venerdì, 30 novembre 2007

Le Scuole paritarie chiedono 233,5 milioni in più allo Stato



Notizia inviata da paolida (396) 22 min 33 sec fa


L’Agesc (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) ringrazia i parlamentari Garagnani, Aprea, Carlucci, Adornato, Lainate, Palmieri e Pescante che il 21 novembre hanno presentato in Parlamento un ordine del giorno in cui chiedono al governo di “valutare ulteriori iniziative normative volte a prevedere lo stanziamento di ulteriori ed adeguate risorse finanziarie per la scuola pubblica in generale e, in particolare, per le scuole paritarie”



L’onorevole Garagnani ha presentato inoltre una specifica interpellanza al ministro Fioroni, richiamandosi allo “spirito della legge 62 del 2000” e chiedendo un aumento dei fondi per le scuole paritarie attraverso iniziative urgenti e tempestive.



L’Avvenire di oggi dà ampio risalto alla notizia con tre articoli in cui si auspica la costituzione di un’ampia maggioranza politica trasversale capace di fornire risposte concrete alla famiglia.



Ci riusciranno ? Si accettano scommesse !


leggi l'articolo su rstampa.pubblica.istruzione.it

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categoria:scuole cattoliche, finanziaria 2008, finanziamento pubblico
martedì, 27 novembre 2007

da Il Corriere della Sera


Lo specialista: non curare la sofferenza è come torturare

«Ogni anno muoiono 90 mila malati

di cancro senza terapia del dolore»

La denuncia: oppioidi, Italia ultima nell’Ue



MILANO—«La tragica condizione in cui versa la terapia del dolore in Italia è paragonabile alla tortura per omissione». La denuncia è di Costantino Benedetti, docente di Anestesiologia e terapia del dolore della Ohio State University di Columbus. «Cervello» italiano da oltre 30 anni negli Stati Uniti dove è stato allievo del «padre» della moderna terapia del dolore, Giovanni Bonica, altro italiano (la sua famiglia si trasferì da Filicudi negli States quando lui aveva 7 anni). Bonica è morto nel 1994.



Benedetti ha proseguito la sua opera, restando attento osservatore di quanto «non si faceva » in Italia. «Umberto Veronesi — dice —, da ministro, si è impegnato a rimuovere alcune importanti barriere che sembravano impedire ai medici di prescrivere con facilità gli oppioidi, i farmaci morfino-simili più efficaci per la terapia del dolore intenso. Sono ormai passati sette anni e l’Italia resta ultima in Europa nell’uso di questi farmaci». Pur essendo terza per la prevalenza del dolore cronico (26% su 75 milioni di europei) e prima per il dolore cronico severo (un italiano su 4). Si soffre senza le giuste cure? Lo dicono i dati più recenti (fonte: Centro studi Mundipharma): in Italia la spesa media pro-capite annua dei maggiori oppioidi utilizzati nella lotta alla sofferenza (morfina, ossicodone, tilidina, fentanil, idromorfone e buprenorfina) risulta pari a 0,52 euro, contro i 7,25 e i 7,14 di Germania e Danimarca.



Nel resto dei Paesi europei censiti, la spesa media si aggira attorno ai 3 euro e il nostro Paese risulta ben distaccato rispetto alle realtà immediatamente precedenti: Olanda 2,47 euro, Belgio 2,38 e Francia 2,36. Una recente analisi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sottolinea come nel 2004 l’uso di morfina annuale pro capite in Italia era di 5,32 milligrammi, mentre in Austria era di 115,71. Ancora più allarmanti sono i numeri che snocciola Benedetti: «Nel 2005 in Italia si sono consumate 22 milioni di dosi di oppioidi. Insufficienti. Le linee-guida sulla terapia del dolore sostengono che un paziente con dolori continui ed intensi, come quelli da tumore, necessita di almeno una dose di oppioidi al giorno. Totale: 365 dosi per paziente all’anno».



Calcolatrice alla mano, 22milioni di dosi servono per controllare il dolore di 60 mila pazienti. Ma in Italia ogni anno muoiono di cancro oltre 150 mila malati. «E più del 70% di loro soffre dolori incoercibili », dice Benedetti. I conti non tornano. «Qualcuno non riceve morfina — risponde Benedetti —. E parliamo solo dei malati oncologici terminali». Insomma, circa 90 mila pazienti nel 2005 sarebbero morti senza un’adeguata cura anti-dolore. Benedetti scuote la testa: «I conti non tornano». Se poi al dolore oncologico si aggiunge quello cronico di qualsiasi intensità e natura, il numero dei sofferenti—dicono le statistiche — oscilla tra il 15 ed il 25% della popolazione. Secondo l’università dell’Ohio, il 10% della popolazione soffre di dolori cronici intensi.



