giovedì, 31 maggio 2007
Il Consiglio di Stato dà ragione a Fioroni

La religione porterà crediti per la maturità
di SALVO INTRAVAIA

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/maturita-2007-/religione-conta/religione-conta.html
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giovedì, 31 maggio 2007
Dal blog di paolida (79) - Giovedì, 31 Maggio 2007 - 7:05pm


Ascoltare Radio Maria è un’esperienza antropologica impagabile. Si scopre un ‘Italia che crede nel diavolo, non in senso metaforico, ma proprio nel diavolo delle illustrazioni del Doré, quello nero, peloso, con le corna e la coda. Certi fili diretti sembrano usciti da un confessionale di Fellini e sarebbero veramente da registrare (nessuno ci ha mai pensato ?) per spasso collettivo e testimonianza storica.

Oggi pomeriggio filo diretto sulla trasmissione di Santoro che andrà in onda stasera su Rai3. Indicazione della radio agli ascoltatori: non guardare la trasmissione, qualcuno obbietta che vorrebbe sentire cosa dice Monsignor Fisichella, ma viene dissuaso, il libero arbitrio evidentemente non abita lì.

Un ascoltatore chiede al conduttore perché, lui, cristiano e cattolico, debba pagare il canone visto che la Rai attacca la religione e non rispetta i principi cristiani. Puntuale arriva la risposta: ” …poiché noi conosciamo cos’è bene e cos’è male rispettiamo le regole, certo non si deve tirare troppo la corda…altrimenti si spezza!”

Conclusione:bene, a quando il primo sciopero fiscale contro il canone Rai ? e chi sarà a farlo per primo noi o loro ?

 

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mercoledì, 30 maggio 2007

He-Ho: Tinky Winky? E' gay!

Polonia: secondo un ufficiale polacco i Teletubbies, celebri pupazzi per bambini, stimolerebbero tendenze omosessuali. Dopo la follia schizofrenica fanatica islamica, che da un lato vieta Winnie The Pooh, perchè ha la pessima abitudine di accompagnarsi ad un maialino, mentre, dall'altro usa simil Topolino per diffondere tra i bimbetti messaggi di odio, ecco a voi quella dei cattolici polacchi che "psicanalizzano" Tinky WinkY, Il motivo? Ma è ovvio è un maschietto che porta la borsa, ahi ahi!

LEGGI TUTTO SU::

http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/6698753.stm 



saluti

anna spina



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lunedì, 28 maggio 2007

Risposta a

Lettera agli Insegnanti italiani di James Hillman

Caro James,

la mia attività di insegnamento nella scuola é stata parallela alla formazione prima, e all'esercizio dopo, della professione di psicoanalista junghiano. Nel corso di questa formazione il tuo pensiero mi ha puntualmente accompagnato e ispirato, talvolta anche mio malgrado.

Il tuo richiamare l'attenzione su Vico, la malinconia, l'immaginazione e la memoria immaginale mi ha fornito punti di vista proficui per le mie ricerche nell'ambito della psicologia e psicopatologia italiana. Dove uno dei primi trattati e delle prime pratiche istituzionali, emersero proprio a Napoli, durante il governo francese di Murat (ne ho dato conto in "L'inconscio prima di Jung", AA. VV. Trattato di Psicologia Analitica, Torino, Utet, 1992, vol.I). Più di venti anni fa, il tuo pensiero mi stimolò a studiare il grande lavoro della Yates sull'arte della memoria e a interessarmi, in pianta stabile, della connessione funzionale tra memoria e immaginazione. Questi interessi mi hanno fatto comprendere in profondità il cambiamento dei processi cognitivi, che ha investito l'apprendere e l'insegnare negli ultimi tre o quattro anni, con l'avvento della multimedialità. Un cambiamento che, con l'immaginazione e la creatività, ha riportato nella scuola quel pensiero associativo, reticolare, esperienziale che era stato represso, scacciato dal pensiero unidirezionale, col quale si identifica una vecchia pratica di insegnamento (Francesco Antinucci, La scuola si é rotta. Perché cambiano i modi di apprendere, Roma-Bari, Laterza, 2001).

Qualche giorno fa, nella mia seconda classe di Liceo Psico-Pedagogico, tutta femminile, nell'approfondire alcuni aspetti del rapporto madre-bambino, mi sono trovato ad affermare che la psiche del neonato si "nutre", "viene accolta", "va ad abitare" nelle fantasie che la madre aveva su di lui prima che nascesse, a volte anche prima del concepimento. Un'allieva, con un'espressione meravigliata, ha risposto: -Ma non é possibile! Questa é una cosa magica!

