lunedì, 25 febbraio 2008

Per la seconda volta mi ritrovo a segnalare un articolo di Furio Colombo il cui tema va alle radici del nostro malessere e che da solo potrebbe spiegare tante cose, non ultima questa nuova tornata elettorale che tende ad espellere il tema fondamentale del lavoro e dei rapporti sociali, ridotti ad una sceneggiata che ha come interpreti una carrellata di personaggi appartenenti alla società dell'apparire e che vendono il proprio nome a colui che sembra loro garantire che nulla davvero cambierà.


Lavoro, maledetto lavoro


di  Furio Colombo


È stata la cacciata dall’Eden o la globalizzazione a svilire il lavoro e a far diventare merce la vita di tanti?

Cerco di riflettere intorno a un fenomeno che sta diventando il grande dibattito nella campagna elettorale americana e in quella italiana. Il lavoro è una disgrazia, un dovere o una sgradevole, temporanea necessità?



Certo niente è più strano del lavoro nella vita umana: lo cerchiamo e desideriamo come una salvezza appena adulti, lo sopportiamo come un pesante bagaglio per decenni, se lo troviamo, e lo lasciamo malvolentieri, nonostante le false dispute sulla presunta voglia di molti di andare in pensione troppo presto e che invece è solo paura di non trovare più la pensione, cioè un residuo decente e dignitoso della paga.

Se esistesse una storia del lavoro, ci accorgeremmo subito che si alternano nei secoli periodi di troppo lavoro - dalla schiavitù delle filande ottocentesche in cui si lavorava anche la domenica. In quei periodi l’infelicità veniva dalla fatica. E periodi senza lavoro, tra carestie, fame, pestilenze e guerre. E allora l’infelicità è provocata dalla penuria.



Mi ricordo di una notte indiana - erano gli anni Sessanta - in cui sono uscito dall’Hotel Taj Mahal di Bombay (credo che oggi dicano Mumbai) e mi sono accorto che la passeggiata notturna che mi ero proposto non sarebbe stata possibile.

Tutte le strade, tutti i marciapiedi, larghi percorsi e vicoli oscuri, erano occupati da corpi che dormivano. Era come una città scoperchiata, come vedere dentro migliaia di case, ma attraverso una vertiginosa diversità di classi. C’era chi dormiva sulla strada con lenzuola e cuscini, chi con una coperta, chi solo con uno straccio, chi con niente. Niente vuol dire nudo sull’asfalto, dunque una immagine estrema e finale della vita senza il lavoro, da cui si risaliva a un di più guadagnato con più mani, più ore, più abilità, più fatica, fino a una curiosa soglia del benessere che l’India, allora, ti rivelava: arrivavi ad avere molto con il lavoro, anche le belle pentole di rame ben lucidate, disposte intorno alla sposa che dorme. Molto ma non la casa.



Ci ho pensato quando ho cominciato a leggere sui giornali americani, e a vedere nelle immagini della Cnn, di Sky, di Fox Television le famiglie americane che, a causa della crisi dei mutui non più rimborsabili (la crisi che sta facendo zigzagare le Borse del mondo e sta facendo tremare immense banche) hanno perso la casa, che è stata ripresa dal creditore quasi all’istante. Anche in quelle immagini c’erano pentole e suppellettili, oggetti della comune intimità domestica, coperte piegate con cura e camicie pulite. E volti di uomini e donne che non avevano perso il lavoro ma avevano perso la casa e chiedevano con stupore alle telecamere: «E adesso dove vado?». Chi avesse avuto la pazienza di restare fino alla fine di quel notiziario (o di sfogliare fino alla parte “economia” le pagine del giornale) avrebbe notato una strana relazione tra quelle immagini e titoli secchi e chiari come questi: «GM: 30 mila licenziamenti». «Citybank: dopo la crisi dei mutui ne hanno lasciati andare 20mila».


l'articolo continua su  L'UNITA'



 

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domenica, 24 febbraio 2008
We shall all pay for Kosovo's independence



23 February 2008 | Source: EUOBSERVER

Peter Sain ley Berry





If one thing is certain it is that the Kosovo story has not ended with the province's unilateral declaration of independence. On the contrary, it looks as though Kosovo will be hanging even more heavily around the necks of the international community and the European Union in particular for a great many years to come.



l'articolo continua su B92
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venerdì, 22 febbraio 2008

