifica ?


Niente da fare, questa è l'aria che tira e le dimissioni di Veltroni probabilmente porteranno alla decisione finale di affidare tout court il nuovo partito nascente alla dirigenza cattolica (Rutelli, Franceschini, Binetti, Marini ecc.) con la Chiesa a fare da mediatore, madre ed arbitro tra il centrodestra e il centrosinistra nel tanto agognato stato totalitario del pensiero unico.


Ma lasciateci per qualche giorno ancora l'illusione che la sinistra sopravvissuta a tutti gli sfasci e le catastrofi politiche degli ultimi decenni trovi la forza di assestare un bel calcio nel culo ai cattolici e decida di liberarsene per sempre, lasciandoli tranquillamente veleggiare verso il "porto quiete" dell' Udc, con sigla, soldi e bandiere purché si levino di torno e possa cominciare il regno della ragione e della libertà.


Qualche tempo fa c'era chi sussurrava che la Palombelli aspirasse a partecipare all' "Isola dei famosi", sembrerebbe lo spazio televisivo ideale per la consorte dell' ex-sindaco Rutelli e magari si portasse dietro anche il marito che è pure "'nu bello guaglione" come disse una volta Prodi. Certo che se la reale coppia decidesse di passare dalla politica al mondo dello spettacolo questa sarebbe decisamente una buona notizia. Meglio sopportarceli in Rai che nei palazzi romani.

mercoledì, 11 febbraio 2009

Giovanni Nuvoli, ammalato di sclerosi laterale amiotrofica chiese invano che si ponesse fine all'accanimento terapeutico che lo costringeva a vivere attaccato ad un respiratore artificiale (dopo sei anni di malattia il suo corpo era totalmente immobilizzato e il suo peso corporeo si era ridotto a poco più di 20 chili dagli 80 iniziali).  Il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Piras, a cui Nuvoli si era rivolto, visto il rifiuto dell' Asl 1 di Sassari d'interrompere la ventilazione polmonare artificiale, ritenne «inammissibile» la richiesta di Nuvoli pur riconoscendo l' esistenza di alcune norme, come la convenzione di Oviedo e lo stesso articolo 32 della Costituzione, che consentivano l' interruzione delle cure mediche e l'unica risposta che Nuvoli ottenne dalla Procura di Sassari fu l'invio dei carabinieri per impedire ogni contatto tra lui e il medico anestesista che si era dichiarato disponibile ad intervenire per esaudire la sua volontà.


Nuvoli decise quindi di darsi la morte con l'unico strumento che gli restava, lasciarsi morire di fame e di sete. Nuvoli morì quindi attaccato al suo respiratore, che, lui morto, continuò per tre ore a pompare aria nei suoi polmoni perchè nessuno osava staccarlo dopo la campagna terroristica condotta dalla Chiesa ("La vita è un dono e Giovanni deve avere la forza di sopportarla fino in fondo" come disse alla moglie di Nuvoli il prete che, non invitato, si era recato di sua iniziativa in ospedale per portare il suo "conforto" a Nuvoli) , dall'Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri della sua città e dagli aderenti al movimento "Scienza e vita" di Sassari.


E a chi, in seguito alla morte di Nuvoli, poneva al Parlamento la necessità urgente di aprire un dibattito sul testamento biologico , Riccardo Pedrizzi di An rispondeva: "«non c' è alcun vuoto legislativo e una normativa, quindi, non è né necessaria né urgente»., così come Luca Volonté attaccava l'allora ministro della sanità Livia Turco sostenendo che invece di rincorrere per un anno la cannabis o il ritalin  la Turco avrebbe fatto meglio a togliere l' Italia da un imbarazzante ultimo posto della classifica Ue in fatto di cure palliative (vedi articolo originale su Repubblica) del 25 luglio 2007). Chissà se Pedrizzi è ancora in Parlamento e, insieme a Volonté, è stato in questi giorni uno dei sostenitori del decreto d' ugenza sul caso Englaro?


Concludo il ricordo di Giovanni Nuvoli con le parole che un lettore di Repubblica inviò allora a Corrado Augias "Caro Augias, mi chiedo cosa debba provare un credente provvisto di coscienza, di fronte al fatto che un' ideologia astratta obblighi un malato impossibilitato a respirare da solo, a suicidarsi negandosi cibo e acqua. Non ho molte preoccupazioni sulla coscienza dei cattolici, chi ha la possibilità di essere perdonato recitando qualche preghiera deve sentirsi certo più leggero di me che su questo orrore mi interrogo da giorni. Da cittadino italiano mi pesa molto di più che lo Stato, che dovrebbe tutelarci da abusi contro il nostro libero arbitrio, abbia impedito ad un anestesista di dar libero corso alla sovrana volontà di un cittadino su se stesso. Provo malinconia e dolore. Stefano Ferrari stef-ferr@yahoo.com "


A quasi due anni di distanza e in un panorama politico ancora più cupo di quello del 2007 il peso di essere cittadini di questo Stato è diventato ormai insopportabile.


