giovedì, 28 agosto 2008

PHNOM PENH:  Fonti ufficiali hanno rivelato che il prezzo della carne di ratto è quadruplicato in Cambogia quest'anno, poiché l'inflazione ha spinto il prezzo dell'altra carne al di là delle possibilità della povera gente. Con l'inflazione dei prezzi al consumo salita al 37 %, secondo l'ultima stima della banca centrale, la domanda ha spinto il prezzo di un chilo di carne di ratto intorno a 5.000 riel ($1.28) dai 1.200 riel dell'anno scorso.

I piatti di ratto aromatizzato all'aglio sono diventati particolarmente  popolari da quando il manzo costa 20,000 riel al kg. Le autorità rivelano che i ratti stanno uscendo allo scoperto nelle aree alluvionali del basso Delta del Mekong, rendendo più facile agli abitanti dei villaggi catturarli.

"Molti bambini sono felici di farsi qualche soldo vendendoli al mercato, ma ne conservano alcuni per la loro famiglia." racconta Ly Marong, un ispettore agrario,  raggiunto per telefono nel distretto di Koh Thom al confine con il Vietnam. "Non sono solo i nostri poveri a mangiare carne di ratto, ma c'è richiesta anche dai Vietnamiti che vivono lungo le nostre frontiere".  Secondo le sue stime la Cambogia fornisce più di una tonnellata al giorno di ratti vivi al Vietnam. I ratti sono mangiati frequentemente anche in Thailandia, mentre il governo di uno stato dell' India orientale incoraggia i suoi cittadini a mangiare ratti nel tentativo di combattere l'innalzamento dei prezzi degli alimentari e, nel contempo, salvaguardare le scorte di grano.



Articolo tratto e tradotto da
THE TIMES OF INDIA del 27 agosto 2008 . Per saperne di più sulle simpatiche bestiole vedi Knowledgebank.irri.org , sul loro uso "culinario" vedi Snopes.com

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categoria:india, cambogia, ratti, inflazione
mercoledì, 27 agosto 2008
L'assalto all' orfanotrofio cristiano in Orissa, mi ha spinto a tirar fuori alcuni vecchi appunti di viaggio.  In Orissa arrivai nel 1989 dopo 11 ore di treno da Calcutta:



Howrah Railway: impossibile da descrivere. Ci si arriva ttraverso un ponte d'acciaio che ricorda quelllo di Sidney. Sorge in pieno bustees, lo slum di Calcutta. Inenarrabile alle nove di sera l'immagine della folla accampata intorno e all'interno della stazione, gli antichi carri di legno che trasportano ai treni le varie merci, il movimento frenetico dei facchini col turbante rosso, gli insediamenti umani intorno al ponte, chi cucina, chi prende il fresco, chi dorme. Mi ha portato in stazione un tassista senza un braccio, mi sono chiesta come avrebbe fatto se fosse stata necessaria una manovra improvvisa.Eppure in questa sorta di bolgia dantesca tutto funziona e anche con una certa efficienza....Girare per Calcutta significa capire che si può vivere anche senza un braccio o una gamba. L'impressione è che la perdita di un arto assuma un significato diverso che in Occidente. La malattia e la morte qui fanno meno paura, l'impossibilità forse di scongiurarne gli effetti fa sì che una menomazione non sia altro che dover affrontare maggiori difficoltà nel compiere un'attività. In una società che è spesso ai limiti della sopravvivenza, l'implicazione sociale della menomazione è inferiore, non c'è spazio per il pietismo sociale, che è spesso un'arma a doppio taglio e, di fronte al problema della sopravvivenza, gli indiani non hanno certo quello dell'immagine.

Calcutta mostra anche una diversa condizione della donna. Non solo le donne lavorano, ma le si vede nei bar e nei ristoranti senza marito e senza figli. Non so valutare se il cambiamento riscontrato, rispetto ai miei viaggi precedenti, sia limitato al West Bengala o riguardi tutto il paese.  L'impressione è che l 'India stia facendo passi da gigante verso la modernizzazione. Se, comunque, il paese procede nello sviluppo a questi ritmi, con il potenziale umano che si ritrova, diventerà prossimamente un paese emergente nell' assetto internazionale...Non ci si trova davanti a un paese-bottega (come in tanti altri casi), ma ad una nazione che ha una sua precisa identità culturale, una struttura statale capillare e piuttosto stabile, nonché un  alto livello di dibattito politico e culturale. Ci sono quindi tutte le premesse per uno sviluppo effettivo del paese, perché, a differenza di altri paesi in via di sviluppo, l' India appare in grado di gestire, e forse anche di produrre tecnologia, autonomamente...Resta il problema del contenimento demografico, l'aumento progressivo della popolazione è un grosso freno allo sviluppo. Altro freno è la questione religiosa che però tocca sempre meno la classe media, che è l'asse portante dello sviluppo.

