mercoledì, 30 aprile 2008
 

Perché il PRIMO MAGGIO?

                                                        

Festeggiare il 1° maggio è una contraddizione: lo riconosciamo come un giorno di festa ma non ricordiamo perché. Da giorno di solidarietà internazionale per il conseguimento delle 8 ore di lavoro diventa giorno di scampagnata collettiva, quando non subisce una vera e propria usurpazione di significato, vedi san Giuseppe lavoratore.

                                                        

Era il 1886 e le lotte dei lavoratori in America, anche grazie all'immigrazione europea, erano l'avanguardia del movimento operaio internazionale. A Chicago per le otto ore svariate manifestazioni erano state attaccate e represse da polizia e pinkerton, una polizia privata di cui si servivano i capitalisti.

 

Ad Haymarket Square si era indetta una manifestazione di solidarietà ai lavoratori duramente repressi nei giorni precedenti. Sindaco e capi della polizia presenti abbandonano la manifestazione, senza che vi fossero stati incidenti. Poco dopo una bomba scoppia tra i poliziotti, che iniziano a sparare sulla folla, uccidendo molti manifestanti. La paternità della bomba viene da subito attribuita a lavoratori che militavano in area anarchica ed anarcosindacalista. Otto verranno arrestati e processati.

 

In seguito verranno tutti dichiarati innocenti, peccato che 4 fossero già stati impiccati, uno si suicidò e 3 tornarono liberi solo dopo parecchi anni di carcere. Dal 1893 il 1° maggio è la festa internazionale del lavoro e del riconoscimento della giornata lavorativa di 8 ore. Lucy Parson, moglie di uno dei condannati a morte, assieme ai compagni di lotta riuscì a far conoscere la verità in tutto il mondo e proprio da questa determinazione ed unione di intenti si poterono ottenere le agognate 8 ore giornaliere.

 

Oggi, nel 2008, sulla carta le 8 ore le abbiamo. Sapere da dove vengono è senz'altro importante, ma dobbiamo tenere ben presente che oggi quello che ci viene invece chiesto è di lavorare e produrre sempre di più per poter sopravvivere sempre meno dignitosamente, (la detassazione dello straordinario va in quella direzione); noi non dovremmo limitarci a chiedere stipendi base equi e dignitosi lavorando solo le insanguinate 8 ore e NON DI PIU', dovremmo capire e far capire CHE NON INTENDIAMO PIU' DELEGARE NULLA A NESSUNO, CHE VOGLIAMO, UN PASSO DOPO L’ALTRO, RIPRENDERCI IN MANO LA NOSTRA VITA, LIBERARCI DALLE CATENE DEL LAVORO E LIBERARE IL LAVORO E OGNI ATTIVITA’ UMANA DALLA SCHIAVITU' DEL PROFITTO!

 

Collettivo Libertario Arti e Mestieri

U.S.I. Genova

VOLANTINO..
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categoria:1 maggio
sabato, 26 aprile 2008

Tutti i giornali hanno riportato la selva di fischi che ha accolto il cardinal Bagnasco alla cerimonia di celebrazione del 25 aprile. Quasi tutti i giornali hanno fatto riferimento alle minacce ricevute in passato da Bagnasco, messe in relazione con le sue dichiarazioni contro i Dico.

Perché si continua a parlare delle minacce a Bagnasco come fossero state minacce di matrice politica, quando l'autore, ormai identificato e denunciato, è stato identificato come uno squilibrato che voleva far ricadere le colpe del suo gesto su dei suoi conoscenti di cui aveva persino imitato la firma in calce alla lettera ? Possibile che i giornalisti non si ricordino più dei fatti di cronaca da loro stessi raccontati o bisogna pensare che preferiscano accreditare la storia del cardinale perseguitato dall' "intolleranza laicista" ?



sull'autore delle minacce: Proiettili e minacce a Bagnasco,trovato l'autore: è un ex carabiniere