Ho evitato di dirle che "magia" deriva da imago e che, nella storia occidentale, per estirpare la fantasia, ci sono stati diversi secoli di roghi e di Inquisizione. Sarebbe apparsa come una deviazione erudita del discorso. Le ho promesso che avrei mostrato come il funzionamento della mente, in questa circostanza, poteva essere compreso in modo razionale. A tal fine, ho ripreso l'argomento del circolo vizioso del pensiero negativo, che avevamo svolto l'anno scorso e rinfrescato due settimane prima.

Il cosiddetto "alunno difficile" attiva continuamente fantasie negative su se stesso e gli altri, i docenti, la scuola. Tali fantasie producono un reticolo di emozioni, di qualità corrispondenti, che premono per esprimersi in comportamenti altrettanto negativi. Tutto il processo avviene, ovviamente, senza alcuna consapevolezza. I comportamenti indurranno delle risposte, da parte dell'ambiente esterno, nella gran parte dei casi sicuramente negative. Queste, vanno a chiudere il circolo vizioso innescato dalle fantasie negative, perché vengono vissute dall'"alunno difficile" come conferme della loro fondatezza. Vi é quindi un effetto di conferma e di rafforzamento delle fantasie stesse. Nel setting scolastico, anche quando deve chiedere al docente di uscire per andare al bagno, l'"alunno difficile" lo farà con un tono aggressivo, provocatorio, con atteggiamenti arroganti e di sfida. Il docente, in genere, ci casca. Viene "catturato" dalle sue fantasie e gli risponde a tono, in maniera repressiva o persecutoria. Dopo di ciò l'alunno dirà a se stesso: -Hai visto? Avevo ragione io a pensare che il prof. ce l'ha con me, mi odia.

Anziché condividere con l'allievo la fantasia umanista, come indichi nella tua lettera, caro James, il docente condivide una fantasia anti-umanista.

Ritornando all'allieva della classe dove insegno, la sequenza fantasie-emozioni-comportamenti-risposte esterne, la si riscontra anche nel caso della madre-bambino. Basta immaginare la situazione del bambino non desiderato.

Naturalmente, tutta la sequenza del circolo vizioso può essere vista anche in positivo, come circolo virtuoso. Per non parlare del fatto che le fantasie negative, che caratterizzano l'"alunno difficile", sono il prodotto di un'inoculazione dei docenti delle prime fasi della scolarizzazione, attraverso il famoso effetto Pigmalione. Oppure di fasi ancora più precoci, come fantasie genitoriali di figlio non desiderato.

Dunque, qui il ruolo cruciale é svolto dal docente. Se annusa una fantasia negativa e, anziché lasciarsene catturare, si adopera per spezzare gradualmente il circolo vizioso, il docente lavora con l'anima e per l'anima. Trasforma il suo lavoro in una dimensione creativa, in quello che tu, in tanti tuoi scritti, indichi come il "fare anima". Ma qui si apre la prospettiva che poco dopo l'inizio della tua lettera, caro James, formuli come "enormi difficoltà stanno schiacciando le scuole nel mondo... Sebbene queste difficoltà appaiano nella psiche turbata di insegnanti e allievi, esse non sono radicate nell'insegnare e nell'imparare". Poi, verso la fine, come "il primo compito dell'educazione sarebbe di psicoanalizzare se stessa, di decostruirsi trovando i miti che suggeriscono i suoi programmi".

Sono profondamente persuaso che si tratta di liberare i processi di insegnamento e di apprendimento dalla "psiche turbata" da sovrastrutture di una certa pedagogia unilaterale, che comprende anche sistemi relazionali e organizzativi gestiti da scissioni psichiche.

Forse sarai a conoscenza dei risultati emersi dalla ricerca di Lodolo D'Oria e altri, "Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti", Il Sole 24 Ore Scuola, n.17/02, dove emerge che gli insegnanti sono a rischio di disturbo psichiatrico, da due a tre volte superiore rispetto a tutte le altre categorie del pubblico impiego. Inoltre, da un'indagine OCSE del 2000 emerge che, su 27 Paesi, l'Italia si pone al secondo posto, dopo il Belgio, per il tasso del 38% di studenti quindicenni che hanno una percezione negativa della scuola (N. Bottani, Insegnanti al timone?, Bologna il Mulino, 2002, pp. 231-232).