In Orissa, invece, l'impressione è di tornare indietro con gli anni. La prima idea, vedendo Puri (una delle quattro città sante dell' India), è di un'area estremamente arretrata. I trasporti quotidiani avvengono su enormi carri di legno, le cui ruote raggiungono pressapoco la mia altezza. La maggioranza della popolazione vive in capannine di foglie di palma che sorgono intorno ad acquitrini dalla faccia malarica e poi strade allagate dal monsone, lunghissima spiaggia dove giacciono capovolte lunghe canoe e dove, la mattina, i pescatori siedono a cucire le reti. Orribile la piazza dove sorge il principale tempio della città. Tempio indù off-limits per tutti gli appartenenti alle altre religioni (unico stato indiano che proibisce l'ingresso in un tempio agli "infedeli"). Piazza a forma rettangolare, molto vasta e lercia come tutte le piazze delle città sante, mucche ovunque, bancarelle e risciò da cui parte un continuo ed ossessivo richiamo, bambini che ti tampinano chiedendo l'elemosina, venditori che storpiano tutte le lingue del globo pur di vendere qualcosa...Divinità dalle fattezze ridicole e barbariche costellano la città (Lord Jagannath con il fratello Balabhadra e la sorella Subhadra) . Sulle colline dell' Orissa vivono varie tribù (si parla di 62 diversi gruppi etnici) ferme in alcuni casi all'età della pietra e "protette" dai contatti con gli stranieri. La natura è esplosiva: palme, banani, flora di palude, fiori acquatici e...campi di avvoltoi. La musica tradizionale non ha nulla a che spartire con le consuete melodie indiane, è forte, selvaggia, indiavolata, tutta istinto. Bhubaneswar, la capitale, è una città abbastanza nuova, ma l'atmosfera è scalcinata e in tutta la città c'è un'unica rivendita di giornali.



Oggi i giornali danno molto risalto ai morti in Orissa con titoli come "Cristiani nel mirino", interviste e tentativi di spiegare politicamente l'accaduto. Da parte dell'estremismo indù si rimprovera ai cristiani l'eccessivo proselitismo che fa leva sul bisogno della gente più povera. I cattolici rispondono rimbalzando l'accusa alle sette protestanti, molto attive nel paese.

Il problema è complesso e non si può esaurire in un breve post. Una delle accuse è di uccidere intenzionalmente le vacche per minare uno dei caposaldi della cultura induista. Credo che in questa accusa ci sia un filo di verità. Durante un viaggio nell' 87 mi sono ritrovata a dormire all' Ymca di Madras, in pieno agosto e con il monsone in ritardo, vale a dire mediamente più di 40 gradi. Ebbene, all' Ymca di Madras, con quel clima e in uno stato dove la popolazione è quasi al cento per cento vegetariana, il menu era quasi esclusivamente composto di piatti a base di carne bovina. Un caso ? A me, all'epoca, era sembrata una sorta di rivendicazione religiosa mirante a sancire la superiorità del proprio credo religioso sulle "superstizioni" altrui. Quest'anno in Cambogia, qualcuno lamentava che i missionari americani offrissero la possibilità di studiare a chi avesse abbandonato il buddismo e si fosse fatto cristiano. Stessa accusa è mossa in Algeria, dove, si dice, che spesso la conversione sia l'anticamera di un visto e/o di un permesso di soggiorno in Occidente. Questo ovviamente non giustifica le aggressioni o gli omicidi per motivi religiosi, semmai fa capire come  anche attraverso il dialogo o il conflitto religioso si giochi l'eterna partita tra ricchi e poveri.
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sabato, 23 agosto 2008

Be', per prima cosa non posso inserire le foto, perché le ho cancellate tutte per errore mentre tentavo di eliminarne una che non voleva farsi cancellare in alcun modo ! Peccato, perché la maggior parte erano buone e mi dispiace non tanto per le foto di Angkor Wat e delle zone archeologiche, che si possono comunque reperire ovunque, quanto per quelle scattate nei luoghi meno battuti dal turismo, nei villaggi sull'acqua, nelle piste dell'interno e nelle cittadine talmente abbandonate da finire col somigliare ai fondali di un set cinematografico.