 Un blog scanzonato e non schierato :   www.samopravo.net


Notizie, ma soprattutto riflessioni dall'area balcanica

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categoria:balcani
giovedì, 21 febbraio 2008
 I radicali entrano nelle liste del PD. Il cuore vorrebbe non crederci, ma la ragione eccome se ci crede !
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martedì, 19 febbraio 2008

Un'insegnante spagnola di religione è stata licenziata sei vol­te per decisione dell'episcopato. In Spagna, come in Italia, gli insegnanti di religione sono pagati dall'amministrazione pubblica, ma vengono scelti per insindacabile giudizio dei vesco­vi. Una differenza tra la Spagna e l'Italia, però, c'è, e non è affat­to di poco conto. Ogni volta che Nereida del Pino Diaz Mederos, l'insegnante, è stata sospesa dall'insegnamento di Religione e Mo­rale cattolica presso la scuola secondaria Jianmar III di Galdar (Canarie) perché "colpevole" di convivere con il suo compagno senza essere sposata, le autorità laiche hanno preso le sue difese, obbligando quelle ecclesiastiche a riassumere la "reproba". La quale, a dire il vero, dopo sei anni consecutivi di persecuzione, ha annunciato di voler mollare: «Queste situazioni - ha detto - ti distruggono la vita. Mi sto cercando un altro lavoro».



Ora, partendo proprio dal clamore suscitato dal caso di Ne­reida, il governo Zapatero ha messo allo studio un decreto che obbliga le gerarchie ecclesiastiche a fornire spiegazioni sul li­cenziamento o sulla mancata conferma degli insegnanti di reli­gione. Se le spiegazioni non risultassero convincenti, agli inte­ressati verrebbe garantito il ricorso alla giustizia amministrati­va. Non risulta che in Italia, dove casi simili a quello della pro-essoressa delle Canarie non sono mancati, si sia orientati ver­so una simile soluzione. Forse, invece, sarebbe il caso.

"Il Riformista" del 30 novembre 2006

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lunedì, 18 febbraio 2008

Articoli, approfondimenti e links dalla stampa balcanica sulla questione Kosovo


Le Courrier des Balkans

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categoria:kosovo, macedonia, serbia, republika srpskaa
domenica, 17 febbraio 2008

Sabato 23 Febbraio 2008 alle 16.30 in Piazza de Ferrari a Genova, presidio per la difesa della 194 con raccolta di firme per sottoscrivere l’appello.



E’ necessaria la presenza di tutte/i quindi se vi trovate nei dintorni accorrete numerose/i.



Ecco il testo del volantino…





Stampato in proprio

SABATO 23 FEBBRAIO 2008

PIAZZA DE FERRARI ORE 16,30

MANIFESTAZIONE CITTADINA

Per difendere la legge 194

Dopo l’intervento dei NAS nei consultori genovesi

Dopo l’irruzione della polizia al Policlinico di Napoli - su segnalazione anonima senza

alcun mandato - mentre nel pieno rispetto della legalità si era appena effettuato un

aborto terapeutico su una domma a cui purtroppo avevano riscontrato

gravi malformazioni fetali

Dopo che il corteo delle donne è stato caricato dalla polizia

risulta chiaro che in Italia esiste un

fortissimo rischio di deriva fondamentalista e di crisi

della libertà e dell’ autodeterminazione femminile.

Non bastava la richiesta di moratoria, i tentativi di revisione in senso restrittivo della legge,

l’inserimento dei dissuasori nei consultori pubblici, l’obiezione di coscienza di medici e di

farmacisti: vogliono far tornare le donne nella clandestinità, perché nei servizi sanitari

pubblici non possiamo sentirci più al sicuro.

C’è bisogno di una forte mobilitazione

stanno cercando di ammanettare

la laicità e la democrazia

Esprimiamo solidarietà a Silvana, di Napoli, e a tutte le donne che hanno fatto

scelte difficili e vengono ora tacciate come criminali.

Partecipiamo alla manifestazione indetta dalla rete 194

sabato 23 febbraio in piazza De Ferrari alle ore 16,30

e firmiamo ai banchetti l’appello per la difesa della legge 194

oppure sul blog:http://rete194.wordpress.com



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giovedì, 14 febbraio 2008

ABORTO: DOPO I FATTI DI NAPOLI DOMANI LE DONNE IN PIAZZA

Per rispondere agli attacchi violenti contro libertà ed autodeterminazione,domani le donne saranno dinuovo in piazza.

A Roma l'appuntamento è per

le 17 davanti al Ministero della Salute (Lungotevere Ripa 1).

A Bologna

sit-in sempre alle 17 al Policlinico Sant'Orsola (Via Massarenti 9).