In questi giorni  è stato presentato per la ricorrenza del 25 aprile  un libro "L'ultima guerra. testimonianze dalla Resistenza" in cui l'autore, Alberto Piccini, ricostruisce la storia attraverso la raccolta di testimonianze orali di alcuni partecipanti ancora in vita. Sono testimonianze che parlano del prima, del durante e del dopo. Nel racconto del "prima" le voci narranti ricordano quando vedevano portare via per qualche giorno padri e vicini di casa in occasione delle visite in città di Mussolini, perchè il regime temeva che gli antifascisti potessero manifestare il loro pensiero anche solo con parole. Peccato per la Chiesa e i suoi accoliti che, per ora, non si possa ancora impedire alla gente di fischiare o di scrivere su di un muro un innocuo "Bagnasco Vergogna", ma siamo sicuri che se si continua così, stampa aiutando, arriveremo presto a misure come quelle prese in occasione delle visite di Mussolini.


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categoria:mussolini, giornalisti, laicità, bagnasco
giovedì, 24 aprile 2008

La vicenda dei genitori che hanno protestato contro la visita pastorale del cardinale Bagnasco alla scuola media di Pieve Ligure continua.


Poiché la visita pastorale rientra tra gli atti di culto la cui celebrazione è vietata per legge durante l'orario scolastico, i genitori potrebbero chiedere alla suola un risarcimento per "danni morali". Per saperne di più cliccare sul seguente link:


Rassegna web del Comune di Genova

mercoledì, 23 aprile 2008

Dichiarazione del presidente FCELP all'agenzia stampa NEV





DICHIARAZIONE STAMPA Da parecchio tempo le visite pastorali del vescovo cattolico di Genova avevano perso il carattere di invasività degli spazi pubblici che aveva dato loro il cardinale Giuseppe Siri. Il cardinal Bagnasco, che da quella scuola proviene, vuole ribadire lo stile del suo maestro, svolgendo in qualità di presidente della CEI un ruolo di apripista degli altri vescovi italiani nell'attacco alla laicità dello stato, con ritorno a prassi e a comportamenti tipici dell'episcopato italiano prima del Concilio Vaticano II. Se non stupisce la compiacenza strumentale che nei confronti di questa nuova linea hanno i politici in cerca di legittimazione, la stessa cosa non può dirsi della sudditanza manifestata nel corso di queste visite da molti dirigenti scolastici, che hanno aperto gli spazi pubblici e educativi della scuola a visite di carattere essenzialmente religioso (pastorali appunto) in contrasto con la loro funzione di garanti della laicità dell'istituzione che dirigono. A preoccupare ulteriormente è che tali visite abbiano avuto luogo, nonostante da parte di docenti e di genitori, si sia manifestato tutto il disagio per tali iniziative. L'attacco alla laicità di fatto si è tradotto in attacco alla libertà di insegnamento dei docenti, privati di alunni nel corso delle visite pastorali, e alla libertà educativa dei genitori non cattolici.


Giancarlo Giovine Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche della Liguria e del Piemonte meridionale


Genova, 23 aprile 2008

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categoria:scuola, concilio vaticano ii, laicità, cei , bagnasco, fcelp
martedì, 22 aprile 2008

Ricominciamo da quelle 8 famiglie e da quei docenti della scuola media di Pieve Ligure che hanno protestato per la visita del cardinale Bagnasco, trovando il coraggio di opporsi ad una consuetudine che viola sistematicamente la laicità delle istituzioni scolastiche pubbliche.


Questo blog è nato 1 anno fa, poco dopo l'uscita dell'ordinanza del ministro della Pubblica Istruzione Fioroni che, con un colpo di mano, ripristinava i crediti scolastici per gli alunni frequentanti l'ora di religione. Da allora sono successe tante cose, è cresciuto l'attacco del Vaticano all'autonomia dello Stato italiano attraverso un quotidiano ricatto rivolto a tutte le forze politiche, una presenza ossessiva in ogni telegiornale e trasmissione televisiva, l'indizione di giornate come il Family Day volte a bloccare il processo di modernizzazione del paese, il boicottaggio sistematico della legge 194, della pillola del giorno dopo, del testamento biologico e di quant'altro si richiami alla libertà individuale del cittadino.