 


 


 

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domenica, 08 febbraio 2009

Quando non si hanno più frecce all'arco della ragione, si ricorre al falso e alla calunnia. Oggi più che mai i credenti tengono nella massima considerazione il detto di Macchiavelli, secondo il quale "il fine giustifica i mezzi".
Un'agenzia di informazione cattolica ha inviato, infatti, a un giornale americano, il "Grand Canyon University", questo articolo, che riporto  concisamente.
"Il Padre di una donna italiana in coma la rapisce e pianifica la sua morte".
"La donna vive attaccata a un sondino. Suo padre l'ha rapita di notte dalla clinica dove veniva accudita, quindi l'ha trasportata, senza autorizzazione, in una clinica di Udine".
"L'avvocato del signor Englaro ha spiegato che l'alimentazione sarà ridotta gradualmente. La morte della donna è prevista entro due o tre settimane".
"I sostenitori dell'eutanasia - padre compreso - intendono sfruttare il caso di Eluana per creare un precedente in Italia, dove si dibatte da tempo sulla possibilità di eutanasia per i pazienti in coma".
"Un'amica di Eluana ha detto che era un giorno triste per lei, perché cominciava un lungo viaggio che avrebbe portato Eluana alla morte".
La CEI ritiene lo stacco della spina un caso di eutanasia".
All'articolo seguono commenti da tutto il mondo, quasi tutti a favore del signor Englaro. Quelli rilasciati dagli italiani sono i più indignati.
- Se fossi in quella situazione preferirei "tornare alle cure del nostro Padre Celeste" (una chiara allusione alle ultime parole di Giovanni Paolo II), che mi chiederebbe perché mi sono suicidato, pur sapendo che lui solo può togliermi la vita.
- Se credete in quello che dite, dovete offrirvi per un giorno di prendervi cura di Eluana, altrimenti non avete il diritto di criticare quella famiglia. Nel prossimo futuro la tecnologia medica sarà così avanzata che nessuno potrà più morire con dignità.
- Rapita? Portata via senza autorizzazione? - ha scritto un signore di Ferrara - E pretendete di dire che sapete come sono andate le cose? La Chiesa si vergogni. Non ha nulla a che fare con il Dio che dice di rappresentare.
- Se tu fossi in uno stato di coma irreversibile, chi vorresti che prendesse le decisioni per te se non tuo padre, che conosce e rispetta la tua volontà? - ha scritto Ilaria Garosi, condirettrice di Resistenza Laica - Eluana non voleva vivere attaccata a un sondino, come non lo voleva il Papa polacco. Noi non possiamo obbligarla a farlo in nome di un principio che non condivide. L'uso del termine "rapimento" poi è assolutamente inappropriato.
Penso che la cosa migliore sia quella di lasciarli fare. Si stanno facendo male da soli. Quanto più si agitano, tanto più affondano nelle sabbie mobili della disperazione. Aspettate e vedrete. 

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sabato, 07 febbraio 2009

Firma l'appello


“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.

Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.

Norberto Bobbio


Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.


Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.


Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.


Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.


La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.


La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.


Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti  nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.


Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero. 


Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno. 


Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.


Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.


Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.


Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale,  che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.


Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.             


Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.


Testo originale su www.libertaegiustizia.it

giovedì, 05 febbraio 2009
Per una scelta consapevole. Contro l'insegnamento della religione cattolica a scuola

Tra poche settimane si affaccerà nel mondo della scuola pubblica italiana un momento importante, l'iscrizione per il prossimo anno scolastico. Questo momento non è stato sempre sostenuto da un' informazione accurata, in particolare in merito alla possibilità di avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica

La Consulta Romana per la laicità delle Istituzioni propone un Appello pubblico affinché a questa scelta sia dato il valore e il significato che le appartengono

Se condivide l'appello, la preghiamo di diffonderlo e di sottoscriverlo con una mail all'indirizzo

romalaica@gmail.com indicando nell'oggetto: Adesione Appello IRC e specificando nel testo il Suo Nome, Cognome e città di residenza. Pubblicheremo sul sito della Consulta tutte le adesioni che ci perverranno e la terremo informata. Con i migliori saluti

Il Coordinatore Prof. Piergiorgio Donatelli

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

Sede: Via delle Carrozze, 19 00187 Roma Tel. 06 6796011

romalaica@gmail.com http://romalaica.blogspot.com



Per leggere il testo dell'appello : http://romalaica.blogspot.com



Associazioni componenti la Consulta Romana: 

AFFI Associazione Federativa Femminista Internazionale

Arcigay Roma

ARCo Associazione per la Ricerca e la Comunicazione

Associazione Nazionale Libero Pensiero Giordano Bruno - Sezione di Roma

Carta 89

Cemea del Mezzogiorno

CGIL Roma e Lazio. Ufficio Nuovi Diritti

Com Nuovi Tempi - Confronti

CRIDES Centro Romano d'Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola

FNISM - Federazione Nazionale Insegnanti Roma e Lazio

Fondazione Critica Liberale

Gruppo Martin Buber, Ebrei per la pace

Italialaica.it, giornale dei laici italiani

Lettera Internazionale

Noi siamo Chiesa - Roma

Società Laica e Plurale

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categoria:laicità, irc , scuola pubblica, appello consulta romana
martedì, 03 febbraio 2009