Si tratta forse di orientare maggiormente l'interesse di psicoanalisti e filosofi verso un aiuto alla scuola. Quei filosofi che si sono riappropriati dei miti contenuti sin dalle origini nel concetto stesso di philo-sophia. Dove, oltre all'amore e all'amicizia, ricorre, come spesso é stato richiamato da te e da Umberto Galimberti, il senso dell'aver cura. Sin dalle origini la Paideia é connessa intimamente con Therapéia, con PhilÏa, con Eros e le sue diversificazioni di Charis, il dono reciproco, ed Agàpe, il dono gratuito. Laddove il magistero di Jaeger ci ha indicato come, sin dalla Grecia classica, fondamenta dell'anima d'Occidente, l'evento dell'apprendimento e quello della trasmissione del sapere, espressioni di "influenza liberatrice", rivestono la sostanza di "impulso divino", di "miracolo naturale" (Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell'uomo greco, vol. I, La Nuova Italia, 1953, p.77).

Un paio di settimane prima che venissi a conoscenza della tua Lettera agli insegnanti italiani, caro James, ho rilasciato un'intervista, dal titolo La professione impossibile (www.casadellacultura.it), alla curatrice del sito web, che ha contribuito a divulgare la ricerca di Lodolo D'Oria e altri. L'idea di fondo recupera il parallelismo posto da Freud in Analisi terminabile e interminabile tra lo psicoanalista e il docente, viste come professioni "impossibili" per la loro analoga complessità.

Non si tratta di psichiatrizzare gli insegnanti. Si tratterebbe, in buona sostanza, di dare una mano ai docenti di scuola a riappropriarsi di una serie di strumenti professionali che non sono mai stati loro forniti o che, talvolta, sono stati addirittura a loro sottratti. Al punto che gli insegnanti si ritrovano quasi del tutto sprovvisti di potere sociale, privi di una reale carriera intermedia che funga da dispositivo di rimotivazione continua. Che collochi i più motivati ai vertici dell'organizzazione e consenta loro di svolgere -con una alleanza funzionale, rispetto alla mission, alla vision e agli obiettivi di sistema, col dirigente scolastico-, un ruolo trainante del collegio docente.

Per meglio dire: disabituati ad attivare fantasie di un potere nutrito, ad esempio, dai miti platonici della caverna e dell'auriga, come tu hai cosÏ brillantemente indicato nel tuo ultimo libro (Il Potere. Come usarlo con intelligenza, Milano, Rizzoli, 2002). Nel senso che, nel mito della caverna, il prigioniero che riesce a liberarsi dalle catene e a cogliere la realtà (degli archetipi), ha il dovere etico di tornare indietro per liberare i compagni di prigionia, anche a costo di correre inevitabili rischi.

I docenti, per esempio, non vengono per nulla addestrati alla conoscenza, all'osservazione e alla gestione operativa del transfert e del controtransfert, che si attivano nel setting scolastico; delle fantasie inconsce; delle proiezioni e delle identificazioni proiettive; delle fantasie di potere e degli stili di leadership nella conduzione delle classi e dei gruppi, ecc. Come dice M. F. R. Kets de Vries, che si occupa di psicoanalisi delle organizzazioni e di management, "nelle organizzazioni che incoraggiano un rapporto sano con gli altri, i dirigenti anziani traggono piacere per interposta persona, vedendo crescere i giovani allievi. Questo senso di generatività, questa disponibilità ad assumere il ruolo di allenatore e di maestro, pone le organizzazioni 'amorevoli' su un piano diverso" (L'Organizzazione Irrazionale. La dimensione nascosta dei comportamenti organizzativi, Milano, Cortina, 2001, p.254).

Con riferimento alla sottrazione di potere, permettimi, caro James, di informarti su alcuni passaggi illuminanti della "storia interna" recente della professione docente in Italia.