Calcola Benedetti: «Circa sei milioni di italiani. Di conseguenza, in base al consumo di oppioidi nel 2005, si può affermare che ad ogni paziente italiano con dolori intollerabili è stata somministrata, in media, una dose di oppioide ogni tre mesi. Altro che giornaliera ». Tutto ciò è etico? «E’ etico omettere la corretta terapia? In tutte le nazioni civili neppure il peggiore dei criminali viene sottoposto alla tortura. E un dolore intollerabile causato da una malattia, e non trattato, equivale ad una tortura continua». Benedetti conclude citando Primo Levi: «Se sappiamo che il dolore e la sofferenza possono essere alleviati e noi non facciamo nulla, noi stessi siamo dei carnefici».



Note dolenti. Ma c’è n’è una anche positiva. Arriva da Pisa. Si tratta di un test del sangue che misura la soglia del dolore individuale e come ognuno risponde ai farmaci. L’hanno messo a punto Paolo Poli, direttore dell’unità di terapia del dolore, e Paolo Barale, genetista. «Semplice quanto efficace — spiega Poli —: un normale esame del sangue consente d’identificare la risposta genetica personalizzata alla terapia farmacologia. Un risultato che emerge dopo tre anni di studi e ricerche su 300 pazienti (40% oncologici, 60% non oncologici ed afflitti da patologie comuni come il mal di schiena, dolori artrosici). L’indagine riguarda in particolare l’impiego della morfina e permette di quantizzare la dose trasportata, tramite una proteina, al suo specifico recettore cellulare. Si può ottenere così la massima efficacia con il minimo di farmaco». La scoperta è pubblicata su Clinical Pharmacology and Therapeutics.



Mario Pappagallo

27 novembre 2007



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categoria:malattia, tortura, terapia del dolore
domenica, 25 novembre 2007
Informazione sessuale nelle scuole:servono soluzioni concrete



"L'Italia si colloca agli ultimi posti per l’utilizzo di mezzi contraccettivi: per ignoranza (38%), per superficialità (53%), per inesperienza (9%). Perciò è utile (67%) introdurre nelle scuole superiori la distribuzione diretta e controllata di anticoncezionali. Scuola che, con la famiglia e i media (49%) rimane l’istituzione dove maggiormente operare. Alla luce di questo scenario appare quindi necessario cambiare orientamento: se i giovani non vanno al consultorio familiare, è opportuno che il medico vada nelle scuole a parlare in modo corretto di sessualità e metodi contraccettivi sicuri, in particolare per le fasce sociali più esposte. Secondo i psicoterapeuti : “Servono soluzioni concrete - per esempio, prevedere all’interno degli istituti scolastici un punto di riferimento stabile per l’educazione sessuale”. ( Milano - 31 Agosto 2007 -Conferenza : S.I.G.O società italiana di ginecologia e ostetricia )

Da un sondaggio della IUniScuola realizzato tra le RSU degli Istituti Scolastici Superiori Milanesi per sapere se esistono progetti di educazione sessuale:

Il 70% ha risposto di non essere a conoscenza,il 20% ha dichiarato che il problema sessuale è trattato all'interno dei progetti di educazione alla salute e il 10% ha risposto di averne sentito parlare al di fuori delle riunioni delle RSU.

Da una verifica effettuata solo nel 10% degli Istituti Scolastici esiste il medico Scolastico Previsto dalla legge 626/94.

In conclusione , il compito dell'informazione sessuale è affidato ai medici di famiglia e gli insegnanti interessati al problema da soli possono fare poco in mancanza del medico scolastico in quanto anche il servizio di assistenza psicologica , dove esiste , non viene frequentato dagli alunni che temono i loro "colloqui"essere successivamente riportati alle famiglie.



Leonardo Donofrio

Presidente IUniScuola

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categoria:scuola, , educazione sessuale
venerdì, 23 novembre 2007

Intervista a R.Sgroia sull'ora di religione e l'ora alternativa su Radio uno RAI



Dal blog di rosalba sgroia (1320) - Venerdì, 23 Novembre 2007 - 8:05am


Carissimi,



domani, sabato 24 alle ore 8,35 andrà in onda, su Radio Uno “INVIATO SPECIALE” una trasmissione in cui si dibattono vari temi e in questa si tratterà quello dell’ora di religione e dell’ora alternativa.