Nel frattempo, però, nell'assenza e nel silenzio di tutte le principali forze politiche, sono nate anche tante iniziative volte a contrastare quest' ingerenza, dalle manifestazioni alternative al Family Day alla protesta dei professori e studenti della Sapienza di Roma contro la proposta del Rettore di fare inaugurare l'anno accademico da Ratzinger, alle manifestazioni per la difesa della 194, alla nascita di blog e siti laici che crescono con un ritmo direttamente proporzionale alla crescente presenza clericale nella vita quotidiana dei cittadini e delle istituzioni italiane.


E queste 8 famiglie fanno pensare e sperare che quest'anno non sia trascorso invano. Per questo blog non ci poteva esser miglior regalo di compleanno.

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categoria:protesta, bagnasco, pieve ligure
mercoledì, 16 aprile 2008

E' facile immaginare che il risultato elettorale spingerà i clericali a tentare di condizionare ancora di più la scuola pubblica, anche se la destra è più usa a servirsi della Chiesa che a servirla.


La Cei batte già cassa, come si vede dall' editoriale dell' Avvenire di ieri a firma Francesco Riccardi, a neppure 24 ore dal risultato, celebra la sconfitta del'Arcobaleno e in primis dei socialisti che avevano fatto (e continueranno a fare, speriamo) della laicità il motivo conduttore della loro campagna. Unioni di fatto, fecondazione assistita, testamento biologico vengono messi in soffitta, mentre balzano in primo piano: "difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, valorizzazione della famiglia e del matrimonio, libertà di educazione".  Aspettiamoci quindi ulteriori attacchi alla 194 e finanziamenti alla scuola privata, che in Italia significa scuola cattolica.  Potrà la destra fare peggio di quanto ha già fatto il centrosinistra, che con la finanziaria  2007 ha tagliato 4 miliardi di euro alla scuola statale e ha incrementato di 150 milioni i finanziamenti alla scuola privata ? Ma le richieste delle scuole private sono ben altre, per farsene un'idea è bene andarsi a leggere il documento Scuola paritaria e risorse finanziarie - Dossier in vista della finanziaria 2008 a cura dell'Associazione Genitori Scuole Cattoliche.


Particolare valore assume quindi, in questo frangente, il rigore con cui la Chiesa valdese difende la laicità della scuola pubblica. Si segnala quindi la risposta sul numero del 18 aprile della rivista Riforma data ad un gruppo di docenti genovesi che si sono lamentati delle proteste seguite alla celebrazione di una messa pasquale in orario scolastico:


Un atto di culto non è un «momento educativo»

LUCIANO ZAPPELLA*

Come dice Davide Rosso nella sua replica, i lettori di Riforma saranno perfettamente in grado di valutare,

oltre al fatto in sé, il tono e il contenuto di questa lettera. Dal momento, però, che la missiva è stata inviata, per conoscenza, all’Associazione «31 ottobre», è doverosa una breve replica.

Mi sembra che le considerazioni dei docenti genovesi

(non si capisce bene se rappresentativi dell’intero Istituto o una sua «punta di diamante ») dimostrino approssimazione giuridica e disinvoltura pedagogica.

In ordine al primo aspetto, un Consiglio di istituto e un Dirigente scolastico dovrebbero sapere che la citata CM n° 13377/544/MS del 13/ 2/1992 sottolinea come le attività di culto possano svolgersi, eventualmente, solo in orario extrascolastico (cfr. le sentenze del Tar Emilia Romagna n. 250/93 e del Tar Veneto 334/95). Quanto poi alla sentenza n. 3635 del 15/11/2007 del Tar Veneto, essa si riferisce alla visita del vescovo e non ad atti di culto in orario scolastico.

