martedì, 23 dicembre 2008
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categoria:2009, manifestazione per atene
domenica, 21 dicembre 2008

Autodeterminazione,Testamento biologico, Eutanasia: Petizione al Parlamento


" Le scelte che avete di fronte sono scelte che vanno dritte al cuore della vita e della morte. Ciò detto, è indispensabile chiarire che, nell'affrontare le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie inguaribili e incurabili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Chi deve rispondere a queste domande, inquietanti, ma ineludibili, che aumentano con l'aumentare della "potenza" dell'apparato tecnoscientifico? In Europa alcuni stati hanno risposto con leggi, altri si apprestano a farlo, qualunque siano le convinzioni personali, si deve prendere atto che la tendenza generale va nel senso di un sempre maggiore rispetto della volontà espressa dagli interessati e di una minore discrezionalità del medico."  Piergiorgio Welby al Parlamento italiano (dal messaggio di Mina Welby in memoria di Piero)


Per sottoscrivere la DICHIARAZIONE DI VOLONTÀ ANTICIPATA PER I TRATTAMENTI SANITARI vai a: http://www.lucacoscioni.it/cartadivita

mercoledì, 17 dicembre 2008

Stop dall' Europa al nostro caro ministro del Welfare, sì proprio lui quello che da buon ministro berlusconiano pensa di poter ribaltare sul caso Englaro la sentenza della Cassazione come Chiesa comanda. Questa volta Stop al socialista berlusconiano che auspica, in nome del progresso,  l'abolizione del diritto di sciopero e il ritorno ai padroni delle ferriere.


STRASBURGO DICE NO ALL'ORARIO DI LAVORO A 65 ORE  "Una eccellente notizia arriva dal Parlamento europeo, perfettamente coerente con l'esigenza di combattere la disoccupazione". Così Cesare Damiano, ex ministro del lavoro del governo Prodi, commenta lo stop di Strasburgo alla proposta del Consiglio di allungare fino a 65 ore settimanali l'orario di lavoro. "Questa proposta - ricorda Damiano - era stata favorita dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fin dall'insediamento del nuovo governo Berlusconi. Il voto contrario del parlamento europeo, a grandissima maggioranza, è tanto più significativo perché insieme alle forze del centrosinistra lo hanno votato parlamentari dell'opposto schieramento". "Sacconi è stato abbandonato - aggiunge Damiano - dalla gran parte degli stessi parlamentari italiani del centrodestra che siedono al parlamento europeo. Questo a dimostrazione dell'incongruenza, in questa grave situazione, di proposte che allungano gli orari di lavoro e detassano gli straordinari. Una salutare retromarcia dalla quale il governo deve trarre insegnamento".




http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_845458342.html




 




 

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categoria:parlamento europeo, diritto di sciopero, orario di lavoro, sacconi
martedì, 16 dicembre 2008

DOBBIAMO CONTINUARE FINO A FAR CADERE IL GOVERNO

DOBBIAMO TRASFORMARE LA PROTESTA IN UN MOVIMENTO POLITICO

DOBBIAMO INDIVIDUARE GLI OBIETTIVI POLITICI

...La crisi attuale non ha solo investito le tradizionali vittime della modernizzazione, gli appartenenti agli strati sociali svantaggiati privi di un' istruzione  adeguata e gli immigrati. Questa volta sono coinvolti giovani laureati appartenenti al ceto medio e medio alto, costretti ad accettare lavori marginali per tenersi a galla. A causa della mancanza di reddito molti giovani greci continuano a vivere in famiglia oltre i trent'anni. Il sistema " è tagliato sui bisogni e le garanzie della vecchia generazione" dice Stratos Georgoulas, sociologo alla Università Egea di Lesbo " e i giovani ne sono le vittime".


Gli economisti hanno cominciato a riferirsi a loro come alla generazione dei 700€ e studenti come Barutas (uno dei leader della protesta) ne sono l'esempio. Ha studiato ingegneria elettronica per 5 anni al Politecnico di Atene dove si è laureato con un eccellente punteggio. Ora lavora come insegnante in una scuola superiore per 8€ netti all' ora per 12 ore alla settimana ed è tutto ciò che gli è concesso. Questi lavori sono spesso limitati a contratti della durata di 4-5 mesi all'anno. "Come posso pensare di sopravvivere o formarmi una famiglia con questo reddito ?" chiede Barutas.


l'articolo originale continua su Der Spiegel International (in  inglese)


 

 


 

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categoria:protesta, giovani, studenti, rivolta, crisi economica, grecia 2008
domenica, 14 dicembre 2008

Non solo non si pone rimedio all'obbrobrio giuridico che ha determinato persino l'apertura di un dossier sull' Italia da parte della Commissione Europea (vedi a proposito post del 9 ottobre su questo blog)  ma lo si perpetua . Agli insegnanti di religione cattolica verrà infatti ricostruita la carriera sulla base dell'ultima posizione stipendiale  e "degli eventuali retributivi ad personam in godimento nella posizione pre-ruolo"  (vedi http://www.snadir.it/viewDocument.aspx?id=2864I)


In compenso si continua, per ragioni di risparmio, a negare , persino nella scuola dell'obbligo, a molti studenti disabili l'insegnante di sostegno, figura altamente professionale che opera  nella scuola al servizio di tutti e indipendentemente dal credo religioso degli alunni.