Se dovessi riassumere questo viaggio in un'unica frase, direi che è un viaggio avvenuto in un paese inesistente, senza dare a questo una valenza negativa in sé, ma neppure del tutto positiva. Un luogo inafferrabile, perché 30 anni e passa di guerre di tutti i tipi hanno minato le strutture portanti delle città e la gente sembra limitarsi a sopravvivere in una sorta di vuoto pneumatico in cui mancano tutti gli abituali segni di riconoscimento. Su questo sfondo si muovono 14 milioni di cambogiani e un numero imprecisato, ma non piccolo, di occidentali arrivati in Cambogia a rimorchio delle varie ong e missioni internazionali che hanno creato qui e là delle "oasi" d'occidente, totalmente avulse dal paese,  in cui vivono con il loro servi (mi dispiace usare questa parola, ma mi sembra la più appropriata a definire la situazione) e una media annuale di 2 milioni di turisti in gran parte provenienti da circuiti del tipo "paghi 1 prendi 3" , tour di gruppo o individuali in cui non si perde tempo e si acchiappa in un unico viaggio Vietnam, Laos, Cambogia. In effetti in 3 o 4 settimane ce la fai tranquillamente a vedere tutto quello che "c'è da vedere" in questi paesi, in compenso credo che una scelta di questo tipo fornisca un'immagine alterata, un po' come se si volesse capire l' Italia visitando Firenze, Roma e Venezia.  Insomma, Angkor è magnifica e le rovine pre-angkoriane altrettanto, ma la Cambogia è anche, per noi occidentali, il non sapere dove mettersi una volta usciti dal circuito turistico o da quello delle ong, perchè al di fuori di quelle realtà anche il semplice pensare di sedersi ad un tavolino all'ombra da qualche parte spesso è un desiderio irrealizzabile, perché l'immagine che ti si prospetta davanti è quella di una più o meno lunga serie di baracche che affondano nel fango o nei marciapiedi sconquassati  e "squatted" da moto, biciclette, macchine, venditori e questo è l'unico modello di città sopravvissuto. Poi ci sono i villaggi ed è ancora un'altra storia perché talvolta non vi arriva neppure la corrente elettrica e quindi la vita si riassume nelle sue forme più elementari. in questi casi spesso l'unica acqua disponibile, oltre a quella in bottiglia, è quella piovana o quella raccolta nel braccio di fiume più vicino, di qui l'alto tasso di malaria, di malattie intestinali, di infezioni che colpiscono la popolazione locale, quella infantile soprattutto.


Eppure il paese, grazie soprattutto al turismo, che costituisce una delle fonti principali di ricchezza, in questi ultimi anni sta crescendo ad un ritmo di quasi il 10% annuo, con la creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro, di cui 22.000 solo negli hotel, ma ciò non impedisce che il 60 % della popolazione continui a soffrire di tubercolosi e che l'analfabetismo resti paurosamente alto e che continui il taglio e la vendita illegale di legno nelle zone boschive  con gravi ripercussioni sugli ecosistemi locali.


Non so come la Cambogia ne uscirà. L'impressione è che per ora la gente viva un grande disorientamento di fronte alle nuove e improvvise ricchezze che stanno alterando la cultura tradizionale senza offrire alla maggioranza della popolazione gli strumenti per rapportarsi al "nuovo"  che avanza. Il modello ambito è quello thailandese, ma la Thailandia resta lontana anni luce.


Per un quadro più completo del paese vedi The Phnom Penh Post , Khmer News , Cambodian Times




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categoria:cambogia, 8permille
lunedì, 18 agosto 2008

E' forse il piu' famoso killing field della Cambogia, sicuramente il piu' visitato essendo situato a soli 15 km a sud di Phnom Penh.


A Choeung Ek furono uccisi gran parte dei 17.000 cambogiani e stranieri detenuti nella periferia di Phnom Penh nei locali della scuola superiore di Tuol Sway Prey, trasformata in carcere di sicurezza, il S-21, nel periodo 1975-1978.