Nel 1995 ci fu un convegno, all'Università di Viterbo, su "L'università e la scuola per la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti". Era il periodo del fermento per la promulgazione degli strumenti giuridici, che avrebbero dovuto generare i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria e le Scuole di Specializzazione all'Insegnamento Superiore. Di superare, finalmente, l'anacronistica condizione di maestre di scuola materna ed elementare che non erano formate all'insegnamento grazie ad un corso di laurea specialistico. E quella degli insegnanti medi e superiori che non avevano formazione post-laurea alla didattica della propria disciplina. Il titolo del convegno si poneva come contributo di elaborazione e di proposte operative per questi obiettivi. Vennero al convegno fior fiore di pedagogisti universitari, prevalentemente romani. Si ventilò l'ipotesi, e addirittura ne circolarono bozze, che ai docenti di scuola, soprattutto quelli di Filosofia e pedagogia degli Istituti Magistrali (che nel frattempo erano da anni diventati Licei Psico-Pedagogici), dove da sempre c'era il tirocinio, ai maestri laureati di scuola elementare e ai direttori didattici, che dovevano essere chiamati alla funzione di Supervisore dei tirocini, nei corsi di laurea e nelle SSIS, potesse essere conferita la docenza universitaria a contratto. In realtà, all'indomani della legge istitutiva dei corsi di laurea e delle SSIS, venne fuori l'umiliante normativa del distacco part-time, da conferire ai supervisori, attraverso un concorso per titoli ed esami, più selettivo di quello per l'ordinariato della docenza universitaria. Un distacco senza nemmeno la possibilità del rimborso spese. I retroscena di questa vicenda li ha svelati pubblicamente il principale protagonista istituzionale di quegli anni, il ministro Berlinguer. C'é un altro episodio.

Nel 2000, con l'accordo di tutti i maggiori sindacati della scuola, viene pubblicato un bando di concorso per selezionare ed incentivare una quota più motivata di docenti (Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale Concorsi n. 3, dell'11 gennaio 2000. Sono i Decreti che bandiscono la procedura di assegnazione del "trattamento economico accessorio" previsto dall'art. 29 del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro del comparto Scuola, sottoscritto il 26 maggio 1999 e dall'art. 38 del contratto collettivo nazionale integrativo, sottoscritto il 31 agosto 1999). Ma poi c'é il colpo di scena. Molti insegnanti non vogliono che si faccia questa selezione, i sindacati si rimangiano letteralmente l'accordo, autorevoli commentatori di giornali affermano che non é "democratico che in una scuola ci siano insegnanti di serie A e di serie B". A febbraio c'é una protesta di piazza, che costringe il ministro Berlinguer a sospendere la procedura di quello che in Italia resterà noto come "concorsone".

Il principale protagonista istituzionale, quel ministro Berlinguer, del quale qualche uomo di scuola (cfr. A. Ietto, Vivere e soffrir di scuola, Salerno, Edisud, 2002) ha indicato le responsabilità di non aver tenuto duro sulla questione del "concorsone", ha rivelato coram populi, in pieno Congresso del CIDI di Sorrento del 2000, che sulla questione del tirocinio dovette subire il ricatto dei pedagogisti universitari romani di sinistra. I quali, se lui non avesse fatto come dicevano loro, non avrebbero fatto partire i corsi di laurea e le SSIS. Qualche mese dopo Berlinguer fu costretto dal suo governo a dimettersi per la vicenda del "concorsone".

A mio giudizio, caro James, sempre utilizzando il tuo paradigma della "condivisione di fantasie", i precedenti eventi di "storia interna", della professione docente in Italia, rivelano che una parte di coloro (esistono significative eccezioni) che dovrebbero essere i méntori e i maestri dei docenti di scuola, cioé i docenti universitari, insieme a quelli che dovrebbero lottare per il miglioramento della loro condizione, i sindacati, nutrono una fantasia di sottrazione, di evirazione del potere dei docenti di scuola. Una fantasia di relegarli in una condizione servile; di "sequestrarli" e incatenarli nello stato di prigionieri della caverna platonica. Simmetricamente, i docenti di scuola hanno mostrato, attraverso il rifiuto del "concorsone", dietro un'apparente fantasia di comunistico egualitarismo, di aver agito (acting out), di essersi inconsapevolmente identificati con la fantasia dei professori universitari. E' su questo archetipo negativo, affiorante dall'inconscio collettivo della classe dei docenti di scuola, che giungo a parlare della sindrome di Stoccolma, di cui essi sono affetti. Il "prigioniero" arriva ad identificarsi e a giustificare il proprio "sequestratore".

Se tali sono le cause, non ci si può quindi tanto meravigliare dell'entità del rischio psichiatrico cui la classe docente viene esposta. Ciononostante, il rischio é rilevante. Come qualcuno ha sottolineato, riguarda direttamente lo standard di benessere di circa un milione di insegnanti. Ma con una ricaduta, altrettanto diretta, su circa otto milioni di studenti e loro famiglie.