La giornalista Marilù Merolla, che mi ha intervistato, ha detto che la sezione dedicata a queste problematiche durerà circa 8 minuti e interverranno alttre persone, tra cui un evangelico, un prelato responsabile del progetto dell’ora di religione e qualcuno che racconta la sua testimonianza sulla difficoltà di frequentare l’ora alternativa nelle scuole.



Staremo ad ascoltare…



Ciao a tutti



Rosalba



www.oraalternativa.it



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domenica, 18 novembre 2007

Al convegno degli insegnanti di religione: la concorrenza sleale dell'ora alternativa !

Notizia inviata da paolida (374)


dal Corriere Mercantile del 17/11/07

di Diego Curcio



E’ partito dal grande raduno di Loreto e dal convegno ecclesiale di Verona di un anno fa, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, per introdurre la sua relazione sulla scuola e gli insegnanti di religione cattolica. Un discorso articolato e carico di passione, di fronte ad una platea di 250 docenti provenienti da tutta la regione…..E a chi gli ha ricordato che ancora oggi l’ora di religione deve confrontarsi con la concorrenza sleale di un’ora “alternativa” spesso inesistente, Bagnasco ha concluso “Non si può mettere un ragazzo di fronte ad un bivio dove da una parte non c’è nulla e dall’altra c’è qualcosa. Ne prendiamo atto."


Che peccato, vero Arcivescovo, che non si possa ancora impedire per legge la libera scelta ? (nota di paolida)



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venerdì, 16 novembre 2007

Beatificazione di massa, decisa dal Papa, per 498 sacerdoti e laici uccisi nella Guerra civile. Ma davvero tutto può spiegarsi con i “crimini del comunismo”?


di GIOVANNI DE LUNA


Nei tre anni (1936-1939) in cui infuriò la guerra civile spagnola la violenza non risparmiò nessuno e le efferatezze furono distribuite a piene mani da entrambi i contendenti. Perché ci si uccida tra spagnoli e spagnoli (ma anche tra italiani e italiani, tra francesi e francesi) occorre un surplus di ferocia rispetto alle guerre «normali» tra Stati. Fu così anche in Spagna. In generale, però, il «terrore rosso» fu - almeno in linea di principio - condannato e represso dalle autorità civili e militari, dalla direzione e dai quadri del Partito comunista spagnolo, così come dalle istituzioni dirigenti degli anarchici della Federazione anarchica iberica (Fai) e della Confederazione nazionale del lavoro (Cnt). Da parte dei franchisti, invece, il massacro dei «rossi» rientrava in una sorta di missione civilizzatrice come quella che aveva ispirato le crudeltà delle spedizioni coloniali in Marocco. Le truppe spagnole schierate con Franco avevano stroncato la resistenza marocchina mediante stragi e esibizioni dei cadaveri.







Nella Spagna della guerra civile questa tecnica di combattimento divenne un progetto politico: «Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere...», diceva Gonzalo de Aguilera, l'addetto stampa di Franco, «il nostro programma consiste nello sterminio di un terzo della popolazione maschile spagnola. Così il paese sarà ripulito e ci difenderemo dal proletariato». La Chiesa spagnola appoggiò senza riserve questo tipo di guerra, interpretata come una nuova Cruzada contro gli infedeli. I franchisti presero l'abitudine di gettare i nemici nelle «discariche» delle fosse comuni; in Galizia, nelle Asturie, in Andalusia decisero anche di non registrare all'anagrafe i morti repubblicani, mettendoli così simbolicamente al bando dalla nazione. Non a caso usavano il termine limpieza, in cui c'è proprio la metafora del cadavere=rifiuto da smaltire. Contemplando questi scempi (ai quali si adeguarono anche i repubblicani), George Bernanos amareggiato osservava: «La guerra di Spagna è una fossa comune. La fossa comune dove imputridiscono i principi veri e quelli falsi, le intenzioni buone e quelle cattive». Oggi, quelle fosse comuni vengono riaperte insieme a ferite che il tempo non riesce a sanare. È una memoria inquieta quella della Spagna, una memoria che sta trovando un suo approdo legislativo con la «Legge sulla Memoria Storica» che condanna il franchismo e intende ridare dignità alle vittime attraverso la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l'esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni. Il provvedimento suscita tutte le perplessità che accompagnano da sempre la pretesa di uno Stato di sancire per legge una verità storica. In Spagna, però, si tratta ora di recintare una memoria pubblica fondata sulla libertà e sulla democrazia che non può non fare i conti con la dittatura e la tirannia del regime franchista.