La scuola, divenuta oggi il Museo Tuol Sleng, espone le foto delle vittime ritrovate negli archivi della prigione, dei pannelli esplicativi, il regolamento a cui erano sottoposti i detenuti e gli strumenti di contenzione e di tortura utilizzati per estorcere le confessioni ai prigionieri. Il materiale esposto proviene dal   Documentation Center of Cambodia, un ' organizzazione che cerca di ricostruire, attraverso gli archivi e le testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime, gli avvenimenti del periodo.


Le esecuzioni venivano effettuate a Choeung Ek, dove sono stati ritrovati i resti di quasi 9.000 persone, ma 43 delle 129 fosse comuni devono ancora essere scavate. Sul luogo adesso sorge uno stupa che espone, dietro le vetrate delle quattro  facciate. scaffali e scaffali in cui sono impilati i teschi delle vittime.


Una struttura analoga e' stata costruita presso il Wat Phnom Sampeau (a 18 km da Battabang, citta' del nord della Cambogia), su una collina, accanto ad un antico tempio, dove vennero uccise migliaia di persone che furono poi gettate, alcune ancora vive, in alcune cavita' naturali del terreno. I campi di sterminio censiti in tutto il paese sono piu' di 388 e le prigioni 196.


Si parla di un numero di vittime, in quegli anni in Cambogia, complessivo tra 1 e 2 milioni, comprendendo tra essi anche tutti coloro che morirono di fame,  di malattia e di sfinimento.  


Ho provato disagio davanti ai  turisti, in prevalenza orientali, che scattavano  fotografie delle vittime  e degli strumenti di tortura, mi sono chiesta se le avrebbero mostrate agli amici al loro ritorno insieme a quelle che li ritraevano con le due dita alzate sullo sfondo dei monumenti  famosi.


Inevitabile chiedersi perche' sempre le scuole come luoghi di detenzione e tortura. Ci dev' essere qualcosa nella struttura delle scuole che favorisce il controllo e invita alla sopraffazione...pensiamoci

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categoria:cambogia, killing fields
venerdì, 15 agosto 2008
Kep

A circa 175 chilometri da Sihanoukville, sull'oceano indiano. Villaggio di pescatori trasformato nel 1905 dai francesi in stazione balneare e frequentato ormai quasi esclusivamente dalla classe media di Phnom Penh durante i week-end.


Posto incantevole, una collina verde tuffata nel mare, simile a Portofino, ma senza gli yacht e l'esibizione di ricchezza.  Le antiche ville distrutte dai khmer rossi e i loro resti saccheggiati dalla popolazione durante la carestia degli anni '80. Ma la localita' era gia' in declino, declassata dalla nascita di Sihanoukville negli anni '60 con le sue spiagge alla moda che fanno il verso a quelle thailandesi con i bar , i casino e le massaggiatrici sulla spiaggia.


Chi puo' vada a Kep di corsa, prima che sia troppo tardi, stanno costruendo due nuovi complessi  turistici per rilanciarla come resort. Per ora ci sono dei bungalow immersi nel bosco , un paio di alberghi e alle 7 di sera le uniche luci sono quelle delle palafitte sul mare dove si mangia il pesce e l'unico rumore e' quello dell'oceano, talmente forte che copre le voci  di chi ti e' vicino.  Insch'allah non c' e ' una vera e propria spiaggia a Kep,  anche se vi e' un lungomare di 6 chilometri, cosi' per lo meno non diventera' un' altra Rimini,  ma sicuramente i prezzi leviteranno alle stelle e svanira' la sua incredibile tranquillita' e quei paesaggi fatti di vecchie barche di legno ormeggiate sotto gli alberi e di ragazze che entrano vestite tra le onde dell'oceano  a svuotare i cesti di vimini in cui intrappolano i crostacei.


Buon ferragosto a tutti

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categoria:cambogia
sabato, 09 agosto 2008
Hanno venduto Bokor ai Coreani, cosi'  e' del tutto inutile venire a Kampot per visitare il sito, sono in corso i lavori di smantellamento e nel giro di due mesi il sito sara' trasferito in Corea. Il luogo non e' quindi accessibile. Come se noi vendessimo, che so, un pezzo della costa amalfitana ai francesi per ricostruirla sulla Costa Azzurra !

Il fatto la dice lunga , anche un famoso tempio nei dintorni di Siem Reap e' stato venduto dal governo ad un imprenditore privato che ne gestisce adesso privatamente il sito e la strada di accesso.