Al di là però degli aspetti giuridici, è evidente come nella lettera vi sia una contraddizione di fondo: da un

lato infatti si afferma (giustamente) che «lo Stato democratico è garante del riconoscimento delle identità e delle differenze», mentre dall’altro si propone una messa come momento educativo, senza accorgersi (?) che si tratta di un atto palesemente discriminatorio (l’argomento della non costrizione nei confronti degli studenti è pretestuoso).

Viene spontaneo chiedere agli estensori della missiva: che cosa sono per voi i «valori della tradizione nazionale prevalente»? Sono quelli della Costituzione italiana o quelli della religione maggioritaria?

Chiunque si rende conto che non si tratta della stessa cosa. E l’ambiguità su questo punto non attiene alla sfera delle libere opinioni, ma è questione dirimente dalle evidenti ricadute didattico-educative. Pare poi che i docenti dell’Istituto genovese abbiano uno strano concetto del ruolo educativo della scuola: un atto di culto educa alla fede e insieme la presuppone (la liturgia ha anche una funzione pedagogica); non

può certo essere usato, al di là della correttezza giuridica, come modalità concreta per veicolare educazioni alla cittadinanza e alla solidarietà. Come è possibile non rendersi conto che una messa o un qualsiasi atto di culto è cosa ben diversa da momenti formativi quali quelli citati nella lettera? Più che atti di culto o crocefissi sparsi qua e là nelle aule, la scuola svolge la propria funzione educativa e formativa

nel momento in cui si fa carico di colmare lo spaventoso deficit di conoscenza riguardo ai testi sacri (la Bibbia in primo luogo) e, più in generale, al fatto religioso. Tutti gli studenti dovrebbero essere messi nelle condizioni di possedere gli strumenti culturali per valutare criticamente la rilevanza storica, sociale

e culturale delle religioni (e non solo di quella maggioritaria). Dopo di che, nelle proprie parrocchie, chiese e moschee, ognuno potrà approfondire la propria fede.

Per quanto ci riguarda, la difesa della laicità dello Stato e delle sue istituzioni (la scuola in primis) è anche, e soprattutto, una difesa del nostro essere credenti. Per noi non c’è nessuno iato tra essere cristiani e difendere la laicità. È la nostra vocazione come credenti, prima ancora che come cittadini/e. Spiace

quindi che ci si accusi di portare attacchi contro la libertà di espressione. Si rassicurino dunque i

colleghi di Genova. Nessun attacco, ma pura e semplice fedeltà all’Evangelo. Evidentemente, a differenza dei nostri interlocutori, noi riteniamo che le differenze teologiche non possano passare in secondo piano. 

* vicepresidente Associazione «31 Ottobre»


La lettera di protesta spedita dai docenti cattolici del Firpo-Buonarroti a "Riforma" dopo che la rivista aveva denunciato la violazione del divieto di compiere atti di culto in orario scolastico:


Gentile Direttore,



ha suscitato curiosità e, lo ammetto, stupore in tutti noi, professori dell'Istituto "Firpo-Buonarroti" di Genova, la lettura dell'articolo pubblicato dal vostro settimanale il 28 marzo scorso, a firma di Davide Rosso, dal titolo " Una messa pasquale in orario di lezione?"



L'articolista dimostra, innanzitutto, una scarsa dimestichezza con quello che, in linguaggio giornalistico, viene definita "correttezza professionale", poiché ha preso per buone le affermazioni di una collega senza verificarne direttamente la veridicità sia presso il Dirigente della scuola, sia presso coloro che hanno promosso e condiviso l'atto di culto incriminato. Dalle sue parole si evincerebbe che centinaia di ragazzi del Firpo-Buonarroti siano stati manipolati e convinti a partecipare alla messa. La realtà è invece l'esatto opposto: cioè che centinaia di allievi dell'Istituto hanno consapevolmente e liberamente scelto di vivere la messa come uno dei diversi momenti educativi che la scuola propone nel corso dell'anno scolastico ( Adozioni a distanza, Alcolisti Anonimi, Aism, Arsenale della Pace, servizio ai poveri, visita alla Sinagoga ebraica).