Tuttavia, a questo punto bisogna tener conto di alcuni rilievi che altri lettori di questa risposta potrebbero sollevare. Ma che anche tu accenni: i rilievi sull'obiettività, l'eguaglianza, le ombre della selezione, il primato di quelli che vengono scelti da una condivisione della fantasia del docente, ecc.

Quando si osservano le dinamiche di un gruppo-classe in una scuola affiorano le differenze tra pochi studenti più motivati, un gruppo mediamente motivato ed un altro poco motivato o le cui motivazioni sono troppo spostate verso la polarità estrinseca. I primi sono più attenti, ascoltano e assorbono molto, non disturbano, lavorano di più e si attengono meglio al compito, intervengono in maniera più misurata. Gli altri si distraggono più facilmente, sono più refrattari e ascoltano poco, disturbano spesso, non lavorano e hanno difficoltà ad attenersi al compito, intervengono d'impulso, accavallandosi e parlando tutti insieme. Quest'ultimi mettono in atto anche altri comportamenti collettivi. Sono più propensi a trovare un capro espiatorio del gruppo, assumono comportamenti e atteggiamenti di aggressività più o meno indiretta verso quelli più motivati. Apostrofandoli ironicamente con attributi dispregiativi come "secchioni", "lecchino del prof.", ecc., li escludono dai sottogruppi, li ostracizzano, sino al bullismo e alle minacce. In definitiva, mettono in atto un controllo sociale al negativo del gruppo-classe. Ingenerando conformismo, mantenendo il livello di apprendimento e di lavoro su standard bassi, cementando i circoli viziosi del pensiero negativo, impedendo l'emancipazione dalla controdipendenza, dal ribellismo e dal sabotaggio delle relazioni.

In definitiva, sono agiti dall'ombra della differenziazione e della selezione, cioé l'invidia. Per questo, molto giustamente, Kets De Vries, nel suo lavoro sulle organizzazioni irrazionali, dedica un intero capitolo all'analisi del ruolo distruttivo che l'invidia svolge nelle relazioni organizzative (Kets De Vries,op. cit,, pp. 133-152)

La cosa sorprendente é che quando si osservano i consigli di classe o, ancora di più, i collegi docenti, si rilevano le stesse dinamiche. I docenti sono spesso "agiti" dal transfert dei loro allievi più demotivati e di questo fenomeno sono del tutto ignari. Talvolta basta iniziare un gruppo di lavoro con docenti per osservare come tutti parlano contemporaneamente, c'é scarso ascolto reciproco, difficoltà di attenersi al compito. I docenti più motivati sono di fatto emarginati. O tutt'al più utilizzati per qualche tempo, quando si vuole acquisire l'immagine che il gruppo docente di quella scuola ha dei numeri, ha delle risorse. E' veramente raro trovare che i docenti più motivati, quelli più capaci di instaurare circoli virtuosi tra fare scuola e fare anima, fungano da componente trainante del collegio docente. CosÏ come avviene nelle aziende che funzionano, dove i più motivati fanno aumentare i profitti, assicurando l'occupazione per sé e per quelli demotivati. Perché, come ho riferito più sopra, i docenti di scuola aborriscono la selezione. Le dinamiche più diffuse nella classe docente sono il conformismo, l'appiattimento e l'acquiescenza acritica verso i dirigenti autoritari. Sui quali ci sarebbe da fare un approfondimento a parte, con il ricorso ai principii di psicologia archetipica delle organizzazioni che tu formuli in Il Potere (Milano, Rizzoli, 2002).

Se il docente non conosce la psicologia dei gruppi, che, a sua volta, presuppone la conoscenza e la padronanza dei processi specifici della fascia di età con cui lavora, come farà a non restare catturato dalle fantasie di invidia di quella componente degli studenti che esercita il controllo sul gruppo-classe? Non solo ne resta catturato ma le replica, ne viene "agito" a sua volta, quando si troverà in condizioni analoghe, quali quelle del collegio docenti. Se invece maturano simili consapevolezze individuative e il docente le trasmette al gruppo-classe, si assiste all'emergere di una mente, di un'anima di gruppo. Dove i più motivati fungono da componente trainante e la condivisione di "fantasie umaniste", cioé di arricchimento e di ascolto reciproco, di condivisione della bellezza e della creatività del fare scuola, diventano comuni al gruppo-classe. L'apprendimento ne risulta agevolato e anche i meno motivati vengono contagiati da un'atmosfera di ascolto e di partecipazione.