A Napoli presidio dalle 17 in Piazza Vanvittelli.

A Milano sit-in alle 18

alla Clinica Mangiagalli.

A Venezia, presidio dalle 15.30 all'ex

ospedale G.B. Giustinian (Dorsoduro 1454, fondamenta Ognissanti).



COMUNICATO DELL'ASSEMBLEA ROMANA

L'Assemblea delle femminste e delle

lesbiche romane che si è tenuta oggi 13 febbraio presso la Casa

internazionale delle donne, ha visto la partecipazione di numerose

donne di tutte le età che si sono espresse in modo fermo e determinato

contro l'azione violenta e ingiustificata perpetrata ieri 12 febbraio

presso il Policlinico Federico II di Napoli.

Le donne presenti

ritengono che quanto avvenuto è una vera e propria dichiarazione di

guerra. Una violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla

crociata per la moratoria sull'aborto. Una dichiarazione di guerra

annunciata, preparata, provocata e istituzionale, da quando lo Stato e

la politica hanno abdicato allaloro responsabilità e alla scelta di

laicità.

Il tema dell'autodeterminazione delle donne è una scelta di

ogni singola donna. A Napoli una donna ha subito violenza, è stata

violata la sua privacy, è stato impedito e ostacolato il suo diritto

alle cure necessarie (peril tempo occorso ad interrogarla), è stata

umiliata e le è stato imposto di "dare conto" ad estranei in divisa,

della sua personalissima scelta.

Un magistrato e sette poliziotti hanno

violato la legge agendo in abuso di poteri ai danni di una donna e di

tutte le donne.

 





Giovedì 7 febbraio è stata approvata dal Consiglio comunale di Chioggia la mozione sulla moratoria dell' aborto proposta dal cinico guerrafondaio mai stato cattolico Giuliano Ferrara. Sollecitata dai fascisti di Azione Giovani e rilanciata da alcuni consiglieri di Forza Italia, non è che il primo atto di un teatro degli orrori che vede imputate le donne e la loro libert¨¤ di autodeterminarsi. In Veneto, una regione che conta l' 85% di obiettori medici in tema d' aborto, dal 2004 le donne lottano contro la proposta di legge regionale avanzata dal Movimento per la Vita che prevede la libera scorribanda medioevale degli antiabortisti nei consultori pubblici. Nonostante sia passato due volte al vaglio delle commissioni e sia stato fatto "sparire" grazie alla grande mobilitazione femminista che ha visto migliaia di donne a Venezia nell' ottobre 2006, Udc Lega e AN ci riprovano, senza alcun effetto, ogni volta che qualche provocatore maschio riaccende il cerino della legge194.Come se non bastasse, è giunta la terribile notizia del blitz della polizia al Policlinico di Napoli dovuto, dicono, alla segnalazione anonima di un infanticidio in flagranza (Art. 578 Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale), risoltosi nell' ammissione di un normale e legale aborto terapeutico, dopo lunghi e illegittimi interrogatori e sequestro del materiale biologico espulso (previo riconoscimento della "vittima" da parte della madre). Chi ci dice che la telefonata sia mai arrivata? Chi può garantire che non vi fosse tra le corsie un poliziotto in borghese in attesa di poter punire quei medici che non obiettano all' IVG? Viviamo sui nostri corpi un accanimento disumano e rabbioso contro la nostra libertà di scelta, sempre più violento e sempre più ingiurioso. Dalle parole di un personaggio come Ferrara siamo passati alla polizia, finiamo arrestate perché esercitiamo la nostra libera scelta, perché non proviamo vergogna nel gridare i nostri bisogni e desideri, perché siamo femministe e non ci pentiamo, perché siamo lesbiche e lo diciamo forte, perché siamo trans e ne andiamo fiere, perché ci battiamo contro l' imposizione dell' istituzione eterosessuale e dei doveri di moglie e madre che già  il fascismo ci costrinse a subire. Non abbiamo paura, né della polizia né dei giochi politici che ancora una volta, per l' ennesima tornata elettorale così come per l' ennesimo scambio di favori istituzionali, vengono condotti sopra e contro i nostri corpi. E' chiaro che la proposta di moratoria sull'aborto ha avuto echi straordinari tra gli integralisti che siedono e siederanno nel nostro Parlamento. E' chiaro il servilismo del nostro ceto politico ai diktat vaticani così come pare chiaro che non possiamo accettare una campagna elettorale tutta incentrata su come stigmatizzare i nostri corpi e come limitare la nostra libertà di autodeterminazione.Le compagne napoletane saranno giovedì 14/02/2008 alle 17.00 in presidio in Piazza Vanvitelli. Le donne stanno organizzando ovunque presidi in concomitanza con quello napoletano.A Venezia chiamiamo tutte le donne e tutte le realtà lgbtq a partecipare alle 15.30 al PRESIDIO davanti all' ex ospedale G. B. Giustinian, Dorsoduro 1454 (Fondamenta Ognissanti) sede attuale del consultorio.