In questo senso, tutto politico e molto poco ecclesiastico, bisogna leggere la scelta della Chiesa di beatificare 498 sacerdoti e laici uccisi dai repubblicani negli anni 30: una cerimonia di massa con più di un milione di fedeli che saranno trasportati a Roma. Perché questa imponenza, questo gigantesco rito collettivo? Certamente la violenza anticlericale fu parte integrante della ferocia di quella guerra: circa 6800 tra preti, frati, monaci e suore furono uccisi. Da dove scaturì quella rabbia?







Veramente tutto può spiegarsi con i «crimini del comunismo»? Puntualmente, in molti episodi di crudeltà, sembra piuttosto emergere l'utopia millenaristica e contadina del «mondo alla rovescia»: Cristi, Vergini, santi venivano decapitati, accecati, trascinati per i piedi lungo le strade, prima di ardere nei falò, o essere condotti nella stalla o nel porcile, camuffati con abiti burleschi, messi di sentinella con scope o bastoni. Altre volte il popolo si abbandonava a carnevalesche parodie di riti liturgici, processioni farsesche, pantomime di episodi evangelici. Ci fu molta spontaneità popolare accanto a una forte impronta di lotta di classe.







In questo senso c'è un episodio significativo da raccontare: il 12 agosto 1936, dal villaggio di Vallecas furono prelevati 300 detenuti franchisti per essere fucilati; arrivati in aperta campagna, furono divisi in gruppi di 12 e così fecero anche i miliziani: 12 fucilatori per 12 fucilati. A un certo punto la macabra sequenza si interruppe; uno dei prigionieri mostrò le sue mani callose da lavoratore; i fucilatori guardarono le mani dei fucilati, li riconobbero come fratelli di classe e li risparmiarono; in compenso, nel primo gruppo di 12 era stato riconosciuto il vescovo di Jaèn: quando fu dato l'ordine di fare fuoco, tutti e 12 i miliziani spararono sul sacerdote che cadde crivellato di colpi mentre gli altri 11 restarono illesi.







Si avvertì insomma il peso di una cultura popolare anticlericale profondamente radicata, dovuta alla particolare posizione temporale costantemente mantenuta dalla Chiesa cattolica spagnola, sempre identificatasi con il potere e con l'oppressione, sempre legata agli interessi dei proprietari terrieri e degli strati più ferocemente reazionari. Su queste complicità la «beatificazione di massa» può stendere il velo della santificazione ma non quello dell'oblio.




leggi su www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200710articoli/26955girata.asp#

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categoria:vaticano, guerra civile spagnola
lunedì, 12 novembre 2007

Bagnasco, un pericoloso liberale



Notizia inviata da paolida (357)


 “Una Chiesa troppo diplomatica” s’intitola la lettera di Peppino Orlando, genovese ed ex cattolico del dissenso, pubblicata su Il Giornale di domenica 11 novembre. Alla notizia che il cardinal Bagnasco intenderebbe interloquire con i partecipanti al Festival della Laicità proposto da P.Flores D’Arcais, l’anima profonda della cattolicità genovese si ridesta, s’indigna e così commenta:



” La visita carica di equivoci del vescovo Bagnasco a Don Gallo,a seguito della pacificazione con la scienza alla Odifreddi, la profferta di don Valentino Porcile a Cornigliano di ospitare in locali parrocchiali le persone sgomberate dal comune per qualche serio motivo ad imitazione delle garanzie offerte per i Rom dalla diplomazia parallela di sant’Egidio, il perdurare della sinergia abortista tra Galliera ed Evangelico mostrano soltanto la cruda verità che stgo lamentando da tanto tempo. Aspettiamo i balli in San Lorenzo nelle notti bianche e l’apertura delle claustrali per respirare l’aria fresca della nuova stagione genovese. E’ finita la testimonianza della verità nella nostra chiesa cattolica, rimane la diplomazia disgiunta a destra e a sinistra, barcollando come gli ubriachi, per bere all’una o all’altra cantina dei poteri, delle filosofie, delle religioni. Il tradimento dei valori naturali e cristiani nella nostra città prosegue con la benedizione del vescovo, peraltro presidente della Cei. I due forni al quale si vuole cuocere il pane della nostra vita conducono sempre all’inferno. strapperà Dio dalla bocca di questi pastori le pecorelle del signore e i lavoratori onesti e pacifici.”