L'anima dispiega le ali in una commensalità di significato, come Platone ci ha insegnato nel Simposio. E la stessa paura del fanciullino verso l'Orco, come quella dell'uomo verso la morte -descritta da Cebéte, l'allievo prediletto da Socrate, nel primo testo di psicologia dell'Occidente, il Fedone platonico che porta come sottotitolo perÏ psychés, sull'anima-, può essere "incantata", disciolta, superata dalla commensalità della therapéia, dell'eros e della philÏa. Cioé, con traduzione nel linguaggio dei processi dell'infanzia e dell'adolescenza, si supera la paura delle trasformazioni, delle metamorfosi della crescita e dei terremoti della vita.

Sarai d'accordo, caro James, che simili processi sono identici a quelli presenti nel rapporto tra democrazia e platonismo che tu hai affrontato ne Il codice dell'anima (Milano, Adelphi, 1997, pp. 335 e segg.), dove concludi che "il tenere lo sguardo puntato sul meglio e sulla realizzazione non apre le porte all'aristocraticismo. Né rinnega la democrazia". Ti riferisci, infatti, al mito dell'auriga della Repubblica sugli strati dell'anima.

Caro James, forse mi sono dilungato troppo, ma ho confidato nella tua posizione di méntore che non disdegna l'ascolto paziente della parola di un allievo, che ritiene di condividere qualche sua fantasia.

Spero che vorrai ancora rivolgere la tua preziosa attenzione al temenòs del fare scuola.

Con affetto

Pasquale Picone



 


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sabato, 26 maggio 2007

Alteredo al Family Day – seconda parte

Scritto da Alteredo

sabato 26 maggio 2007


Portatore della Parola di Dio. Intervista al senatore di Alleanza Nazionale Gustavo Selva: “Non c’è abbastanza Dio nella politica italiana. E c’è troppo agnosticismo, troppo ateismo, che si insinua nel pensiero”


Anche la scienza, si sa, riconosce Dio. Sì, quello che ha creato l’uomo e la natura. Sempre lui, quello che – che tu ci creda o no – fa il bello e il cattivo tempo nella politica italiana. Ma che, come afferma qui sotto il senatore della destra sociale Gustavo Selva, non è ancora “abbastanza presente”. E poi, via, diciamocelo: i gay non possono procreare, quindi che cavolo vogliono fare famiglia… perché invece non se ne vanno a giocare a bocce?          


continua su:


http://www.alteredo.org/index.php?option=com_content&task=view&id=729&Itemid=68#jc_allComments


 


 

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venerdì, 25 maggio 2007
 
 
Il TAR del Lazio ha accoltae la richiesta di sospensiva dei punti 13 e 14 dell’articolo 8 dell’ordinanza ministeriale 26 del 2007, che in sostanza introduceva il concetto di equivalenza della religione alle altre materie in sede di scrutini di ammissione alla maturità.
Ennesimo colpo di scena sulla vicenda dell’equiparazione della religione cattolica alle altre materie scolastiche: il 23 maggio il Tar del Lazio ha infatti accolto la richiesta di sospensiva dei punti 13 e 14 dell’articolo 8 dell’ordinanza ministeriale 26 del 2007, presentata dalla Flc-Cgil e da una serie associazioni laiche,che in sostanza introducevail concetto di equivalenza della religione alle altre materie in sede di scrutini di ammissione alla maturità. 
Per il tribunale laziale l’insegnamento della religione rimane invece "una materia extracurriculare" che non puà concorrere a formare credito scolastico: ciò di fatto renderebbe non operative le indicazioni del ministero della Pubblica Istruzione, contenute nell’ordinanza del 15 marzo, che vanno quindi cautelativamente sospese.
Immediate le reazioni positive della Flc-Cgil: "Sarà ora compito del ministero della Pubblica Istruzione - affermail segretario generale, Enrico Panini - avvisare urgentemente del cambiamento di indicazione le scuole che tra pochi giorni saranno impegnate negli scrutini in questione".
La vicenda vede schierate da un parte il sindacato e le associazioni laiche, convinte dell’inammissibilità del voto ai fini della bocciatura, promozione o ammissione agli esami di stato di uno studente; dall’altra le associazioni cattoliche, che nel sostenere il contrario si sono sentite ‘rinvigorite’ da alcune recenti indicazioni favorevoli del ministero della Pubblica Istruzione.
L’ultima era rappresentata proprio dall’ordinanza firmata dal ministro Fioroni a marzo, la quale prevedeva che la frequenza dell’insegnamento della religione cattolica o dell’attività alternativa costituisse elemento di attribuzione in sede di scrutinio finale del credito scolastico utile per l’ammissione e per la valutazione finale nell’esame di Stato. Secondo la Flc-Cgil questa interpretazione rischiava però fortemente di smentire la sentenza n. 13 della Corte costituzionale risalente al 1991.
Panini ora si attende che viale Trastevere emetta al più presto una sorta di contro-ordinanza poiché sono"significative le motivazioni con cui il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva, motivazioni che lasciano presagire un parere coerente nella sessione che affronterà tutto il merito della questione". 
In effetti, il Tribunale amministrativo del Lazio ha definito "l’insegnamento della religione come una materia extracurriculare, come è dimostrato dal fatto che il relativo giudizio - per coloro che se ne avvalgono - non fa parte della pagella ma deve essere comunicato con una separata speciale nota". Non solo: "Sul piano didattico - continua la sentenza del Tar - l’insegnamento della religione non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del ‘credito scolastico’ di cui all’art. 11 del D.P.R. n.323/1998, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l’insegnamento religione e né usufruiscono di attività sostitutive".
E le associazioni cattoliche cosa dicono? Anche loro non staranno a guardare: il fronte cattoliche che rivendica l’equiparazione della materia ha sempre ribadito che la Cgil non può fare da cassa di risonanza solo delle sentenze a lei favorevoli: in passato dei giudici della Corte costituzionale (nel 1991 e 1992) e dello stesso Tar del Lazio (nel 2000) hanno infatti ribadito come l'insegnamento della religione sia in realtà una materia scolastica con dignità formativa e culturale identica a quella delle altre materie.
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venerdì, 25 maggio 2007