India, arriva il mini-computer da 8 euro

Dopo aver rifiutato il laptop a manovella di Negroponte, il governo spera così di abbattere il divario tecnologico


TIRUPATI (India) - Per un giorno Tirupati, città indiana situata nel distretto di Chittoor, diventerà la capitale del mondo tecnologico: qui sarà presentato quello che è già stato definito "il computer più economico del mondo". Il prototipo di questo piccolo laptop chiamato Rs500 costa circa 20 dollari (circa 15 euro), ma secondo il governo indiano - una volta che la produzione sarà di massa - il prezzo è destinato a scendere, fino a stabilizzarsi intorno alle 500 rupie (meno di 8 euro). Prezzo irrisorio per il ricco Occidente, ma non per i villaggi poveri dell'India che grazie a questo nuovo portatile potrebbero avvicinarsi al mondo dell'informatica. Il minicomputer, sviluppato nelle università di Bangalore e Chennai e che dovrebbe essere messo sul mercato tra qualche mese, sarà l'indiscusso protagonista del "National Mission Education through Information and Communication Technology", un ambizioso progetto di e-learning lanciato da Arjun Singh, ministro indiano delle risorse umane in collaborazione col Ministero dell'Istruzione per migliorare le conoscenze tecnologiche e informatiche tra i giovani studenti del subcontinente. Al progetto di alfabetizzazione informatica dovrebbero partecipare circa 18mila college e 400 università e lo scopo finale è quello di abbattere il divario tecnologico che divide la società ricca da quella povera.


L'articolo continua su IL CORRIERE DELLA SERA

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categoria:tecnologia, india, digital divide, lotta contro la povertà
domenica, 01 febbraio 2009

jan09pollHPGeneva Initiative è una NGO i cui membri, israeliani e palestinesi, appartengono all'establishment di entrambi i popoli (ex ufficiali dell'esercito israeliano e del Mossad, accademici, intellettuali, politici da un lato e dall'altro esponenti dell' OLP e della nuova generazione di Al Fatah, ex prigionieri politici, esperti di gestione dei conflitti). Obiettivo dell'organizzazione è giungere ad un accordo duraturo e definitivo tra i due popoli che ponga fine alla guerra. GI ha indicato di aver raggiunto l'accordo sui seguenti punti:


Fine del conflitto e di tutte le rivendicazioni, mutuo riconoscimento del diritto di  israeliani e palestinesi a due stati sovrani, accordo definitivo sui confini, soluzione al problema dei rifugiati, annessione a Israele degli insediamenti dei coloni israeliani in cambio di territori equivalenti, riconoscimento dei quartieri ebrei di Gerusalemme come capitale di Israele e dei quartieri arabi come capitale della Palestina, smilitarizzazione dello stato di Palestina, impegno palestinese a combattere il terrorismo, controllo di organismi internazionali al rispetto dell'accordo.


Maggiori dettagli dell'accordo sul sito dell'organizzazione (in inglese) dove si trovano anche i risultati di un sondaggio effettuato su un campione di 600 cittadini israeliani effettuato nel gennaio 2009 (vedi figura) che vedrebbe un'ampia maggioranza di israeliani favorevoli ad un accordo di pace nei termini espressi dalla proposta enunciata da GI con un possibile margine di errore calcolato intorno al 4%. Tuttavia Gadi Baltiansky, direttore di GI, in un'intervista a Der Spiegel International si dichiara turbato dall'indifferenza dei cittadini israeliani  di fronte alle sofferenze causate ai palestinesi dai recenti bombardamenti della città di Gaza e in un articolo rilasciato ad un sito israeliano esprime il suo timore che Israele, pur avendo vinto la guerra contro Hamas, sia precipitata in una sorta di ottundimento morale che riflette un'immiserimento collettivo dei valori. Baltiansky vede il rischio di una sconfitta, nonostante le vittorie militari, se Israele si trasforma in una società che tratta i suoi oppositori interni da traditori lanciando anatemi contro di loro e osserva che, in questi giorni, si ascoltano raramente delle voci critiche e ne attribuisce la causa alla stampa e ai media che, in queste circostanze, come ha anche messo in evidenza Keshev  (Centro per la Protezione della democrazia in Israele), si trasformano automaticamente in passaparola dell'esercito e del governo abbracciandone acriticamente le tesi. Secondo Baltiansky la situazione attuale è il risultato di un lento processo di degrado della società israeliana a cui non è estranea l'indifferenza mostrata verso i cori razzisti "Morte agli arabi" che si sono sentiti sempre più spesso, in questi ultimi anni, echeggiare negli stadi e dell' attitudine dei principali organi di stampa di riservare all'azione dell'esercito le prime pagine e relegare nelle ultime le notizie sui danni arrecati alla popolazione palestinese, quasi a sancirne l'irrilevanza.


 


 


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categoria:palestina, israele, gaza, geneva initiative, keshev