                                       Collettivo femminista VengoPrima!

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categoria:donne, mobilitazione pro 194
mercoledì, 13 febbraio 2008

                          VOTIAMO SOLO LAICO     



Noi cittadini italiani laici, che cioè crediamo nell'indipendenza dello Stato dalle interferenze ecclesiastiche, preso atto della scarsa considerazione che i politici italiani hanno dimostrato nei nostri confronti, alle prossime elezioni politiche ci impegnamo a NON VOTARE per i partiti che NON si facciano promotori di una politica realmente laica. Una politica cioè che riconosca l'importanza della libertà religiosa ma la collochi esclusivamente nella sfera privata e non in quella pubblica, che riconosca a tutti i cittadini italiani i diritti di uguaglianza previsti dall'art. 3 della Costituzione.



In particolare riteniamo che nessuna legge dello Stato debba favorire con privilegi di natura economica o di altro genere le associazioni religiose,nè finanziare con denaro pubblico iniziative di carattere religioso aventi come unico scopo l'esercizio di un particolare culto o la diffusione dello stesso. Qualora alle iniziative di tali enti confessionali venisse riconosciuta un'utilità sociale esse potranno concorrere all'accesso ad eventuali finanziamenti insieme ad altre associazioni ed iniziative di natura laica ed aventi le medesime finalità.



I cittadini laici che sottoscrivono questo documento si impegnano a selezionare con attenzione quei partiti dell'area politica in cui si riconoscono, votando solo coloro che prenderanno una posizione netta ed evidente nella direzione di una politica realmente laica. In mancanza di tale esplicita presa di posizione, decideranno di esprimere la propria preferenza per un'altra area politica sicuramente laica, oppure di votare scheda bianca o nulla.



La laicità è un principio fondamentale dello Stato!




 


 






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categoria:elezioni, , laicità
martedì, 12 febbraio 2008

Un tristissimo anniversario


Dal blog di Lafayette (5304) - Lunedì, 11 Febbraio 2008 - 9:24pm


Ricorre oggi, 11 Febbraio, il settantanovesimo anniversario della firma dei patti lateranensi, che istituì nel lontano (o vicino?) 1929 il regime concordatario tra Italia e Città del Vaticano.



Cosa ciò abbia comportato per la vita politica e civile del nostro Stato é tuttora, purtroppo, sotto gli occhi di tutti: privilegi intollerabili di cui gode il clero, insostenibile arretratezza nel campo dei diritti civili e, dulcis in fundo, un potere d’interdizione e condizionamento della politica da parte delle gerarchie ecclesiastiche, favorito da una sovraesposizione (anzi di un vero predominio) mediatico, nemmeno concepibile sinanco ai tempi della prima Repubblica a guida democristiana.



Se aggiungiamo, poi, l’introduzione del diabolico e truffaldino meccanismo di pubblico finanziamento della chiesa, avvenuto in grazia della revisione concordataria degli anni ottanta, abbiamo la perfetta dimostrazione di cosa significhi abitare in un paese a sovranità (molto) limitata.



L’otto per mille dell’IRPEF attribuito, volenti o nolenti, alla chiesa cattolica costituisce un monstrum giuridico, e dipinge un vivido quadro da ancien règime, dove un clero famelico e corrotto deruba un popolo incassando i proventi, circa un miliardo di Euro l’anno, di una vera e propria “decima”, ottenuta da una corte di oligarchi politici, sempre più timorosi degli umori popolari e ansiosi di unire un’alleanza di “trono e altare”onde perpetuare il proprio potere.



La battaglia per la difesa della laicità dello stato permetterebbe in primis ai cattolici italiani di poter esercitare quella libertà, che da più parti si tenta di sequestrare.



Per quel che riguarda noi laicisti con la bava alla bocca, faremo di tutto, nel nostro piccolo, perché su questo scelleratissimo concordato possa, un giorno non lontano, calare una meritatissima damnatio memoriae.



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categoria:concordato, patti lateranensi