Il TAR DEL LAZIO accoglie il ricorso presentato dalla CGIL contro l'O.M. 26_07 del 15 marzo 2007 .Leggi articolo su : www.repubblica.it/2006/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-religione/no-crediti/no-crediti.html




Secondo lo SNADIR    "Una nutrita schiera di ricorrenti, tra cui “laici” di varia estrazione, valdesi, avventisti, evangelici, luterani, pentecostali, atei, agnostici, hanno ottenuto dal TAR del Lazio uno stop all’O.M. n.26/2007 per la parte nella quale si prevedeva che la frequenza dell’insegnamento della Religione cattolica o dell’attività alternativa costituisse elemento di attribuzione in sede di scrutinio finale del credito scolastico." continua  http://www.snadir.it/viewDocument.aspx?id=2317

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giovedì, 24 maggio 2007

E' quanto si evince dalla seconda condanna (7 mesi di reclusione e 1 anno di interdizione dai pubblici uffici) per il giudice LUIGI TOSTI che si rifiuta di celebrare processi in aule dove è esposto il crocifisso.


Vedi http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/crocifisso-appello/crocifisso-appello/crocifisso-appello.html


Il magistrato ha annunciato il ricorso in Cassazione e uno alla Corte di giustizia della UE


Per messaggi di solidarietà :  tosti.luigi@alice.it


Per messaggi di protesta :  callcenter@giustizia.it

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mercoledì, 23 maggio 2007
ORWELL A SCUOLA
dal blog Misteri e segreti di Vincenzo Poma
Stanno avvenendo all’interno della Scuola fatti talmente aberranti e misteriosi che a questo punto le precedenti analisi da me fatte sul bullismo ecc. passano addirittura in secondo piano.  
Sembra che sia in atto un progetto oscuro ma ben congegnato da parte di forze che se ne stanno dietro le quinte ad osservare impunemente lo sfacelo prodotto, tendente allo smantellamento dell’Istituzione Scolastica. Se mi chiedo perché questo avviene la risposta potrebbe sembrare addirittura inquietante: vi è in sostanza, a mio modesto parere, un attacco concentrico contro la Scuola in quanto ritenuta l’ultimo baluardo contro la barbarie dilagante. Non si vuole più una Scuola che insegni in sostanza a ragionare, a capire, a produrre una reazione al clima disfattistico che predomina nella società attuale; la Cultura, la Storia e la Scienza vengono sempre di più viste come fumo negli occhi e quindi chiunque tenti di riportarle alla ribalta subisce il castigo più truce che si possa immaginare, la cospirazione e l’invenzione di sana pianta di fatti che rasentano la psicosi collettiva, in maniera che l’individuo preso di mira venga addirittura cancellato come persona e come individuo.  
L’onestà e la rettitudine nello svolgimento del proprio lavoro non valgono più un fico secco, non vengono neppure presi in considerazione, perché quello che si vuole è che si svolga un lavoro automatico e nozionistico che non impegni affatto i discenti, in poche parole l’ignoranza strisciante.  
Di chi la colpa di questo sfacelo? Della Politica, della Religione, della Televisione, della Società, della Famiglia? Non lo so, so soltanto che qualcuno sta pescando nel torbido per affossare la Cultura che rappresenta ed ha sempre rappresentato il sale della Scuola, perché, se questa non dà e non produce Cultura, a che serve? La mia verità è che, probabilmente, esistono forze che non stanno nella famiglia come si crede, ma all’interno di Istituzioni parallele che vanno chiamate col nome che meritano: una sorta di Centro di Potere dell’Incultura e dell’Ignoranza che non ci sta a veder crescere i nostri figli in una società giusta, tollerante, centrata sul rispetto degli altri e soprattutto sulla libertà di pensiero e di Stampa.  