Mi preme anzitutto tranquillizzare lo scrivente su un punto: " il clima che vi si sta vivendo ( nel nostro istituto, n.d.c.) in termini di rispetto della laicità" è perfetto; nessuno degli alunni che hanno preso parte alla celebrazione si è sentito costretto, indotto, persuaso, cooptato a farlo. E questo perché ( chi vive con i giovani lo sa) essi non seguono chi li spingesse a compiere un qualsiasi atto rispetto al quale non siano liberi e motivati. E' lo stesso motivo per il quale chi anonimamente e ideologicamente ci accusa non è riuscito a portare la testimonianza di un solo allievo che si sia sentito discriminato sia nel partecipare alla Messa sia nello svolgere regolare lezione in classe. Semmai è avvenuto, invece, che qualche classe non abbia partecipato al culto perché scoraggiato a farlo.



Quanto al rilievo che la legge vieti atti di culto all'interno della scuola, avrebbero compiuto un atto meritorio lo scrivente e la solerte professoressa a leggersi la Circolare Ministeriale del 13/2/92, protocollo n° 13377/544/MS che non esclude la partecipazione degli alunni ad attività di carattere religioso; la suddetta Circolare Ministeriale è stata confermata nella sua legittimità con i pareri numero 391 e 392 del Consiglio di stato in data 26/3/93. Molto più recentemente, il TAR del Veneto, con la Sentenza del 15 Novembre 2007 numero 3635, si è espressa favorevolmente in tal senso, condannando la ricorrente UAAR ( Unione Atei Agnostici Razionalisti ) alla rifusione delle spese processuali.



Peraltro, lo stesso Consiglio di Istituto ( cui prendono parte le componenti professori-genitori-alunni-personale Ata, nonché DGSA e Dirigente Scolastico), nella seduta del 12 Febbraio scorso, ha deliberato all'Unanimità la partecipazione al rito pasquale. Né troviamo pertinente l' accusa del culto svolto in periodo elettorale, quasi esso sia cogente di scelte politiche o elettorali.



Con ciò, intendiamo anche rimandare al mittente la pretestuosa motivazione dell'attacco alla laicità: lo stato laico non è sinonimo di stato indifferente alle identità e alle loro culture. Soprattutto non può e non è mai indifferente ai valori della tradizione nazionale prevalente cui esso fa storicamente riferimento, come è dimostrato nella Costituzione dello Stato Italiano e nell'Intesa del 1984. In ogni caso, uno stato Democratico non è indifferente ai grandi valori che stanno a fondamento della stessa convivenza democratica, quali quelli delle libertà civili e della convivenza dialogica. Dunque, lo stato democratico, e con esso la scuola, è LAICO perché non si identifica con nessuna visione del mondo, ma non è affatto neutrale nei confronti dei valori fondanti. In un contesto di pluralismo delle formazioni sociali, di culture, di etnie, di religioni lo stato democratico è garante del riconoscimento delle identità e delle differenze. Perciò non può difendere la causa degli uni e osteggiare quella degli altri.



E' tale la rilevanza e l'ovvietà di queste parole che ci risulta che diverse scuole della città concedono, a chi lo richieda, di partecipare alla messa pasquale e che ad essa prendano liberamente parte anche alunni non cattolici. E, contrariamente a quanto afferma la signora Anna Ivaldi, i cattolici non sono gli unici a valersi dell'esonero per celebrare il culto: informo che agli alunni Cristiani Avventisti del Settimo Giorno ( Intesa con lo stato Italiano del 1986 ulteriormente recepita nel 1988) e agli allievi di religione ebraica ( Intesa tra la Repubblica Italiana e l'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane del 1987) è riconosciuto il diritto di assentarsi dalle lezioni nel giorno di sabato per onorare il culto e le loro assenze si danno per giustificate.