 

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categoria: , miur, scuola pubblica, insegnanti di religione
sabato, 13 dicembre 2008

Quasi nessuno ha ricordato, quest'anno,  l'anniversario di questa strage, la prima di una lunga serie di vicende oscure che testimoniano come l' Italia non sia mai stata una democrazia compiuta. Su Piazza Fontana furono subito evidenti le connessioni tra fascisti e uomini dei servizi segreti, più di trent'anni dopo la cultura fascista appare essere ancora diffusa tra segmenti importanti delle forze dell'ordine, come hanno rivelato i comportamenti tenuti da polizia, carabinieri e polizia penitenziaria durante il G8 di Genova e come dimostrano le interviste del documentario, distribuito oggi in edicola, insieme a L'Unità .


Il film di B.Cremagnani, E.Deaglio, M.Portanuova : "G/8 2001 FARE UN GOLPE E FARLA FRANCA"  ricostruisce in maniera esemplare la successione degli accadimenti di Genova e le risultanze processuali. Chi non trovasse il dvd in edicola lo può richiedere tramite il seguente sito: http://lubenproduction.com/wp/?page_id=222

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categoria:piazza fontana, genova, , g8
sabato, 13 dicembre 2008

Lo sciopero del 12 dicembre ha dato origine a Genova a due diversi cortei, il primo capitanato dalla Cgil e il secondo dai sindacati di base. Nonostante il successo dell'iniziativa, quanto al numero di partecipanti, dividere i cortei non è stata forse un'idea del tutto felice, ma è il frutto inevitabile dello scollamento del sindacato confederale dalle esigenze concrete dei lavoratori. Troppi contratti sono stati firmati dalla Cgil contro i lavoratori e in sostegno di riforme e disegni politici che avrebbero dovuto permettere al centrosinistra e ai suoi uomini di dimostrarsi agli occhi dei poteri forti sufficientemente affidabili per entrare nel salotto buono della politica italiana. Centrosinistra che, nella sua inarrestabile corsa a destra, questa volta è giunto persino a dissociarsi come PD dalla proclamazione dello sciopero generale e che, per inciso,  sarà curioso vedere come affronterà le elezioni europee, visto che le sue due anime non sono d'accordo neppure sul gruppo europeo al quale aderire e, di conseguenza, sul programma per il quale chiedere il voto ai propri elettori. Ma, tornando alla Cgil, che in questo momento è sottoposta al fuoco di fila congiunto del governo, della confindustria e delle altre sigle confederali,  è chiaro che il suo tentativo di capitalizzare la protesta sociale è anche l'unico strumento che ha, in questo frangente, per rimanere a galla e che questo la obbliga a non poter disattendere più di tanto le richieste della sua base, ma di questo non si è tenuto conto. Due cortei, quindi, che non si sono mai incontrati in nessuna fase della manifestazione. Nonostante il discreto successo,  nel corteo alternativo però serpeggiava il malessere di chi è consapevole che manca al movimento un'ipotesi che lasci intravvedere la futura strada da percorrere. Forse erano gli addobbi natalizi, la giornata grigia con i passanti infreddoliti e scocciati, le macchine intruppate verso i percorsi alternativi, i vigili stanchi e il pugno di poliziotti in assetto di battaglia a difendere la sede di Confindustria a trasmettere il sentimento di una battaglia a venire inevitabile ma dall'esito e dal percorso incerto, perché in mancanza di un'analisi complessiva, di un quadro d'insieme e di una proposta politica l' unica risposta è l' autorganizzazione, ma chi sa di cosa si tratti sa anche quanto questa strada sia difficile da praticare in una società svuotata dall'abbruttimento consumistico, dal bombardamento televisivo, dalla dimensione globale dei problemi. Meno dubbi, si suppone, tra chi, per convinzione o consuetudine, si è aggregato al corteo della Cgil conclusosi come da programma, tra grande sventolio di bandiere, con il rituale comizio, dopo il quale tutti, a seconda della categoria, sono tornati al lavoro o sono andati a casa ( Torna a casa Lassie, quando ci sarà ancora bisogno di te ti chiameremo !). L'altro corteo, invece, ha girato per ancora due ore nelle vie della città, in realtà senza una meta precisa, ma con la voglia di esserci, di farsi vedere e con dentro la paura terribile che la concertazione sindacale degli altri e le feste natalizie riescano a spegnere anche la piccola fiammella di questo nuovo movimento.

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categoria:cgil, partitodemocratico, sindacati di base, 12 dicembre