Ho l'impressione che la Cambogia sia uscita dal gioco ancora prima di iniziare a giocare  !
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categoria:cambogia
lunedì, 04 agosto 2008
e la pioggia non e' un acquazzone sporadico, ma si e' in pieno monsone ?  I cambogiani  "stanno", con quella capacita'  tutta orientale di restare immobili per ore senza fare assolutamente niente, con il sole o con la pioggia.



"Stanno", "esistono" e questo sembra loro bastare. Ci si puo' fare un' idea di questo modo di essere attraverso il cinema. Nei film giapponesi o coreani ci sono sempre lunghe sequenze in cui personaggi principali o secondari sono ripresi nella piu'totale assenza di movimento; a noi appaiono come la descrizione di una condizione esistenziale e forse lo sono anche, ma molto piu'probabilmente ritraggono posture e abitudini che risultano del tutto ordinarie agli spettatori locali.



A noi appare, invece, quasi un ritorno ad una condizione ancestrale, piu' simile a quella animale che a quella occidentale per eccellenza dell' uomo faber. D' altra parte in tutte le culture antiche il movimento e'imperfezione e la sua assenza testimonia il raggiungimento di una interna completezza e soddisfazione. L'immobilita' somiglia all' eternita' se si concepisce il tempo come la misurazione dllo spazio che intercorre tra due punti.



Il monsone qui picchia forte, come sempre sul mare. I turisti nei giorni infrasettimanali sono pochi e tutti stranieri. Il numero dei conducenti di moto e tuk tuk inversamente proporzionale. Il loro continuo richiamo, la loro continua offerta di servizi e' l' elemento di maggiore disarmonia della situazione. In tutta la Cambogia non esistono trasporti pubblici se si eccettua quelli tra citta' e citta' , nemmeno nella capitale che pure fa piu' di 1 milione di abitanti. Il lavoro manca e quindi tutti si improvvisano autisti, considerando che il turismo appare in questo momento una delle principali risorse del paese, il conto e' presto fatto.



C' e' nel paese, in questa sua recente soperta del turismo, qualcosa di fuori posto, di disequilibrato che ricorda la Cina degli anni '90. Da parte del governo l' antipatica politica di tutti i regimi autoritari, comunisti o ex,  che discriminano gli stranieri imponendo balzelli ingiustificati miranti solo a incamerare valuta e da parte della popolazione che ha a che fare con gli stranieri come clienti il tentativo di estorcere il massimo profitto senza alcun rapporto realistico tra prestazioni e costi, sullo sfondo di un' economia da terzo mondo, in cui una parte della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e in cui si accumulano malattie, devastazione del territorio, speculazioni e improvvisi arricchimenti.



Che cosa si fa quindi in un giorno di pioggia, in una citta'di mare che offre solo una spiaggia ? Si legge, si riflette su questo nostro andare alla ricerca di quello che da noi non c' e' piu' o non c' e' mai stato, mentre dove si va vogliono soltanto diventare come noi.



Io sto leggendo Underground di Haruki Murakami, un libro in cui lo scrittore racconta l' attentato al sarin nella metropolitana di Tokyo nel 1995 attrverso il ricordo dei sopravvissuti e cerca di analizzare gli effetti dell' avvenimento sulla psiche giapponese. Ma di questo parlero' un' altra volta.
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categoria:cambogia
venerdì, 01 agosto 2008

Kompong Luong e' un villaggio sull' acqua, nel senso che tutto, dalle case ai negozi alla bottega del meccanico fino alla pompa di benzina galleggiano su delle piattaforme che poggiano su barche, cosi' che il villaggio si avvicina o si allontana dalla costa secondo il livello delle acque del lago. A K.Luong si arriva partendo da Pursat una cittadina a 170 km da Phnom Penh, si percorrono una trentina di chilometri , una pista in terra battuta ed ecco apparire le prime avvisaglie del villaggio: le baracche mal messe, i primi bambinio scalzi, le galline che attraversano la strada e il fango che in questa stagione di monsone non perdona neppure luoghi molto meno poveri di K.Luong.


Gli abitanti sono pescatori di origine vietnamita che negli anni '90 furono massacrati piu' volte dai khmer rossi che ancora combattevano nella zona. Lo stato d privazione e' totale e risalta ancora di piu' sullo sfondo delle acque marroni del lago in cui si pesca, si piscia, ci si lava, si vive e si muore.  Il posto, che la Lonely Planet  (sempre meno attendibile di anno in anno) descrive "magico" e che resta al di fuori per ora dei circuiti turistici, ti stringe il cuore.




Le foto al mio rientro.




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