Non abbia timore Peppino Orlando, anche noi laici non vogliamo come interlocutore il cardinal Bagnasco, a quale titolo interverrebbe ad un festival della laicità ? in qualità di esperto ? E poi, diciamocelo, di questi ” festival da compromesso storico ” non ne sentiamo proprio il bisogno !



leggi l'articolo su rassegnaweb.comune.genova.it

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categoria: , bagnasco, festival della laicità
venerdì, 09 novembre 2007

Benedetto XVI e Re Abdullah d’Arabia, due Re un unico nemico: la laicità

Scritto da Miriam Bolaffi

venerdì 09 novembre 2007


Nei giorni scorsi Papa Benedetto XVI ha incontrato Re Abdullah d’Arabia ed è stata un’altra occasione persa, un’altra occasione per ribadire solo i diritti (sacrosanti) dei cristiani in Arabia Saudita ma non i diritti umani, i diritti delle donne, per parlare delle carceri saudite e delle leggi che violano pesantemente i diritti umani.



Si è parlato dei diritti dei cristiani, pesantemente limitati tanto da dover pregare in luoghi chiusi e non pubblici, tanto da non poter portare o indossare alcun simbolo religioso cristiano. Il Papa ha chiesto a Re Abdullah, di allentare la morsa sui cristiani.



Si è parlato poi di Medio Oriente, di come sarebbe meglio se le comunità, arabo, cristiana ed ebraica, collaborassero tra loro per trovare una soluzione al conflitto in Medio Oriente tra Israele e Palestinesi. Cose ovvie, persino per dei simboli quali sono il Papa e il Re Saudita. Ed è forse il significato simbolico quello più evidente di questo incontro, perché altro non c’è.



Non è stato toccato il problema delle migliaia di detenuti di opinione, arbitrariamente incarcerati in Arabia Saudita, non si è parlato della condizione delle donne, trattate poco al di sopra di semplici cammelli, anzi, alcune volte addirittura peggio, non si è parlato nemmeno della libertà di espressione in Arabia Saudita, un vero eufemismo.



Prendiamo quindi questo “storico incontro” per quello che è veramente, un fatto simbolico e niente altro. Le posizioni rimangono quelle che erano ieri: il disprezzo per tutto ciò che è laico, forse veramente l’unica cosa che unisce il Vaticano allo Stato Arabo per eccellenza. La laicità e sinonimo di diritto, due teocrazie non possono certo permettere che un così grave pericolo per il loro potere possa avanzare. E andiamo avanti….



Miriam Bolaffi



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categoria:vaticano, arabia saudita
giovedì, 08 novembre 2007

Voto sull'esenzione ICI: L'UAAR ringrazia i dodici senatori.




Dal blog di rosalba sgroia (1268) - Giovedì, 8 Novembre 2007 - 8:47pm



L’UAAR ha inviato un messaggio di ringraziamento ai dodici senatori che hanno votato a favore dell’emendamento, presentato dai parlamentari socialisti Montalbano Barbieri e Angius, a proposito dell’esenzione dall’ICI di cui godono gli immobili a uso commerciale di proprietà di enti ecclesiastici.


I dodici sono: Roberto Barbieri (Costituente Socialista); Emilio Nicola Buccico (Alleanza Nazionale); Mauro Bulgarelli (Verdi); Furio Colombo (Ulivo); Antonio Del Pennino (Partito Repubblicano Italiano); Lucio Malan (Forza Italia); Accursio Montalbano (Costituente Socialista); Magda Neri (Gruppo per le autonomie); Antonio Paravia (Alleanza Nazionale); Fernando Rossi (Movimento Politico dei Cittadini); Giuseppe Saro (Democrazia Cristiana); Franco Turigliatto (Sinistra Critica), ai quali va aggiunto Gavino Angius (Costituente Socialista), presentatore dell’emendamento che non ha poi potuto votare, in quanto presidente dell’assemblea.


Questo il testo del messaggio:


L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, da sempre impegnata per l’affermazione del principio costituzionale della laicità dello Stato, la ringrazia per il voto favorevole espresso sull’emendamento concernente l’esenzione ICI sugli immobili a uso commerciale di proprietà di enti ecclesiastici. Ci ha fatto piacere constatare l’esistenza di senatori disposti a sostenere una proposta intesa a superare un privilegio che ha raccolto le perplessità della stessa Unione Europea, proposta che troppo parlamentari hanno ritenuto opportuno respingere per meri calcoli politici. Ogni iniziativa di questo tipo troverà sempre ampio supporto da parte della nostra associazione.


Cordiali saluti


Raffaele Carcano


Segretario UAAR


Da le Ultimissime Uaar



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mercoledì, 07 novembre 2007
Ponte Galata (Istanbul)
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categoria:istanbul