D'altra parte, non è trascurabile il fatto che un attacco simile provenga da coloro che, come noi, condividono la medesima fede cristiana. Di fronte a un mondo sempre più intollerante nei confronti di chi crede e che insieme occorre fronteggiare, ritenevamo che le differenze teologiche passassero in secondo piano. Prendiamo atto che, probabilmente, ci sbagliavamo.

Cordiali saluti



PROFF. Usai, Piana, Sanna, Bottaro, Fenoglio, Rotolo, Arcelli, Aloi, Zornio, Tardivelli, Vacchelli, Montecucco, Morgante, Coldani, Ferrando, Salvaneschi, Ottonello.

Genova, 4 Aprile 2008


La risposta ai docenti genovesi di DAVIDE ROSSO (redattore di Riforma):


Il lettore tragga le conclusioni

Se ha «generato stupore» la lettura del mio articolo, altrettanto stupore ha suscitato in me la lettura di questa che, se non capisco male, dovrebbe essere una risposta, o una puntualizzazione su di esso. Lascio ovviamente ai lettori di Riforma, abituati da molti anni ai dibattiti sulla laicità e a quelli sull’insegnamento della religione a scuola, valutare i contenuti e i riferimenti alle questioni in materia (per un approfondimento, e il suggerimento vale anche per i professori firmatari della lettera, si può comunque fare una «visita » al sito dell’Associazione 31 ottobre sezione «Vademecum », i riferimenti legislativi sono ben chiari).

Al di là del tono non proprio dialogico della lettera (ma quando si puntualizza è ovvio che ci può scappare di fare un po’ la lezione a colui al quale ci si rivolge), mi preme però chiarire che per la «costruzione» del mio articolo ho usato tre tipi di fonti, oltre ai riferimenti legislativi in materia di insegnamento della religione cattolica a scuola: la professoressa del «Firpo-Buonarroti», di cui non ho fatto appositamente il nome; il Concistoro della Chiesa valdese di Genova e la sua presidente, Anna Ivaldi, che del resto ha scritto il suo pensiero su un organo di informazione genovese e inviato un documento alla scuola Firpo-Buonarroti; e

infine una circolare del dirigente scolastico della scuola, che faceva riferimento alla riunione del Consiglio di istituto del 12 febbraio. Cioè mi si accusa di non aver sentito le parti in causa e in particolare il dirigente o chi aveva promosso l’iniziativa, quando in realtà ho citato proprio un documento ufficiale da lui firmato. Aggiungo, ma non vuole essere polemico il mio appunto, che una messa non è solo «un’attività di carattere religioso» ma è un atto di culto. A margine poi vorrei dire che la discriminazione per assurdo, se si vuole non è solo per chi non partecipando alla messa ha dovuto recarsi a scuola (la circolare diceva che chi non andava a messa era «tenuto a partecipare alle lezioni») ma anche per chi andando a messa ha perso un’ora di lezione. Ma non voglio e non devo, non spetta a me, valutare. A me spetta informare, e penso che l’informazione data fosse corretta e completa. A questo punto, se si vuole, essa risulta arricchita con un intervento ulteriore di chi ha sostenuto l’iniziativa delle messe pasquali. Ribadisco, i lettori di Riforma valuteranno e tireranno le conclusioni.

Davide Rosso

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categoria:laicità, cei , chiesa valdese, elezioni 2008, messa pasquale
lunedì, 14 aprile 2008

Un piccolo collage dei post e degli articoli più spiritosi, più trasversali , più intelligenti apparsi in questi giorni sulla Rete e che ho avuto la fortuna di leggere:


Noi non possiamo entrare. Ieri ho sognato che andavo a votare e morivo in cabina elettorale...


Nulla poteva salvare la foresta dal fuoco, tranne un prodigio (dallo spot Vigorsol – Air fresh explosion)

Avete presente la crisi Alitalia ? Accantonate tutto e concentratevi sull'elegante Boeing 777...