Si vedano ad esempio i libri di testo di Storia. Non dicono più niente, solo piccoli e striminziti paragrafi di una superficialità disarmante, veri e propri monumenti al qualunquismo e disfattismo. Questa è la Scuola in cui si dovrebbero formare i futuri uomini? 
Cosa c’entra tutto questo con Orwell? C’entra nel senso che mi pare si stia cercando di controllare lo sviluppo culturale dell’uomo a partire dai primi gradi scolastici, in maniera che la progressione intellettuale dell’individuo venga inceppata in qualche modo per arrestarne le conquiste inerenti la conoscenza e la sua emancipazione dalle catene del controllo psico-fisico dell’individuo. 
Prendiamo il caso dell’ultimo scandalo, quello accaduto a Rignano Flaminio, dove alcune maestre sono state accusate di aver compiuto fatti gravissimi a danno di alcuni bambini. 
Ovviamente non è mio compito sentenziare in quanto a questo ci penseranno i Giudici e peraltro i bambini hanno il diritto sacrosanto di essere tutelati, ma una cosa mi ha colpito, allorché ho letto che gli avvocati della difesa hanno chiaramente parlato di una sorta di paura collettiva da parte dei genitori che in certo qual modo avrebbero influenzato anche il comportamento dei loro figli, sui quali peraltro le perizie effettuate non hanno riscontrato, almeno a quanto si legge nei giornali, alcunché di anormale, se si eccettuano arrossamenti e infiammazioni varie. 
Ripeto, non è mio compito scagionare o condannare chicchessia, ma questi pochi fatti riportati dalla Stampa stanno lì a dimostrare che ci vuole ben poco a distruggere nel fango la moralità e la reputazione di una persona. 
E poi, mi chiedo e chiedo ai lettori, al di là delle accuse specifiche loro imputate, qual’era il metodo didattico seguito dalle maestre nello svolgimento delle loro mansioni scolastiche? Mi sembra infatti che su questo punto delicatissimo si sorvoli e del resto la Stampa non ne parla affatto. 
Non ho il dono della chiaroveggenza, posso solo avanzare delle ipotesi che del resto mi sembrano in linea con quanto a volte succede nelle nostre Scuole e con quanto precede nelle mie riflessioni: è possibile in sostanza che le maestre abbiano seguito delle metodologie didattiche che ai genitori avrebbero dato fastidio fino al punto di distorcerne la concretezza e nel contempo affibbiando alle accusate “altre” colpe per rendere più credibile la loro insoddisfazione e la loro contrarietà alle stesse. 
Si tratta in maniera lampante di semplici ipotesi non supportate da fatti (come ho già sottolineato la Stampa su questo punto è muta e questo lascia molto a desiderare), ma la libertà di espressione e di pensiero per la quale ha molto lottato Orwell mi sembra che negli ultimi tempi sia stata bandita per sempre dalla Scuola e ciò la dice lunga sulle analisi da me effettuate. 
inviato da trotzky
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lunedì, 21 maggio 2007

da Repubblica del 21 maggio 2007, pag.20




"I   POF  di Fioroni ispirati dal Papa" di Mario Pirani




L'articolo non è disponibile nell'edizione on line del giornale, ma è stato messo in rete dalla rassegna stampa del Ministero della Pubblica istruzione (ogni tanto ne fanno una giusta anche loro)http://rstampa.pubblica.istruzione.it/rassegna/rassegna.asp







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