Previsioni: do i numeri  E intanto, ieri era il 7 aprile...


11/04/2008 - Lo spirito del nostro voto  Gli esichiasti - e chi cazzo sono ?


(Mi) Candido ovvero l' ottimismo  Il giornalista di riferimento del quotidiano impegnato sale le scale...

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categoria:alitalia, elezioni 2008
giovedì, 10 aprile 2008

Il Ministro della Salute Livia Turco invita i cittadini a segnalare al Ministero le difficoltà ad ottenere la prescrizione medica per la pillola del giorno dopo.


Telefonare ai n. 0659942378 - 0659942758  (dal lunedì al venerdi dalle 9 alle 12) o segnalare via email, senza limiti di orario, al sito www.ministerosalute.it   nella sezione "Scrivi all' Urp" . La segnalazione sarà trattata entro le 24 ore nei giorni feriali e le 48 ore nei fine settimana.

sabato, 05 aprile 2008

Ma come vi permettete di non candidarmi ?


paolida 05/04/2008 - 00:00


Che l' Italia sia provinciale è noto. La mancanza, in ambito accademico, di un nutrito gruppo di specialisti dei paesi extraeuropei, ne è uno dei segni più evidenti. Cosa che ha fatto la fortuna di laureati e ricercatori provenienti da paesi in via di sviluppo, che hanno per questo trovato facilmente una collocazione nelle università italiane, pur non dotati di particolari meriti scientifici.

Chiamati a intervenire in qualità di esperti da quotidiani e trasmissioni televisive hanno conquistato, in seguito, una certa popolarità tra il grande pubblico, cosa che ha spinto alcuni partiti ad offrire loro una candidatura fondata sull' appartenenza etnica o religiosa. Anche i partiti sono espressione della cultura di questo paese e pertanto ne condividono pregi e difetti, tra cui quello che apparire "aperti" sia più importante che esserlo davvero.

A differenza del personaggio del film di S.Frears "My beautiful laundrette" che risponde "Di mestiere faccio l'uomo d'affari , non faccio il pakistano" all'allibito skinhead che lo aveva visto sfrattare di casa l'inquilino pakistano ma moroso, i nostri si sono specializzati nel ruolo del "musulmano" . Tutti sembrano, insomma, aver dimenticato che una società davvero avanzata si avrà solo quando ci saranno, per esempio, i musulmani che non faranno di mestiere "i musulmani" , ma si occuperanno di qualsiasi altra cosa, l'ambiente, la salute, lo studio della lingua cinese e nessuno si chiederà a quale religione o etnia appartengano.

Invece, in Italia, siamo ancora lontani da questo, quindi i nostri ritengono di essersi conquistati il diritto a vita ad un seggio in Parlamento  perché stranieri o musulmani e, una volta esclusi, fanno le pulci agli altri candidati in lista, rivendicando i propri meriti: "«Tutti quei candidati illustri sconosciuti! Paragonati a me, che ho scritto 8 o 9 libri?» protesta Khaled Fouad Allam in un intervista al Corriere della Sera, molto poco accademicamente, con quella sorta di naivité e prepotenza tipica della sua cultura di origine nel difendere "il bottino" duramente conquistato dalle mire altrui.

Ed eccolo annunciare la sua uscita dal PD e la sua partecipazione ad una manifestazione contro la Moschea di Colle val d'Elsa organizzata dal partito avverso, pronto, se glielo offrono, a lavorare per un governo di centrodestra. Complimenti a lui, a chi lo ha mandato in Parlamento e a chi lo continuerà a stipendiare ancora a spese nostre

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categoria:elezioni, candidati, pd , pdl , khaled fouad allam
giovedì, 03 aprile 2008

              NO




per questo è assolutamente ininfluente votare per l'uno o per l'altro schieramento alla prossima tornata elettorale.

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categoria:elezioni 2008